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«Mica ho bombe». E lo arrestano

«Mica ho bombe». E lo arrestano

Thailandia, grossetano inguaiato da una battuta in aeroporto. Patteggia e paga 1300 euro per tornare

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GROSSETO. Ha dovuto – suo malgrado – riconoscere l’accusa di procurato allarme e ha patteggiato due anni e mezzo di carcere. Solo così ha potuto far sì che il giudice convertisse la pena della reclusione in una semplice multa di poco più di mille euro. E, non appena gli sarà riconsegnato il passaporto, salirà sul primo aereo utile e lascerà la Thailandia per rientrare nella sua Grosseto. «Vorrei però, davvero, che nonostante quello che mi è successo, non si parlasse male della Thailandia», fa sapere da Phuket il diretto interessato, Giorgio Pasquinucci.

La vicenda di Pasquinucci, il grossetano arrestato il 20 febbraio all’aeroporto di Phuket per aver pronunciato una battuta in italiano fraintesa dalla poliziotta che gli stava controllando lo zaino, poco prima di imbarcarsi, ha avuto un’improvvisa accelerazione e una conclusione dolce amara.

Pasquinucci ha scongiurato il carcere e potrà tornare in Italia, ma resta l’amarezza per essersi visto addebitare un’accusa per lui ingiusta, scaturita – come ha raccontato lui stesso al Tirreno in un’intervista – da un fraintendimento bello e buono. Pasquinucci, 70 anni, insegnante in pensione, aveva appena trascorso una vacanza in Thailandia e si trovava al controllo bagagli dell’aeroporto di Phuket quando una poliziotta ha cominciato a ispezionargli lo zaino con il computer. Il pensionato, che era lì con il fratello e un amico, ha raccontato di essersi lasciato sfuggire una battuta in italiano: «Non c’ho mica le bombe». L’agente, però, non parlando italiano, ha compreso solo la parola “bombe”, più o meno uguale all’inglese “bomb”. In un batter d’occhio Pasquinucci è stato separato dai compagni di viaggio e rinchiuso prima nella cella dell’aeroporto e poi nel carcere di Phuket con l’accusa di presunto tentato allarme, un reato che nella Thailandia bersaglio di continui attentati terroristici può costare fino a 5 anni di carcere. A Pasquinucci è stato assegnato un avvocato d’ufficio che è riuscito a farlo scarcerare dopo il pagamento di una cauzione da 1.300 euro. Il pensionato ha quindi atteso in un albergo della città thailandese il processo, con l’animo dilaniato dalla preoccupazione, per la pena a cui rischiava di venire condannato, dalla rabbia, per essersi trovato accusato di un reato che non aveva commesso; dallo sconforto, per non aver ricevuto dall’ambasciata italiana l’aiuto che aveva sperato di avere in questi momenti difficili.

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