Sigaretta dimenticata scatena il rogo, muoiono carbonizzati
I corpi di due giovani trovati nel casolare diroccato di Empoli L’edificio è della famiglia dell’allenatore della Roma Spalletti
EMPOLI. Due uomini, probabilmente giovani e di origine romena, sono morti carbonizzati al primo piano di quella che ormai da almeno sei mesi era divenuta la loro abitazione, stretta tra la strada e la ferrovia, a pochi metri della superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Ma anche contornata da ruderi e rifiuti. Senza acqua, senza luce.
Ancora non si sa chi siano questi due uomini e nemmeno esattamente quello che sia accaduto dopo le 3. All’origine delle fiamme, secondo una prima ricostruzione, una candela, o una sigaretta accesa, che avrebbe fatto da miccia in una stanza adibita a camera da letto e cucina.
Un luogo contornato di sporco e con indumenti in terra che avrebbero facilitato il rapido propagarsi delle fiamme. E della morte.
L’allarme è partito poco prima delle tre quando alcuni automobilisti di passaggio hanno visto fumo e fiamme uscire da una finestra del casolare. Da qui l’intervento dei vigili del fuoco di Empoli, con sette uomini e due autobotti, e dei carabinieri della stazione di Empoli. A nulla, però, è valso il loro intervento perché i corpi sono stati trovati carbonizzati su due brandine nella stanza al primo piano dove era stata sistemata anche una cucina economica con un tubo che portava i fumi fuori. I due corpi sono, al momento, all’istituto di medicina legale di Firenze dove sono in corso accertamenti sul Dna per arrivare alla loro identificazione. L’edificio, che è di proprietà della famiglia dell’allenatore della Roma Luciano Spalletti, è stato sequestrato dalla procura di Firenze in attesa che siano completati gli accertamenti.
I carabinieri, nello stesso tempo, stanno raccogliendo testimonianze tra le persone che abitano nella zona per capire chi e da quanto abitava nell’immobile che, tra l’altro, ha le finestre murate e un cancello di ferro a sbarrare accessi abusivi. Ma, da quanto visto dai vicini, ormai da oltre un anno l’edificio era abitato. Lungo la rete che circonda la proprietà, sulla via Livornese, era stato aperto un varco. Così come era stata forzata una porta d’accesso al piano terra.All’interno i due utilizzavano solo una stanza al primo piano, quella che poi l’altra notte ha preso fuoco, dove avevano i letti e la cucina a legna.
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