Il Tirreno

Toscana

Una piscina che non c’è e una città che vuole risorgere

di Alessandro Gasperini
Una piscina che non c’è e una città che vuole risorgere

Montecatini e la crisi delle Terme: uno straordinario futuro già alle spalle

6 MINUTI DI LETTURA





MONTECATINI. «Ecco i più splendidi panorami che abbia mai visto». La frase, attribuita a Giuseppe Verdi, è scritta in una targa in via Mura Pietro Grocco, a Montecatini Alto. Nei pressi della panchina dove il Maestro era solito sedersi per ristorare il fisico e l’anima guardando giù verso quella valle incantata. E verso le Terme.

L’EPOCA DI VERDI E PUCCINI

Il Cigno di Busseto ha frequentato Montecatini per 19 anni consecutivi, a cominciare dal 1882. Era un gigante della sua epoca, al pari degli altri grandi compositori d’opera. La loro popolarità eguagliava quella che oggi vantano registi e star di Hollywood. E lui aveva scelto di “passare le acque”, come si diceva allora, proprio alla fonte miracolosa del Tettuccio. Incontrava nei suoi soggiorni estivi Arrigo Boito e Giulio Ricordi, e a Montecatini, all’hotel Plaza, ha composto il terzo atto di Otello e l’orchestrazione del Falstaff. Ma anche Giacomo Puccini lavorava alla Fanciulla del West all’hotel Appennino. Qui incontrava il maestro Arturo Toscanini ed Enrico Caruso. Ruggero Leoncavallo, invece, si innamorò di Montecatini al punto di comprare casa e vivere qui fino alla sua morte, nel 1919.

QUANDO L’IPPODROMO

NON C’ERA ANCORA

Questi sono solo alcuni dei personaggi che frequentavano questa elegante cittadina, paragonabile alla Montecarlo dei principi Grimaldi. Ma torniamo alla panchina di Verdi. Cosa vedeva da lassù? Probabilmente il suo sguardo correva verso il viale che oggi porta il suo nome, dallo stabilimento Tettuccio fino all’altro capo, dominato dalla basilica con il delizioso colonnato dorico di Cambray-Digny (poi demolita negli anni ’60 per far spazio a una chiesa più grande). Non c’era ancora, invece, l’ippodromo Sesana, realizzato una quindicina di anni dopo la sua morte, nel 1916, che oggi con le sue luci squarcia la notte e assomiglia a un’astronave atterrata vicino al cuore della città. Per il resto, vista dall’alto, era la Montecatini Terme che si scorge ancora oggi, con i suoi grandi alberghi e quel che è rimasto del Kursaal.

GRACE E RANIERI DI MONACO

Ma è scendendo a valle che ci si accorge che quel mondo dorato è tramontato. Ad altezza d’uomo quegli edifici mostrano tutti i segni del tempo, gli stabilimenti termali (fino a una ventina di anni fa ce n’erano almeno 8 attivi) si sono drasticamente ridotti, e arrancano. Non sono più i tempi della Belle Époque, ma neanche quelli del boom economico del dopoguerra e dei divi americani che da Cinecittà sciamavano nei grandi alberghi, al pari della loro ex collega Grace Kelly a braccetto con il suo principe Ranieri sotto i colonnati del Tettuccio. E la gente correva a frotte da tutta Italia per accaparrarsi una camera d’albergo. I “cummenda” milanesi nei grandi hotel, i più modesti impiegati statali nelle pensioni.

OTTOMILA PRESENZE AL GIORNO

Tutti a inseguire il mito della città simbolo dell’eleganza, il sogno di incrociare dal vivo, all’ora dell’aperitivo, al Gambrinus come al Kursaal, quei divi che avevano visto solo sulle copertine dei rotocalchi. Al Tettuccio si contavano fino a ottomila presenze giornaliere.Tante, troppe forse per i personaggi del jet set, amanti della privacy, che a poco a poco decidevano di trasferirsi verso le località marine. E allora nella città termale restavano gli altri, i piccolo borghesi che si accontentavano di bere la stessa acqua salutare che i vip, prima di loro, avevano sorseggiato seduti ai tavolini delle terme nei grossi bicchieri che venivano loro consegnati dalle “mescitrici”, le ragazze con i grembiuloni a righe bianco-celesti che li riempivano attingendo dalle eleganti fontane.

