Il Tirreno

Toscana

Il bandito bocca-cucita e il tesoro dei lingotti: ecco come sono spariti oltre 100 chili d'oro

di Paolo Nencioni
Antonio Di Stazio in una foto concessa dal Corriere di Arezzo
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Antonio Di Stazio in una foto concessa dal Corriere di Arezzo

Arezzo: vigilante va in carcere senza rivelare dove ha nascosto il malloppo. Ma gli basterebbe un piccolo passo falso per perdere tutto

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AREZZO. Si può arrivare a 60 anni senza aver preso nemmeno una multa per divieto di sosta e poi diventare all'improvviso un criminale? La storia di Antonio Di Stazio ci dice di sì. Fino all'11 luglio dell'anno scorso Antonio era un signor nessuno, uno di quei portavalori al quale gettiamo distrattamente un’occhiata mentre prelevano gli incassi di una banca o di un supermercato. Poi di colpo cambia tutto. La scena si svolge su una stradina periferica di Civitella in Val di Chiana, in provincia di Arezzo. Nel pomeriggio un furgone blindato della Securpol si ferma sulla via Provinciale di Civitella accanto all'azienda orafa Italimpianti. Uno dei due vigilanti scende per fare il prelievo. Passano pochi secondi e l'altro, Antonio, decide di dare una svolta alla sua vita: spinge il piede sull’acceleratore e si allontana con un carico di un centinaio di chili d’oro per un valore di oltre 4 milioni di euro.

IL TESORO SCOMPARSO

Quel tesoro da Paperon de’ Paperoni, alla Securpol non si fanno illusioni, non verrà mai trovato. E anche di Antonio Di Stazio si perdono le tracce, almeno per una settimana, fino al 18 luglio, quando ricompare a sorpresa alla caserma dei carabinieri di Lucca insieme al suo avvocato Marco Treggi con un aspetto dimesso e un atteggiamento vago dicendo di aver saputo che lo stavano cercando. Perché si sia costituito a Lucca non è dato sapere: l'avvocato Treggi dice di non averlo mai visto prima. All'unica domanda che conta, cioè dove sia finito l'oro, il vigilante non risponde e lo rimandano a casa.

LA CONDANNA A 4 ANNI

Sa benissimo che finirà in carcere e infatti ci finisce tre giorni dopo con l'accusa di appropriazione indebita, che potrebbe anche farlo contento perché prevede una pena relativamente mite. In realtà il 28 marzo è stato condannato dal Tribunale di Arezzo con rito abbreviato a quattro anni e sei mesi per furto aggravato, comunque molto meno dei 6 anni e 8 mesi chiesti dal pubblico ministero Angela Masiello.

In questi otto mesi di galera nel carcere di Perugia Di Stazio non ha mai dato segno di voler risolvere il mistero dell'oro scomparso, non si è mai presentato in aula e ha accettato apparentemente senza batter ciglio l'inevitabile condanna. Se il processo d'appello la confermerà, il vigilante uscirà tra meno di quattro anni, forse anche prima. Avrà 64 anni e qualche interessante prospettiva per il futuro, ma i suoi movimenti, c'è da scommetterci, saranno discretamente osservati dai carabinieri e dalla Securpol, che se l’è legata al dito.

RISARCIRE 450MILA EURO

Basterebbe un piccolo passo falso per perdere tutto, perché il giudice lo ha condannato anche a un risarcimento provvisionale di 450.000 euro, che lui ufficialmente non ha.

Che fine ha fatto l'oro? C’è stato un complice? E davvero è così facile rubare un carico da 4 milioni? Forse al momento si può rispondere solo all’ultima domanda e dire che sì, in effetti è stato facile. È bastato spingere sull'acceleratore di un furgone e della propria vita. Il dispositivo di geolocalizzazione ha potuto ben poco: il blindato della Securpol è stato ritrovato poche centinaia di metri più avanti, accanto alla recinzione che separa la strada dall'area di servizio di Badia al Pino, sull'Autosole, un posto fino a luglio conosciuto soprattutto per le frequenti vincite dei biglietti della lotteria e perché proprio lì l'11 novembre 2007 l'agente della polizia stradale Luigi Spaccarotella uccise con un colpo di pistola il tifoso della Lazio Gabriele Sandri.

L’ORO SEPOLTO

L'ipotesi che quei cento chili d'oro siano sepolti da qualche parte in attesa che Di Stazio se li vada a riprendere è suggestiva ma anche poco realistica. Più facile che i sacchi coi lingotti siano volati oltre la recinzione e poi si siano letteralmente squagliati, in questo caso grazie a un complice. E squagliati una seconda volta in un forno compiacente, per poi ricomparire sotto forma di orecchini e collane immacolate. Può essere successo in uno dei 1.200 forni del distretto orafo di Arezzo o da altre parti, a questo punto conta poco.

L’IDENTIKIT

Ma chi è questo signor nessuno che di punto in bianco diventa un ladro da film poliziesco? Un uomo solo, apparentemente. Trapiantato in Toscana dalla natia Campania e separato dalla moglie, ai carabinieri di Arezzo risulta che abbia troncato i rapporti anche con la figlia. Nel recente passato è rimasta traccia della frequentazione con una donna ucraina, che però sarebbe uscita dalla sua vita prima del furto e in quei giorni non era nemmeno in Italia. Chi si cela dunque dietro a quella faccia da uomo tranquillo che dimostra anche più dei suoi 60 anni? «Un furbacchione» taglia corto il capitano Matteo Demartis, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Arezzo che ha condotto le indagini. «Un soggetto apparentemente mite, ma che sa il fatto suo». Il capitano è convinto che i complici ci siano eccome: «Ne siamo convinti per alcuni dettagli tecnici e perché è difficile movimentare cento chili d’oro senza qualcuno che ti aiuta».

LA RIPICCA

Stando alle poche parole che il vigilante ha affidato a una memoria inviata dal carcere prima della sentenza, dietro al furto potrebbe esserci un altro movente, forse quello più importante: la ripicca. Di Stazio fa capire di essere stato indotto a rubare perché era stato licenziato da Securpol dopo essersi lamentato per gli orari di lavoro e di essere stato riassunto grazie a una sentenza del giudice del lavoro. Al suo avvocato ha spiegato di dover ancora riscuotere migliaia di euro dall'azienda. E allora quale miglior “vendetta” che farsi la pensione alle spese del datore di lavoro (e delle assicurazioni degli orafi)?

All'inizio era stata avanzata anche l'ipotesi che il vigilante potesse essere stato fregato dagli eventuali complici, ma il suo ostinato silenzio dal carcere sembra raccontare un'altra storia. A meno che l'oro non sia finito nelle mani di qualcuno che incute più paura di un giudice e della prospettiva di passare qualche anno in galera.

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