Italia
Ha l’anoressia, scappa dall’ospedale e si uccide
LIVORNO. Non è ancora giorno. Alle 5 di ieri a dare l’allarme è un clochard: c’è un corpo senza vita sui binari, in stazione. Tutti pensano che ad averla fatta finita, morta sotto a un treno, sia una...
LIVORNO. Non è ancora giorno. Alle 5 di ieri a dare l’allarme è un clochard: c’è un corpo senza vita sui binari, in stazione. Tutti pensano che ad averla fatta finita, morta sotto a un treno, sia una barbona. «Pare che si sia uccisa una tra coloro che passano la notte in stazione». Non a caso la polizia ferroviaria, per prima cosa, fa un sopralluogo nella sala d’attesa, dove dorme un gruppo di senzatetto. Ma non è così: «Noi siamo tutti, qua non manca nessuno», rispondono loro agli agenti. Si tratta di una donna livornese, quarantenne, di quelle che si definiscono di “buona famiglia”. Amata dai suoi cari. L’ha uccisa l’anoressia. L’affliggeva sin da ragazzina, ma negli ultimi mesi la perseguitava senza tregua. In piena notte, è scappata dal reparto della psichiatria, dove era ricoverata da sei mesi: forse intorno alle 3. È riuscita a fuggire eludendo la sorveglianza, sfruttando una finestra. Gli infermieri la controllavano 24 ore al giorno proprio perché aveva manifestato la volontà di farla finita. Ma lei non ha mai mollato il suo proposito. E in qualche modo, l’altra notte è riuscita a infilarsi nella stretta fessura di una finestra basculante. Lei, che ormai da mesi non mangiava, alimentata da un sondino, era diventata un fuscello. Un corpo minuto, ma una volontà ferrea di portare a termine il suo disegno finale.
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