Il Tirreno

Toscana

Niente carcere per la Bonino

di Guido Fiorini
Niente carcere per la Bonino

La Procura ritira la richiesta di misura cautelare per l’infermiera accusata di 14 morti in ospedale

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PIOMBINO. Le porte del carcere, almeno finché non sarà completato l’iter processuale, non si apriranno più per Fausta Bonino, l’infermiera di 57 anni accusata dalla Procura di Livorno di aver ucciso, con iniezioni di eparina, potente anticoagulante del quale in ospedale si trovano grandi quantità, tanto che viene usato anche per pulire i cateteri, 14 pazienti ricoverati nel reparto di rianimazione del Villamarina di Piombino, dove prestava servizio fino al momento dell’arresto, avvenuto il 30 marzo dell’anno scorso. Proprio in questi giorni, infatti, il giudice per le indagini preliminari di Livorno, Fabrizio Nicoletti, ha accolto la richiesta di revoca della misura cautelare, una richiesta avanzata dal sostituto procuratore Massimo Mannucci e controfirmata dal procuratore capo Ettore Squillace.

Ma non si tratta di un passo indietro della Procura che, anzi, conferma di aver raccolto ulteriori indizi a sostegno della colpevolezza della Bonino. La richiesta di revoca della misura è motivata dal fatto che è passato più di un anno dai fatti contestati alla donna e soprattutto dalla constatazione che sono venute meno le esigenze cautelari.

Non va dimenticato che, al momento, l’infermiera risulta solo indagata e, anche se su di lei ci sono indizi importanti, come ha ribadito di recente la Cassazione annullando l’ordinanza di scarcerazione del tribunale del riesame di Firenze, non sussiste alcuno dei presupposti necessari per la custodia cautelare: rischio di reiterazione del reato, inquinamento delle prove, pericolo di fuga.

Fra l’altro da poche settimane il giudice del lavoro ha respinto il ricorso dell’infermiera che chiedeva di essere reintegrata nel reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Piombino, proprio quello dove si sono verificate le morti sospette. La donna al momento è a casa, un po’ nell’abitazione di via Primo Maggio a Piombino e un po’ in quella della famiglia del marito nella campagna di Rio Marina, e l’Asl le passa la percentuale di stipendio dovuta, per legge, ai dipendenti sospesi. In sostanza, anche se venissero provati i sospetti della Procura su di lei, Fausta Bonino al momento non è in grado di nuocere allo sviluppo dell’indagine.

La richiesta di revoca della Procura è arrivata dopo che la Cassazione aveva bocciato l’ordinanza di scarcerazione emessa il 20 aprile dell’anno scorso dal Tribunale del riesame di Firenze. Secondo i giudici della suprema corte, il Riesame aveva travisato molti dei gravi indizi raccolti dalla Procura, rimandando il giudizio sulla misura cautelare allo stesso Riesame, ma con una diversa composizione.

Ci si poteva aspettare che la Procura di Livorno, ottenuto questo risultato, rimanesse ferma sulla sua linea, ma evidentemente il procuratore Squillace e il sostituto Mannucci hanno valutato che, pur rimanendo in piedi il grave quadro indiziario, siano venute meno le esigenze cautelari e dunque per onestà intellettuale hanno chiesto la revoca della misura. Quindi non sarà neppure necessaria una nuova udienza del Riesame, Fausta Bonino potrà attendere il processo da donna libera.

L’inchiesta intanto va avanti con ulteriori interrogatori a 360 gradi da parte della Procura e le udienze dell’incidente probatorio dopo la riesumazione di otto salme, avvenuta qualche mese fa. Sono in corso, in laboratori ad altissima tecnologia di Roma, le autopsie che dovranno dimostrare le forti concentrazioni di eparina nelle salme. Non sarà impresa facile, visto che il potente anticoagulante tende a scomparire dai tessuti in tempi molto brevi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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