Sicurezza
Mercato del lavoro, i giovani la pensano come Poletti
I risultati di un sondaggio Demopolis: Secondo il 67% degli interpellati, per trovare un posto "le relazioni contano più del merito"
Le relazioni contano più del merito? Ne è convinta un’ampia maggioranza dei giovani italiani. Il dato emerge da un sondaggio condotto dall’Istituto Demopolis tra gli under 35 italiani dopo le polemiche suscitate dalle affermazioni del ministro Giuliano Poletti.
Il 67% pensa che per entrare nel mondo del lavoro conti soprattutto la rete di relazioni e di conoscenze personali. Il 51% cita l’incidenza dell’appartenenza familiare. Ben più della preparazione e delle competenze professionali indicate dal 49% e della motivazione, ritenuta importante da 4 giovani su 10 intervistati dall’Istituto diretto da Pietro Vento.
In che condizione si immaginano fra dieci anni? Appena il 40% - secondo l’indagine Demopolis - si immagina tra 10 anni con un lavoro stabile e retribuito. Il 37% “con un lavoro non stabile”; il 23% ipotizza di essere ancora alla ricerca di un lavoro.
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Oggi, giovedì 30 marzo, il ministro Poletti, durante una visita al carcere di Opera a Milano per inaugurare lo sportello lavoro "Centro per l'impiego" destinato ai detenuti, era tornato spiegare la sua battuta sul "calcetto" all'origine di polemiche nei giorni scorsi e ha ribadito: "Penso che sia importantissimo per le persone ciò che sanno, ciò che studiano e ciò che imparano, ma altrettanto la possibilità di conoscere aziende, essere in condizione di dimostrare a sé e agli altri quello che si sa e si vuole fare".
"Quindi continuo a pensare - ha aggiunto - che è importante una grande formazione, un grande sapere ma è altrettanto importante essere in grado di gestire un sistema di relazioni: cose che quando si parla di occupazione tutte le imprese dicono". "Chi fa selezione del personale mi dice: ministro, io cerco di capire chi ho davanti e poi che cosa sa - ha spiegato Poletti - Quindi il sapere e l'essere sono due cose fondamentali nella ricerca del lavoro. Ma questa non è certo una novità che scopre questo ministro".
Questa è meritocrazia? Gli è stato chiesto. "Sì - ha risposto - perché, se teniamo insieme il sapere e il sapere essere, non stiamo facendo un favore a qualcuno, ma stiamo dicendo ai nostri giovani: fate esperienze, mettetevi alla prova, verificate le vostre conoscenze che sono saperi che si maturano nello studio, ma anche di altre conoscenze che si realizzano nel fare. Questi sono due elementi che devono viaggiare insieme".
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