L’AIUTINO DELLA MUTUA

C’era anche un altro motivo che li spingeva a passare un paio di settimane a Montecatini: la mutua. Il servizio sanitario nazionale, infatti, rimborsava le spese per le cure. Bastava andare dal medico e farsi fare la ricetta. Così, dopo i 15 giorni passati al mare in Riviera o in Versilia, le famigliole si prendevano un altro periodo di riposo, una sorta di “ferie aggiuntive”.Pagavano solo la camera dell’albergo, che poteva anche essere in una delle tante modeste ma ben curate pensioncine a conduzione familiare spuntate come i funghi. E c’era lavoro per tutti.

Un altro balzo in avanti, fine degli anni ’80, e fine dei contributi della mutua. Le terme (non solo a Montecatini) entrano in un lungo tunnel. Finché lo Stato decide di disfarsene e le “regala” a Comuni e Regioni.

IL BENESSERE E IL DISASTRO

Montecatini deve reinventare un prodotto termale in grado di attrarre gli italiani, ma anche gli stranieri, che sempre più numerosi percorrono il Belpaese (in quegli anni, primi fra tutti i tedeschi). Ma è difficile convincere la gente, nell’ultimo decennio del secolo, a venire a bere acqua calda per combattere la stipsi. Serve qualcosa di più moderno nell’epoca in cui impera la cura del corpo: il benessere, il fitness. Anzi, no: il “wellness”. Parolina magica che all’inizio degli anni 2000 un imprenditore marchigiano, Mauro Scaramucci, patron della “Vitawell”, pronuncerà per convincere la proprietà pubblica, Comune e Regione, a farsi assegnare la gestione delle terme. Con il suo progetto batte la cordata di albergatori locali anche loro candidati a rilevare la conduzione di questo imponente complesso di stabilimenti disseminati in un’area pari ai due terzi del centro cittadino.

Finirà in un disastro. Il gruppo di Ascoli Piceno nel 2007 fa bancarotta. Anni di stop, invece che di rilancio, per Montecatini, e la piscina termale, vero motore della rinascita all’insegna del benessere, resta un sogno ancora non realizzato.

ARRIVA FUKSAS

Allora Regione e Comune ci provano da sole, contattano l’archistar Massimiliano Fuksas e gli commissionano il progetto del più grande “bagno romano” con acqua termale d’Europa. Costo: una trentina di milioni. Le ex Leopoldine diventano un cantiere, ma dopo poco finiscono i soldi e i lavori si fermano. A marzo saranno 6 anni di stop.

LA REGIONE VENDE

Arriviamo all’oggi. La Regione dichiara che le terme non sono più beni strategici e, in sostanza, le mette in vendita. Entro giugno. Apriti cielo. Albergatori e categorie economiche insorgono: niente in contrario alla privatizzazione, ma servono un programma ben definito e tempi più lunghi. Nel frattempo imprenditori locali si uniscono per cercare di mettere insieme almeno 5 milioni per l’acquisto di azioni della società. E altri imprenditori italiani e stranieri si affacciano alla Palazzina Regia, la sede della società, per capire quali “pezzi” di terme potrebbero gestire. E a quale prezzo.

Tra questi, un “self made man” come Giovanni Fiori, con interessi in Usa e rapporti con i cinesi, ex amministratore unico proprio delle Terme di Montecatini Spa, e profondamente legato alla città (anche dal punto di vista degli affari). O il gruppo Quadrio Curzio, che da anni fa la spesa nei centri termali più importanti d’Italia: Bormio, Dolomiti, Milano, Torino, Roma, San Pellegrino, Pré Saint Didier.

MANCA IL PREZZO

E se qualcuno volesse invece comprare? Già, quanto costerebbe diventare proprietario delle Terme di Montecatini? Ebbene, proprio venerdì scorso è stato emesso un bando per una “manifestazione d'interesse finalizzata all’individuazione di un advisor economico-finanziario”. A cui, tra le altre cose, è richiesta “la valutazione dell’azienda nel suo insieme, nonché divisa per rami d’azienda”. Insomma: la volontà di vendere, da parte della proprietà, c’è. Ma non si ha ancora una idea precisa di quanto vale il patrimonio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web