Sicurezza
Caso Ragusa: il figlio chiede di certificare la morte della mamma
Daniele, studente ventenne, si appella al tribunale di Pisa Passaggio tecnico per poter amministrare la sua eredità
PISA. Uno, il marito, è stato condannato a 20 anni in primo grado per l’omicidio della moglie.
L’altro, il figlio, chiede al Tribunale una sentenza che dichiari “l’assenza” della mamma. Un passaggio tecnico che consente agli eredi di poter amministrare i beni della persona scomparsa – dopo due anni dalla sparizione – senza, però, poterne disporre liberamente come ad esempio metterli in vendita. È anche il primo passo per arrivare alla dichiarazione di morte presunta (servono 10 anni dalle ultime notizie della persona) che avrebbe l’effetto di trasferire i beni agli eredi. Il caso Ragusa, nel suo groviglio che dal codice penale intreccia quello umano e familiare, fa diventare parte attiva della storia anche il figlio di Antonio Logli e Roberta. Daniele, studente poco più che ventenne, ha chiesto al Tribunale civile un pronunciamento di “assenza” per la mamma, sparita nella notte tra il 13 e il 14 gennaio.
Lo studente non si era costituito parte civile nel marzo 2015 all’epoca del primo giudizio davanti al gup Giuseppe Laghezza e non lo ha fatto a dicembre. Stessa scelta due anni fa dell’avvocato di Firenze nominato dal Tribunale per i Minorenni come curatore dell’altra figlia dei Logli, all’epoca e ancora minore. Nel frattempo, raggiunta la maggiore età, Daniele, il cui legame con il padre è diventato negli anni sempre più saldo, è stato nominato amministratore della sorella minore. Una responsabilità che la legge gli affida trasformandosi in una sorta di “papà” della ragazza. La stessa legge che, in caso di condanna definitiva, toglierebbe a Logli la responsabilità genitoriale. Da anni i beni di Roberta Ragusa (immobili, soldi, terreni, una casa) sono gestiti da un curatore nominato dal Tribunale su richiesta della famiglia. E poi c’è l’autoscuola Futura Sas con le quote, all’epoca della scomparsa, intestate al 5 per cento a Valdemaro Logli, padre di Antonio, al 45 al marito e per il 50 a lei, l’imprenditrice di Gello diventata per il Tribunale penale una vittima di omicidio e, in previsione, per quello civile “un’assenza” da certificare.
Pietro Barghigiani
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