Il Tirreno

Toscana

Scienza e robot battono i draghi marini

Fabrizio Brancoli

La tecnologia dovrà risolvere l'enigma che in altri tempi avrebbe alimentato miti e leggende

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C’è un puntino in mezzo al nulla, nel mare bello dell’Arcipelago toscano. Sulle mappe sta a destra della Corsica, non lontano da Pianosa e Montecristo; è una roccia piatta con sopra un faro grigio. Giovedì scorso, intorno allo Scoglio d’Africa, c’erano una decina di pescatori a bordo di tre barche. E tutti hanno visto quella cosa.

L’acqua si è impennata e ha formato una colonna di fango e detriti, alta una decina di metri: come un’esplosione verticale. È durata una ventina di minuti davanti a sguardi sbalorditi, poi si è placata. Il mare è tornato calmo e azzurro.

Se fosse accaduto due o tremila anni fa, i pescatori avrebbero pensato al capriccio di qualche divinità o al risveglio di un mostro. Oggi, nel terzo millennio, abbiamo la tecnologia: geofisici e vulcanologi potranno dare risposte chiare, la scienza risolverà gli enigmi di cui il mito si nutriva.

Intanto la Capitaneria ha interdetto quelle acque e i tecnici hanno sorvolato la zona in elicottero. Preleveranno campioni. Sonderanno il fondale con i robot. Registreranno le emissioni gassose. E ci diranno, speriamo presto, che cosa è accaduto e se il paradiso del mare toscano deve averne paura.

Non sarà letterario come tremare davanti a un drago marino e raccontare storie in una taverna umida e oscura, alla luce fioca di una candela. Ma sarà la verità. E la verità ha il suo fascino.

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