Sicurezza
Anche la Toscana avrà il centro per i rimpatri
Un tavolo tecnico fra Stato e Regioni dovrà individuare un luogo «di scarso impatto»
LIVORNO. Anche la Toscana avrà il suo Cpr. Il suo “Centro permanente per il rimpatrio”. Se sarà a Pisa o meno, però, non è ancora deciso. Il ministero dell’Interno non ha ancora una “mappa” dei Cpr che dovranno sostituire gli attuali Cie, i Centri di identificazione ed espulsione. Con la Conferenza Stato-Regioni ha deciso che i nuovi Cpr saranno 20, uno per Regione, appunto. E che avranno al massimo, una capienza di 1600 posti su tutto il territorio nazionale. Anche volendo fare una media matematica, alla Toscana ne toccherebbero un’ottantina. Potrebbero essere meno, per quanto l’ordine di grandezza sia questo.
ROSSI CONTRARIO
La soluzione, tuttavia, non piace al governatore Enrico Rossi. Non si tratta tanto di collocazione, quanto di impostazione: centri per l’espulsione, invece che politiche di regolarizzazione di chi è senza documenti, ma magari già lavora. Si è tornati a pensare a Pisa perché in una prima versione, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha descritto come luoghi possibili di collocazione di questi nuovi centri per il rimpatrio zone lontane dai centri urbani e possibilmente vicine agli aeroporti. Quindi in Toscana, si potrebbe trattare di Pisa o di un’area intorno a Firenze (e qui scatterebbe l’ipotesi di Campi Bisenzio).
TAVOLI TECNICI PER LA MAPPA
In realtà, precisa Domenico Manzione, sottosegretario all’Interno, con delega all’Immigrazione, «l’individuazione di questi luoghi, come da accordi tra ministero e Conferenza Stato-Regioni, è demandata a due tavoli tecnici che sono stati appositamente costituiti. In particolare uno di questi tavoli tecnici, dovrà proporre al ministero le aree più idonee a ospitare i Cpr. Questo è stato deciso insieme ai presidenti di Regione. Inoltre è stato precisato che i luoghi da selezionare per accogliere i Centri per i rimpatri devono essere quelli “meno sensibili” per il territorio, dove l’impatto sia modesto, il minore possibile». Per ottenere questo risultato - prosegue il sottosegretario Manzione - i nuovi centri avranno «dimensioni contenute, non molti posti per Regione».
VIA SOLO CHI ROMPE IL PATTO
DI ACCOGLIENZA
Di sicuro, i posti saranno più numerosi degli attuali. I Cie, stando ai dati ufficiali, hanno 574 posti e al 31 dicembre 2016 avevano 288 persone in attesa di espulsione. Queste cifre sembrano andare incontro al ragionamento di Rossi: non possono essere i Cpr la risposta ai 450mila migranti irregolari censiti oggi in Italia. E soprattutto la risposta «non può essere l’espulsione. Il decreto Minniti - esordisce il governatore Rossi - non affronta il tema vero dell’immigrazione:quello della legalità. Bisogna rimpatriare i migranti che “rompono il patto di accoglienza” e cioè i migranti che commettono reati, definendo anche quali reati. Non dobbiamo far vivere tutti gli irregolari sotto la minaccia del rimpatrio che, fra l’altro, non siamo neppure in grado di mantenere».
LE ESPULSIONI FAVORISCONO
LA CRIMINALITÀ
Questo atteggiamento, infatti, - denuncia Rossi - favorisce lo sfruttamento dei migranti da parte della criminalità organizzata. Intendendo per criminalità organizzata «il caporalato, le organizzazioni di sfruttamento della prostituzione. Al contrario - è il Rossi-pensiero - la legge dovrebbe favorire percorsi di emersione delle persone senza documenti ma che già lavorano come badanti, nell’edilizia, nelle nostre campagne. Ci sono anche imprenditori pronti a mettere in regola migranti che lavorano per loro. In questo senso, io appoggio la proposta già avanzata da Emma Bonino: ha il pregio di regolarizzare migliaia di persone, di sottrarle allo sfruttamento dei criminali e anche, nel lungo periodo, di garantire allo Stato, entrate per 4-5 miliardi sotto forma di tasse e versamento contributi».
POLITICA DI DESTRA
In altre parole, per Rossi la politica di Minniti scimmiotta (e male) il populismo di destra. E non è realistica: «È impossibile il rimpatrio di quasi mezzo milione di migranti irregolari al costo di 15-20mila euro a rimpatrio. Tanto più che con molti Paesi di origine non ci sono neppure accordi per rimandare indietro i migranti».
DAL CARCERE AL RIMPATRIO
In parte, Manzione condivide il ragionamento di Rossi. «È corretto considerare i Cpr soprattutto come luoghi di identificazione e di permanenza per i migranti che abbiano rotto il patto di accoglienza con l’Italia. Con una precisazione: non occorre far stazionare qui i migranti che abbiano commesso crimini. La legge è già stata modificata e per i richiedenti asilo che delinquono è già previsto il rimpatrio direttamente dal carcere. Detto questo, prima di riorganizzare i Centri è necessario avere una “mappatura” soddisfacente dai tavoli tecnici di cui fanno parte anche le Regioni». Nel frattempo, il ministero dell’Interno lavorerà agli accordi per i rimpatri con i paesi di origine.
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