Proteste
Ritardi di 7 minuti a ogni fermata
Ogni giorno ci sono treni che sballano l’orario: il peggiore viaggia sulla Tirrenica. Sulla costa corre anche il più affollato
LIVORNO. Dieci giorni fa è arrivato a Carrara con 9 minuti di ritardo. E lunedì 6 febbraio, a Pietrasanta, si è fermato alle 9,05 invece che alle 8,47. Con il picco – mezz’ora di ritardo – registrato il 24 gennaio alla stazione di Viareggio. Spesso piccoli disagi, a volte grossi, che fanno del treno 21396 (il Livorno-La Spezia delle 8,01) il regionale meno puntuale della Toscana in questo primo scorcio del 2017. È ciò che emerge da una rilevazione del Tirreno sui dati pubblicati ogni giorno sul portale Viaggiatreno.it, il sito di Trenitalia che informa in tempo reale sulla situazione del traffico ferroviario italiano.
LE LINEE PEGGIORI
È la Tirrenica la linea dove viaggia il treno più in ritardo, anche se in realtà fra i primi dieci convogli meno affidabili ben quattro circolano sulla tratta Arezzo-Firenze e sulle sue diramazioni verso Roma e Foligno. Come il 2317 che collega Santa Maria Novella alla Capitale alle 19,13, molto utilizzato dai pendolari, che ha il suo ritardo massimo alla stazione di Chiusi-Chianciano Terme, quasi nove minuti. Per definire quali siano i regionali meno affidabili è stata calcolata la puntualità media per ogni fermata del percorso: non soltanto all’arrivo, visto che capita che un treno anche molto in ritardo nella parte centrale del tragitto, poi recuperi nel finale, al capolinea in particolare. È sul ritardo al capolinea, infatti, che scattano bonus e sanzioni previsti nel contratto di servizio stipulato fra Regione e Trenitalia.
PUNTUALITÀ MIGLIORATA
In ogni caso, numeri alla mano, rispetto agli ultimi anni la situazione è migliorata. Lo ha ribadito – in una recente intervista al settimanale Note di Ferrovie dello Stato – lo stesso assessore regionale ai trasporti, Vincenzo Ceccarelli. «I dati dicono che dal 2013 a oggi la puntualità reale è aumentata del 3,5% – ha spiegato l’ex presidente della Provincia di Arezzo – le soppressioni sono diminuite di due terzi e i cittadini che usano il treno per i loro spostamenti quotidiani sono aumentati del 20% rispetto al 2010 e del 5% rispetto a due anni fa».
PARLANO I PENDOLARI
Ma i pendolari, che riconoscono il lavoro svolto dalla Regione e i risultati ottenuti nel confronto con Fs, chiedono di più. Massimo Macucci – professore ordinario al dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’università di Pisa – si muove ogni giorno fra Montecatini Terme e la città della Torre pendente. Scende a San Rossore e percorre due linee: la Lucca-Firenze (che vanta due fra i dieci convogli più ritardatari del 2017) e la Lucca-Pisa. «È vero, i ritardi nel tempo sono diminuiti – afferma il docente – ma non è possibile avere un solo treno diretto alla mattina e impiegare un’ora e mezza per 50 chilometri. Speriamo che il raddoppio fra Lucca e Pistoia possa risolvere parte dei problemi».
SOS AFFOLLAMENTO
Un altro problema che emerge da alcuni dati in possesso di Trenitalia è l’affollamento medio delle carrozze. Da statistiche di cui Il Tirreno è entrato in possesso sarebbe il regionale numero 11841 (il La Spezia-Pisa delle 6,57) il regionale più frequentato dai passeggeri: 470 di media e 780 di picco fra le stazioni di Torre del Lago e Pisa San Rossore, quando la capienza del Vivalto (è un treno a due piani) è di 720 posti a sedere, quindi 60 persone in meno. Stare in piedi, quindi, al confine costiero fra le province di Lucca e Pisa diventa la regola. Anche se alcuni pendolari spiegano che negli ultimi tempi la situazione sarebbe migliorata. Le due tratte dove si viaggia maggiormente in piedi, data la vicinanza con Firenze, sono comunque altre: Lastra a Signa - Santa Maria Novella e fra Sesto Fiorentino al capoluogo. Poche decine di minuti, certo, ma mai confortevoli nelle ore di punta, quando i cittadini si spostano da casa al lavoro e viceversa. «Se cerchi un angolino, forse lo trovi – racconta Giordano Bonciani, membro del Comitato pendolari della linea Firenze-Pisa, residente a Lastra a Signa – ma stare in piedi è la regola. Ci sono molti studenti e prima di Rifredi il convoglio non si svuota». Spesso – analizzando i numeri in possesso di Trenitalia – il picco di persone risulta inferiore alla capienza del treno. Eppure, chi sta in piedi, c’è. Come mai? Spesso una parte dei posti a sedere risulta occupato, oltre che dai passeggeri, anche da trolley o borse. E in altri casi ci può essere un maggior affollamento in testa o in coda al treno e sedili liberi dalla parte opposta, dove i pendolari non riescono ad arrivare. Così, nelle ore di punta, si spostano come in metrò: in piedi.
@taglions
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