Il Tirreno

Toscana

Chiede la "104" per assistere la madre, ma va a lavorare nel bar con i figli

di Ilenia Reali
Chiede la "104" per assistere la madre, ma va a lavorare nel bar con i figli

Dipendente di Autogrill licenziato, ma il tribunale di Massa contesta la giusta causa. L'uomo: "La curavo lo stesso"

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MASSA. La donna non aveva voluto far colazione. Avrebbe mangiato volentieri una focaccina col prosciutto, di quelle che preparavano i nipoti al bar. Il figlio, Marco Pietra, è quindi andato a prendergliele lasciando la madre, anziana, con la nipote. È a questo punto che la novantenne si è agitata. Così il figlio è tornato indietro a prenderla e l’ha portata con sé al bar. Un investigatore privato l'ha trovato dietro al bancone del locale a lavorare. Il resto della storia l'ha riferita direttamente il barista. Al giudice. L'uomo era dipendente di Autogrill spa ed era “in 104”, tre giorni di permesso al mese pagati dall'Inps per accudire la madre bisognosa di assistenza. Ora Pietra, licenziato dalla società, lavora ogni giorno nel bar citato nella sentenza del Tribunale di Massa, il Gramsci 22 di La Spezia, oggi intestato alla moglie.

«Non voglio parlare di questo episodio», si limita a commentare l’uomo rintracciato al telefono. Comunque, il giudice di Massa Erminia Agostini non ha ritenuto il licenziamento di Autogrill spa legittimo. Con una sentenza, inaspettata per gli addetti ai lavori, lo ha ritenuto un provvedimento sproporzionato. Dal momento che “solamente” quei tre giorni - anche se l'uomo è stato trovato a lavorare nel bar anziché a casa con la madre - non consentono di ipotizzare un comportamento recidivo. Il barista è ora un ex della catena di somministrazione grazie all'applicazione della legge Fornero che prevede il licenziamento anche senza giusto motivo con il pagamento di un risarcimento da parte della società, fissato in questo caso in 12 mensilità. Prima della Fornero sarebbe stato reintegrato in azienda.

In Toscana, secondo gli ultimi dati Inps disponibili, le persone che chiedono di poter assistere i propri cari grazie a un legge che consente di prendersi dei permessi aggiuntivi, nel 2015 sono state 18.376 contro le 12.510 del 2011. Un dato in crescita ma in linea con le altre regioni italiane. «Un aumento - fanno sapere dall'Inps regionale - non elevato se si tiene conto che la popolazione invecchia e ha sempre più bisogno di assistenza».

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Del resto l'età per andare in pensione aumenta e anche con l'elevata percentuale di donne che lavora, molte di più rispetto al passato, è sempre più difficile poter accudire genitori (o parenti) anziani. La legge 104 con i permessi retribuiti che spettano ai lavoratori dipendenti per disabilità gravi dei genitori, dei figli, del coniuge o del convivente è un aiuto non indifferente per molte famiglie. Ovviamente i permessi devono essere utilizzati per accudire la persona disabile.E infatti il barista ha basato la sua difesa su questo elemento: “No, non avevo lasciato la mamma da sola. Mi prendevo comunque cura di lei”.

Quando la madre ha avuto una crisi di panico - ha riferito l’uomo al giudice - avrebbe deciso, su consiglio di uno psicologo, di farle passare un po’ di tempo al bar in «un apposito locale posto sul lato posteriore del bar» e per questo l’investigatore non l’ha vista. Un “trasferimento” che - sempre in base a quanto riportato nella sentenza - sarebbe avvenuto nell’interesse della disabile che è stata comunque accompagnata anche a una visita medica, a fare una passeggiata e a fare acquisti al supermercato. Per il giudice però la difesa è stata ininfluente. «Aiutare i figli nelle faccende del bar - si legge - mentre la disabile si sarebbe distratta grazie al fatto che i nipoti si fermavano di tanto in tanto a parlare con lei non può in alcun modo essere considerato prendersi cura della stessa sia per l’intervento di terzi sia perché pare estraneo a un’attività assistenziale il confinamento di una signora di oltre novant’anni in un angusto locale». Detto questo però per meritarsi il licenziamento per giusta causa deve essere dimostrato - cosa non avvenuta in questo caso - che vi è stato un grave abuso - reiterato e non bastano tre giorni- delle norme relative al godimento dei congedi per assistere il congiunto disabile. L’investigatore ha quindi dimostrato che l’uomo ha sì lavorato al bar con i figli mentre era in permesso dal lavoro ma per un tempo troppo breve per meritare il licenziamento. E quindi ai suoi datori di lavoro per non averlo più tra i dipendenti non è rimasto che pagare un’indennità risarcitoria per un licenziamento giudicato “sbagliato”.

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