La manifestazione
Meno esami e prelievi del sangue: ecco come cambia la sanità toscana
Il ministero della Salute chiede ai medici di non esagerare con le prescrizioni e loro si adeguano. Gli ospedali pubblici a seconda delle prestazioni sono cari e alcune analisi di laboratorio convengono più dal privato
LIVORNO. Da una parte ci sono i medici di famiglia, ai quali il ministero ha spiegato che la coperta è corta e che non si possono più prescrivere gli esami di una volta. Dall’altra ci sono i laboratori privati, ormai perfino più convenienti degli ospedali pubblici nel fare le analisi del sangue. È anche da qui che la sanità toscana sta cambiando. Alcuni dati: dal 2011 al 2016 la diagnostica di laboratorio – che racchiude i due terzi di tutta l’attività specialistica ambulatoriale della nostra regione – è passata da 45.082.717 a 41.666.615 prestazioni (-7,8%), mentre le visite sono aumentate da 4.230.648 a 4.362.574 (+3,12%). In calo gli esami di laboratorio di chimica clinica, che includono le analisi del sangue (-9,5%), anche se gli accessi ai centri prelievo sono stabili (+2%). Poi ci sono le risonanze magnetiche senza contrasto, molte delle quali al ginocchio, scese dalle 230.500 del 2014 alle 184.000 del 2016 (-20%).
Sanità privata competitiva. I nostri ospedali, anche a causa dei ticket aggiuntivi introdotti negli ultimi anni, sono diventati cari. Nelle analisi del sangue, ad esempio. Se compariamo i prezzi toscani alle offerte dei laboratori privati si scopre che per alcuni esami (colesterolo, glucosio, creatinina, trigliceridi, ferro, ferritina, gamma glutalmil transpeptidasi e proteina C reattiva) fare la fila non conviene più: 31 euro contro i 35,15 del Centro medico Santagostino di Bologna, uno dei tanti dove si può ottenere un preventivo sul web e nel quale i tempi del prelievo, probabilmente, sono più veloci. Il risparmio, fra l’altro, può diventare più corposo in caso di reddito superiore ai 36mila euro annui (chi ha un imponibile più alto di questa cifra, in Toscana, paga 10 euro di ticket aggiuntivo per ricetta), 70mila (+20 euro) e 100mila (+30 euro a impegnativa).
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Parlano i direttori generali. Il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana – Carlo Tomassini – riconosce che «il costo è simile», mentre Enrico Desideri, dg dell’Usl Toscana sud est, lancia un appello. «Come Regione abbiamo chiesto al ministero di rivedere i valori dei ticket – afferma – perché in Toscana lo pagano solo il 27,4% delle persone. Se riusciamo ad ampliare la platea, i costi si abbassano». È anche l’alto prezzo del ticket, spesso, a dirottare i pazienti verso il privato. «Con la visita standard si impiega più tempo – spiega il fiorentino Claudio Alberto Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale – quindi il paziente riflette se spendere 60-70 euro in più altrove, come in intramoenia».
I timori dei medici. Nel frattempo il ministero della Salute – che con il cosiddetto Decreto appropriatezza, ora rivisto con l’entrata in vigore dei Livelli essenziali di assistenza, aveva previsto sanzioni per i medici che avrebbero abusato nelle ricette – ha fatto capire ai dottori, pur senza invadere la loro autonomia professionale, di non esagerare con le prescrizioni. Un percorso «che in Toscana è già stato intrapreso», afferma Giuseppe Figlini, presidente dell’Ordine dei medici di Pisa. Come nel caso delle risonanze magnetiche al ginocchio per gli over 65, che in totale (senza contrasto e non solo al ginocchio) dal 2014 al 2016 sono diminuite del 20%. «Era un esame che potevamo indicare liberalmente – spiega Eliano Mariotti, presidente dell’Ordine dei medici di Livorno – e ora nel caso di una patologia come l’artrosi abbiamo indicazioni di non prescriverla. Il motivo? Viene dato per scontato che a 65 anni una persona possa soffrirne, ma in realtà è un discorso di costo-beneficio: l’età non può essere l’unico criterio di valutazione». Ma per Domenico Crisarà – membro dell’Esecutivo generale della Federazione italiana medici di medicina generale – le nuove indicazioni ministeriali, inquadrate nei Livelli essenziali di assistenza, «stabiliscono solo dei principi, che il medico può decidere di non applicare». «Ma ciò non toglie – dice – che prima qualcuno potesse abusare delle ricette». Anche se ora, in Toscana, in alcuni casi sembra di aver raggiunto l’estremo opposto. Tanto che c’è chi telefona all’assessorato spiegando di non riuscire a farsi prescrivere una risonanza magnetica al ginocchio.
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