Finanza
Botte e uno stupro nelle caserme
Una ventina di carabinieri indagati in Lunigiana, ma quelli coinvolti nelle violenze sarebbero 4 o 5
I carabinieri di quattro caserme della Lunigiana - Pontremoli, Aulla, Licciana Nardi e Albiano Magra - indagati dalla procura di Massa Carrara con accuse pesanti come violenza sessuale, violenza privata e lesioni aggravate. In tutto sono coinvolti più di una ventina di militari. Per gli inquirenti - l’inchiesta la stanno conducendo i colleghi della polizia giudiziaria e riguarda il periodo dalla fine del 2015 alla fine del 2016 - hanno abusato del potere dato dalle divise che indossavano. Prima pestando un extracomunitario fermato per un controllo anti spaccio, poi molestando una lucciola pizzicata sul posto di lavoro e infine usando metodi bruschi (per usare un eufemismo) che hanno limitato la libertà di altre persone che hanno avuto la sfortuna di imbattersi in una di quelle pattuglie che gravitavano in questa lingua di terra tra la provincia apuana e quella spezzina. I reati contestati sarebbero stati compiuti dietro le quattro mura delle caserme finite nel mirino e poi - secondo la Procura di Massa - nascoste ai superiori verbalizzando il falso. Come nel caso del magrebino picchiato e finito all’ospedale (la prognosi secondo il rapporto fu di appena 5 giorni), la vicenda da cui sarebbepartita l’inchiesta, snche se il procuratore capo Aldo Giubilaro non lo conferma. Ma tra i reati contestati ci sono anche quelli di corruzione e concussione, che coinvolgono due civili finiti nel registro degli indagati. Impossibile capire a quale titolo, dato che le difese per ora hanno in mano i provvedimenti di sequestro che hanno portato alle perquisizioni dei luoghi di lavoro dei militari e delle loro abitazioni. Lì sono stati acquisiti i fascicoli di numerose operazioni eseguite, mentre nelle case dei carabinieri di Pontremoli, Aulla, Albiano Magra e Licciana sono stati presi computer, tablet e sim telefoniche. E questo fa intuire che ci siano delle intercettazioni che confermano, almeno in parte, le accuse.
Giubilaro però ieri ha voluto ridimensionare la vicenda. Non per quanto riguarda la gravità di quello che è accaduto, ma per i numeri. Nel senso che è stato necessario indagare tutti i militari per esigenze processuali, «ma gli individui coinvolti sono pochi e anche gli episodi sono circoscritti». Per fare chiarezza il procuratore capo ha incaricato il nucleo di polizia giudiziaria. E in queste ore il maresciallo Antonio Munda sta consultando le carte che ha trovato durante le perquisizioni fatte ai suoi colleghi. Sarà un lavoro certosino che richiederà pazienza. Però da quei fascicoli possono spuntare altre incongruenze, altri interventi compiuti con modalità poco chiare.
La procura è stata costretta al clamore della scorsa mattina perché aveva necessità di chiudere le caserme per poter prendere tutto quello che serviva all’indagine. Adesso, però, per non vanificare il lavoro deve andare coi piedi di piombo, proteggendo soprattutto quello che potrebbe rivelarsi il teste chiave: il nordafricano che sarebbe stato picchiato da alcuni dei carabinieri finiti nel registro degli indagati. Ma Giubilaro ha anche un’altra necessità: non far montare il caso. «Non vorrei che questa vicenda assumesse una dimensione che poi col passare del tempo sarebbe difficile da ridimensionare. Insomma, non vogliamo creare dei mostri e soprattutto vogliamo rispettare l’Arma e quello che rappresenta. I fatti se verranno accertati saranno circoscritti a pochi individui e se questi hanno sbagliato pagheranno, sia che indossino una divisa sia che non la indossino».
Non resta che aspettare la prossima carta che giocheranno gli inquirenti, dato che le difese andranno al riesame per ottenere il dissequestro di quello che è stato acquisito martedì all’alba.
Danilo D’Anna
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