Sicurezza
Polietilene sulle Spiagge Bianche
Sui 100 chili di granuli ritrovati a Rosignano Solvay indaga l’Arpat. Ineos avverte: «Non sono nostri»
ROSIGNANO. Una cosa è certa di una storia che presenta ancora molti punti interrogativi: cioè che quello rinvenuto in prossimità delle Spiagge Bianche, non lontano dal Fosso Bianco, è a tutti gli effetti polietilene. Più precisamente polietilene in granuli. Su questo, almeno, non ci sono dubbi. Perché sul resto - per quale motivo e come sia finito qui - si aprono un mare di ipotesi con la più probabile (ovvero che si tratti di un prodotto di Ineos) che viene smentita proprio dallo stabilimento chimico di Rosignano. Lo dice chiaramente l'ingegner Mario Panattoni, direttore dell'azienda: «Abbiamo prelevato dei campioni e li abbiamo fatti analizzare. Si tratta effettivamente di polietilene ma con caratteristiche chimiche diverse dal polietilene che comunemente facciamo noi». Resta il fatto che nella mattina di lunedì alcuni cittadini di Rosignano Solvay che passeggiavano sul mare, nella zona compresa tra il Lillatro e le Spiagge Bianche, si sono imbattuti in questa distesa di granuli, simili a quelle che si producono all'interno del parco industriale Solvay. Il fatto poi che le maggiori concentrazioni di granuli si trovassero proprio in prossimità dello scarico ha fatto pensare che la resina plastica si fosse depositata sulla spiaggia proprio dal fosso. Dalla società Solvay a specifica domanda hanno fatto sapere che il materiale rinvenuto alle Spiagge Bianche non fa parte dei processi industriali all'interno della fabbrica. Un’indagine è stata poi avviata anche da Arpat. «Per verificare se si trattasse di prodotto proveniente dagli scarichi - spiega Panattoni - abbiamo controllato il fosso di acqua piovana, ripercorrendolo a ritroso, e abbiamo visto che le sponde erano pulite, senza tracce di granuli. Il nostro scarico, oggi, in base alle prescrizioni Aia, confluisce direttamente nel Fosso Bianco. Qui esiste un sistema di filtri e vasche che ci fa ritenere improbabile che siano passati granuli di quella consistenza». Per Panattoni, poi, c’è un altro motivo che induce a pensare che il polietilene trovato sulla spiaggia non sia quello di Ineos. E riguarda il colore: «Si tratta di materiale ingiallito, come se fosse di 2-3 anni», dice il direttore.
Ed allora? Gli interrogativi restano. Difficile, del resto, ipotizzare che il polietilene arrivi dal mare, perso da qualche nave. Perché altrimenti non si spiegherebbe come mai si è depositato soltanto in prossimità dell’area dello scarico Solvay. E se non è di Ineos significa che lì è arrivato in qualche altro modo. Saranno le autorità ambientali, Arpat per prima, a dover chiarire qualità e provenienza di questa resina plastica. Che - come hanno fatto notare alcuni cittadini sui social - se finita in mare può creare danni all’ecosistema e alla fauna ittica. Ma anche l’ impatto sulla spiaggia deve essere analizzato. Così, mentre c’è chi fa notare che “era dagli anni ’80 che non si trovavano più le palline di plastica alle Spiagge Bianche e dintorni”, c’è chi chiama in causa le autorità e l’amminstrazione comunale di Rosignano perché facciano controlli e vigilino sulla situazione.
Il polietilene, lo ricordiamo, è il più semplice dei polimeri sintetici ed il più comune fra le materie plastiche. E’ una resina termoplastica con ottime proprietà isolanti e di stabilità chimica. Gli usi più comuni sono come isolante per cavi elettrici, film per l'agricoltura, borse e buste di plastica, contenitori di vario tipo, tubazioni, strato interno di contenitori asettici per liquidi alimentari.
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