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Toscana, la fuga dai vaccini che minaccia la nostra salute: a Livorno i più scettici

di Ilaria Bonuccelli
Toscana, la fuga dai vaccini che minaccia la nostra salute: a Livorno i più scettici

La copertura nei primi due anni di vita deve essere del 95% ma per alcune patologie è del 78%. Così rischiano di tornare. Gli esperti: "Il problema che deve essere affrontato è la costante diminuzione delle vaccinazioni in età pediatrica"

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LIVORNO. Il primato negativo spetta a Livorno. Proprio dove lo scetticismo da vaccini cresce più in fretta che altrove. In prima fila, sventola la bandiera il sindaco a Cinque Stelle. «Libero vaccino in libera Toscana», rivendica Filippo Nogarin, contro la Regione che si prepara ad approvare l’obbligo di vaccinazione per i bambini che vogliano frequentare nidi e materne. Ma è proprio la sua Asl che ha i dati più bassi di vaccinazione fra i bambini fino a 24 mesi. Un caso su tutti, significativo: la vaccinazione contro il morbillo è all’84,7%, quasi dieci punti meno rispetto alla soglia di sicurezza stabilita dall’Organizzazione mondiale di Sanità. E comunque quasi quattro punti sotto la media regionale che è preoccupante.

VACCINAZIONE RIDOTTA

In Toscana, dunque, i bambini (fino a 24 mesi) non sono “protetti” abbastanza contro le malattie infettive. Non secondo i parametri internazionali, da applicare ai Paesi sviluppati. Non lo sono per malattie importanti, come la rosolia, la parotite, il morbillo: nel 2015, la percentuale di vaccinazione regionale, nei bambini fino a 24 mesi, era intorno all’88,7% (con un’oscillazione minima fra le tre patologie).

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IL CROLLO DELLA VARICELLA

Ma il crollo vero, nelle vaccinazioni, spetta alla varicella che nel 2015 tocca la soglia del 78%. Quasi 14 punti meno di una decina di anni fa. Si tratta di percentuali che spingono la Toscana verso la legge che impone la vaccinazione ai bambini che vogliano iscriversi alle scuole dell’infanzia. E che dall’altra scatenano le proteste di gruppi di genitori, contrari a sottoporre a 13 vaccinazioni (quelle obbligatorie e quelle facoltative) i propri figli entro i primi anni di vita. «Il problema che deve essere affrontato - esordisce la dottoressa Maria Grazia Santini, direttore dell’area di Igiene e Sanità pubblica dell’Asl Toscana Centro, Firenze, Prato, Empoli, Pistoia - è la costante diminuzione delle vaccinazioni in età pediatrica. Anche se per la maggior parte delle malattie, la percentuale di vaccinazione è appena sotto la soglia di rischio del 95%, stiamo assistendo a un calo costante e questa è una tendenza da non sottovalutare. Con tutta probabilità si deve riferire all’assenza di percezione, nella popolazione, del rischio che deriva da queste malattie. Le persone pensano che non ci sia rischio a contrarre la varicella o il morbillo». Magari perché pensano che queste malattie in buona parte siano scomparse. Invece - ricorda la dottoressa - l’unica malattia eradicata (dichiarata scomparsa, grazie alla vaccinazione) è il vaiolo.

ATTENTI AL MORBILLO

Tutte le altre malattie infettive ancora esistono e sono in circolazione. Ad esempio, secondo l’Istituto Superiore di Sanità fra i casi di morbillo registrati in Italia, 8 su 10 vengono contratti da persone non vaccinate. Non solo. L’italia risulta anche fra i 7 paesi europei con il maggior numero di casi di morbillo, insieme a Kyrgyzstan, Bosnia Erzegovina, Federazione Russa, Georgia, Germania e Kazakhistan. «Potrei dire - aggiunge la dottoressa Santini - che l’Italia ha il primato di casi di morbillo in Europa, malattia che colpisce anche giovani adulti e non solo bambini, con complicanze importanti, a cominciare dalle encefaliti. Questi dati servono per far capire che, malgrado le vaccinazioni, certe malattie non sono scomparse. I batteri, i virus sono ancora in circolazione. E se non ci proteggiamo in modo adeguare, le malattie possono tornare. Ad esempio, ci sono stati di recente anche casi di difterite, in Spagna. E se sono stati in Spagna, nulla vieta che arrivino pure in Italia».

I PERICOLI DA PERTOSSE

Di sicuro, già ci sono molti casi di pertosse «che se colpisce i bambini nei primissimi mesi di vita può anche avere un esito fatale, nel caso in cui non siano vaccinati». L’ammonimento della dottoressa Santini è serio, «Ci sono stati casi di decessi di bambini molto piccoli, prima della vaccinazione prevista al terzo mese. A volte i neonati sono stati contagiati da familiari adulti perché sappiamo che la malattia non dà un’immunità permanente e ci si può ammalare di nuovo anche in età adulta».

VACCINAZIONI IN GRAVIDANZA

Contro questa eventualità, ad esempio, è stata elaborata la strategia del “bozzolo”: «Nelle famiglie dove si aspetta un bambino - spiega la dottoressa Santini - tutti i familiari vengono vaccinati contro la pertosse, in modo che non possano ammalarsi e infettare il neonato». Inoltre le più recenti linee guida prevedono «che sia vaccinata anche la puerpera fra la 28° e la 32° settimana di gravidanza, in modo che la mamma possa trasmettere l’anticorpo al bambino per il periodo (fino a tre mesi) nei quali non è ancora coperto dalla vaccinazione». In questo modo si aumenta il tasso di protezione, visto che anche per la pertosse è sotto il 95% .

Allo stesso modo alle mamme in gravidanza, è raccomandata la vaccinazione anti-influenzale nel 2° e 3° trimestre.

GENITORI CONTRO I DATI

Ma per i Genitori del no della Toscana - fa presente la portavoce Alessandra Ghisla - i dati forniti dalla Regione non sono corretti « perché si riferiscono al ciclo completo della vaccinazione. I bambini che iniziano il ciclo delle vaccinazioni sono molti di più anche in Toscana, come cita pure l’Organizzazione mondiale della Sanità. Molti genitori cominciano a seguire il calendario vaccinale, ma poi si fermano perché sono colti dai dubbi sull’efficacia e sulle conseguenze delle vaccinazioni. Quindi, portano avanti la battaglia sulla libertà di scelta di poter vaccinare i propri figli. Non siamo un movimento “no vaccini”, ma per la libera vaccinazione». Che è poi quello che rivendica anche M5S a livello regionale: «Nessuna demonizzazione dei vaccini, ma solo libertà di scegliere».

ANCHE UNA MORTE È UN FALLIMENTO

Tanto più che non esisterebbe emergenza sanitaria in Toscana. Neppure per la meningite, con i 60 casi in due anni (decessi compresi). Di cui un bambino di 22 a Lucca, non vaccinato. «Per me, anche perdere un solo bambino per meningite, sapendo che avremmo potuto salvarlo con un vaccino - replica Stefania Saccardi, assessore regionale alla Sanità - è una sconfitta del sistema sanitario. Perciò insisto sulla vaccinazione obbligatoria. Oltretutto nelle scuole non dell’obbligo».

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