Trasporti
Industria 4.0: il presente è già un robot
La Toscana sale in sella alla quarta rivoluzione industriale con la Scuola Sant’Anna. Domani i big s’incontrano alla Piaggio
PONTEDERA. C’è un fantasma che aleggia nei reparti delle fabbriche italiane. Si chiama Industria 4.0 ed è discendente delle tre rivoluzioni industriali che hanno stravolto il mondo produttivo nel corso del tempo. Come i suoi antenati, anche questo spirito si propone di cambiare radicalmente i sistemi di lavorare.
Si parla di automazione, di robot, di stampanti 3D, di analisi dei cosiddetti Big Data. Strumenti destinati a operare insieme e che assumono opposta connotazione a seconda del punto di vista. I sindacati e gli operai la vedono come una sonora perdita occupazionale, i ricercatori come la strada da seguire per sviluppare innovazione. I proprietari d’azienda come un sistema per ottimizzare e ridurre costi. Intanto il Governo incentiva l’acquisto di macchinari e sistemi “marchiati” Industria 4.0 con incentivi mai visti. E per sviluppare progetti e accelerare un processo, che in Paesi come Stati Uniti e Germania ha creato la ricchezza che tutti conosciamo, organizza la rete dei centri di competenza.
Cinque o sei in tutta Italia, tra questi la Scuola Sant’Anna di Pisa che ha intenzione di creare a Pontedera la sede principale dell’Industria 4.0 Made in Toscana.
OPERAI CON LO SMARTPHONE. Uno degli esempi di quarta rivoluzione industriale è sulla linea di assemblaggio della Volvo, dove gli addetti sono dotati di smartphone per interventi più rapidi sulle linee in caso di problemi. Poi c’è Piaggio che ha il reparto verniciatura dello stabilimento di Pontedera completamente automatizzato. E Barilla che sta investendo 50 milioni in robotica e digitalizzazione a Rubbiano, in Emilia Romagna.
«Ma il più bel caso di fabbrica 4.0 è la Fca di Cassino dove 350 lavoratori e 1.400 robot lavorano insieme per la produzione dell’Alfa Romeo Giulia e della Stelvio. È questo il modello da seguire». Parola di Paolo Dario, direttore dell’istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e del Polo Sant’Anna Valdera. Insieme al rettore del Sant’Anna Pierdomenico Peralta, il professore sarà tra i protagonisti di domani al convegno al Museo Piaggio di Pontedera in cui la scuola illustrerà i suoi programmi in fatto di Industria 4.0.
PONTEDERA E LA ROBOTICA. Un appuntamento chiave a cui parteciperanno aziende del calibro di General Electric ed Ericsson. Ma anche Comau che al grande pubblico non significa granché. Ma che, in realtà, è il braccio armato di Fca in fatto di automazione.
Un’azienda leader presente in varie parti del mondo, compresa una filiale a Pontedera aperta sotto traccia pochi mesi fa. «Pontedera sarà la base del centro di competenza gestito da noi – spiega Dario – La sede sorgerà nell’area della Piaggio dove esistono già laboratori e centri di ricerca importanti come Pont-tech e Pontlab e in cui il Comune ha intenzione di realizzare l’Atelier della robotica. Ma lavoreremo insieme a strutture di eccellenza toscane e, perché no, anche extraregionali. Qui si tratta di cogliere un’occasione fondamentale per il futuro».
LA SPINTA DEL GOVERNO. L’idea è quella di creare un punto di riferimento per le aziende interessate a cambiare i propri macchinari e di aprirsi all’innovazione tecnologica. Il Governo aveva lanciato Industria 4.0 parlando di 100 milioni per i centri di competenza. Al momento, nella Legge di Stabilità, ne sono stati stanziati 20 per il primo anno e 10 per il secondo. «Vedremo cosa accadrà con il decreto che stanno preparando Ministero dello sviluppo economico e quello dell’economia – riprende Dario – Ma al momento ogni centro di competenza avrà cinque milioni in due anni per partire. Le aziende che vorranno sviluppare progetti dovranno investire. Ma potranno anche contare su ingenti incentivi da parte dello Stato».
Già, perché sono state introdotte agevolazioni fiscali consistenti, tra cui l’iperammortamento che consente di ammortizzare fino al 250% del prezzo del macchinario 4.0 acquistato. Una spinta che ha come obiettivo il rinnovo dei macchinari, che in Italia hanno un’anzianità media di 13 anni secondo Ucimu, l’associazione di costruttori di macchine utensili.
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