Il Tirreno

Toscana

Contratti senza consenso, l’Antitrust multa Wind

di Ilaria Bonuccelli

Sanzione da 450mila euro dopo la segnazione di 6 consumatori contattati Servizi attivati, ma la registrazione della prima parte della telefonata non c’è

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Il problema è vecchio. E il comportamento “illecito” pure. La prima parte della telefonata non registrata. Ma alla fine il contratto viene concluso. Anche se le condizioni non sono garantite «con un’informativa preliminare, in un linguaggio e con modalità comprensibili». Per queste ragioni Antitrust, l’Autorità Garante della concorrenza sanziona Wind: 450mila euro di multa. Per non pagare, la società dovrà presentare ricorso al Tar del Lazio.

Per ora, però, la sanzione c’è. Antitrust l’ha decisa dopo un accertamento partito in estate e durato alcuni mesi, con un supplemento di “indagine”. A dicembre, poi, la decisione, dopo l’invio da parte di Wind di memorie difensive e perfino la bocciatura di proposte della società per migliorare la pratiche con cui approcciarsi ai clienti. Alcuni dei quali contattati come vecchi clienti Wind, con questa formula: « La contatto per averla nuovamente fra i clienti Wind, proponendole un’offerta esclusiva e dedicata solo a lei». Come se esistessero esclusive dedicate a molti. Ma il consenso a effettuare la chiamata commerciale? È questo il tema anche della campagna de Il Tirreno che si batte da mesi contro il telemarketing selvaggio, per la riforma del Registro delle Opposizioni, l’unico strumento esistente in Italia per proteggere i consumatori dalle chiamate commerciali indesiderate.

La discussione procede - a rilento - in commissione Lavori pubblici e Comunicazione al Senato, dove anche pochi giorni fa è stato presentato un emendamento al ddl che propone di iscrivere al Registro delle opposizioni anche 90 milioni di cellulari, non solo i numeri pubblicati negli elenchi.

In attesa che il Parlamento si dia una mossa, Antitrust e Garante della Privacy sanzionano società e soggetti che violano i diritti dei consumatori e della loro sfera privata. Ma senza riuscire ad arrestare il fenomeno. Le multe, infatti, appena scalfiscono il volume di affari del telemarketing.

Nel più recente caso che riguarda Wind, ad esempio, Antitrust contesta la violazione di alcune norme del Codice del Consumo, in base alle segnalazioni di 6 utenti ricevute tra marzo 2015 e febbraio 2016. L’Autorità sostiene che la società «dopo aver contattato telefonicamente i consumatori avrebbe considerato conclusi i contratti di telefonia fissa (Infostrada) o mobile, senza provvedere né a confermare la proposta per iscritto né ottenere l’accettazione scritta né ad acquisire conferma su “supporto durevole”», come una registrazione telefonica, inviata al cliente, in modo da poterla conservare a tutela dei propri interessi. «Le registrazioni, infatti - contesta Antitrust - vengono fornite solo su richiesta del cliente». Oltretutto - prosegue l’Autorità «la prima parte della telefonata non è registrata. E contiene espressioni del tipo (secondo il copione fornito agli operatori di call center): “Abbiamo ricevuto la sua richiesta di attivazione del servizio....In fase di vendita l’offerta è stata illustrata in modo chiaro ed esaustivo? Mi conferma di accettare l’offerta?” Se il cliente risponde “sì” senza obiezioni - aggiunge Antitrust - l’operatore procede alla registrazione».

Tuttavia Wind fa presente di aver migliorato la procedura, di averla resa più trasparente inserendo, ad esempio, una mail fra la prima telefonata di contatto e quella di conclusione del contratto. E addirittura di inviare tramite postino un plico con le condizioni del contratto. In più, contesta che - proprio per questo - alcune procedure debbano essere sottoposte al Codice del Consumo non rientrando fra i “contratti a distanza”, ma fra i contratti stretti al di fuori dei locali commerciali. Ma Antitrust contesta la ricostruzione.

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