Lutto
I ricercatori escono dalle università e vanno nelle aziende
Il Sant’Anna punta a diventare uno dei cinque centri italiani al servizio dei piccoli imprenditori che vogliono crescere
di Ilenia Reali
PISA
«Ho incontrato dei veri artisti del marmo, dei geni nella lavorazione. Ma con aziende minuscole», a raccontare la sua esperienza di professore universitario dentro le fabbriche è Marcello Braglia, docente di impianti industriali della facoltà di ingegneria dell'università di Pisa. Con il progetto “door to door”, finanziato dalla Regione, è entrato in numerose piccole aziende toscane, la colonna vertebrale dell’economia del Paese e si è, più volte reso conto, che a volte basta veramente poco per capire di cosa avrebbero bisogno per strutturarsi o per fare un salto dal punto di vista dell’innovazione. Un’esperienza, quella del docente, che diventerà quotidiana per molti altri suoi colleghi nel prossimo futuro.
Aziende e università infatti saranno sempre più vicine. E sempre più spesso saranno i docenti a scendere dalle loro cattedre per incontrare gli imprenditori. Un nuovo modo di pensare la ricerca universitaria stimolato dai fondi stanziati per “industria 4.0” – digitalizzazione e automazione delle imprese – e comunque dalla prevalenza dei contributi che arrivano dalle istituzioni con questo obiettivo.
SFIDA ALL’INNOVAZIONE
DELLA SCUOLA SANT’ANNA
Un’esperienza di punta su questo fronte è quella della Scuola Sant’Anna di Pisa pronta a candidarsi a diventare uno dei quattro (o al massimo cinque) “Competence center” in Italia: laboratori di innovazione in cui le aziende potranno rivolgersi per chiedere di sviluppare o risolvere problemi legati all’innovazione. Un cambio di prospettiva: la ricerca si fa partendo dalle esigenze del mondo economico e non viceversa. Un progetto a cui la scuola si candiderà a rappresentare il centro Italia sfidando i politecnici di Milano, Torino, Bari e Padova per il Nord Est. «Stiamo aspettando il bando che darà le indicazioni – ha commentato il rettore Pierdomenico Perata – ma siamo consapevoli che l’intenzione è quella di non creare più di 5 laboratori in Italia. Noi ci candidiamo, sarebbe importante che la Toscana ne ottenesse uno e non lo perdessimo per motivi di campanile. Si tratta di un laboratorio, interamente finanziato per i primi due anni dal Ministero per lo sviluppo economico, che ha lo scopo di trovare soluzioni per le aziende di piccole e medie dimensioni in tema di innovazione, informatizzazione e anche robotica». Il tema è infatti quello dell’accessibilità alla ricerca universitaria delle piccole realtà produttive. «Oggi abbiamo cento aziende con cui collaboriamo: di queste pochissime sono toscane e tutte comunque sono realtà di grandi dimensioni», sottolinea il rettore per evidenziare che il tema dell’avvicinarsi alla realtà industriale toscano esiste.
PROFESSORI DELL’UNIVERSITÀ
SCENDONO DALLA CATTEDRA
Ci sono imprenditori che hanno capacità enormi. Sono leader nella lavorazione tessile o del marmo. Ma le loro aziende sono piccolissime e non c’è la struttura manageriale in grado di capire cosa possano chiedere al mondo universitario. Ed ecco che saranno i ricercatori a cercare di intercettare chi ha dei bisogni. «Dobbiamo capire come far crescere le piccole aziende», interviene sull’argomento Leonardo Bertini, docente dell’Università di Pisa e delegato dal rettore e spin off e start up. «Formeremo nuove persone, studenti e docenti per portare l’innovazione direttamente all’interno. Come università vogliamo dare un nuovo impulso alla collaborazione con il territorio».
«L’obiettivo – entra nel merito il professor Braglia – è quello di dare supporto anche alle realtà di piccole e medie dimensioni, dando consulenze di tipo avanzato. Già con i nostri studenti, almeno a ingegneria, abbiamo cominciato a entrare dentro le attività. In estate ad esempio organizzaremo dei corsi aperti anche all’esterno: ormai i dipartimenti stanno diventando piccole aziende per reperire contributi utili a pagare i dottorati e agli assegni di ricerca. Una realtà che esiste con i poli tecnologici ma che necessita di allargarsi. Non solo nell’interesse dell’impresa ma anche nel nostro, perché abbiamo sempre più bisogno di esperienze concrete».
SERVE PIÙ COMPETIZIONE
ANCHE NELLE COOPERATIVE
A rispondere agli stimoli arrivati dal mondo accademico sono stati, fin da subito, i rappresenti del mondo delle cooperative pronti ad avviare nuove collaborazioni. «Progettare l’innovazione – ha sottolineato Alessandro Hinna, presidente del consiglio di gestione del Consorzio nazionale di servizi – è un lusso. Di solito abbiamo solo delle reazioni a ciò che ci chiede il mercato. In Toscana c’è l’opportunità di pensare. Ormai le rendite di posizione non esistono più. Per crearsi il futuro è quindi necessario, dati alla mano, trasformare i ruoli dei consorzi che dovranno investire nel fornire innovazione ai propri soci». «Il nostro ruolo – è intervenuto Angelo Migliarini, presidente di Area Lavoro di Legacoop – è di garantire efficienza e individuare le future opportunità di mercato stimolando la crescita del sistema toscano. Nasce da qui l’accordo con la Scuola Normale Superiore a cui spero segua anche quello con la Scuola Sant’Anna».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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