Il Tirreno

Toscana

Unione civile "in esilio": da Cascina a Pisa per sposarsi. Monica Cirinnà: ora basta trucchi

di Danilo Fastelli
Lo scambio degli anelli a Pisa e la sala vuota a Cascina
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Lo scambio degli anelli a Pisa e la sala vuota a Cascina

La sala era stata negata perché formalmente occupata da un convegno. Ma il giorno delle nozze è rimasta vuota. La sposa: "Sono amareggiata". La senatrice: "Con i decreti in arrivo certi giochetti non saranno più possibili"

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IL CASO - La data era stata fissata al 21 gennaio. Michela Maccioni, 49 anni, e Debora Musetti, 50 anni, operaie cascinesi, dopo 14 anni insieme volevano celebrare l’unione civile nel loro comune. Ma dal momento della richiesta, è partito un braccio di ferro con l’amministrazione di Cascina guidata da Susanna Ceccardi che si è conclusa con la resa: il 21 si sono sì unite, ma a Pisa. Stremate da una serie di “no” del Comune. Il primo: la sala era occupata per un convegno. Per non unirsi all’ufficio anagrafe, Michela e Debora hanno spostato la data e ripresentato la richiesta. Un consigliere Pd, Lorenzo Ragaglia, era disposto a celebrare. Ma la delega, senza troppe spiegazioni, è stata rifiutata dalla sindaca. E ora si scopre che il 21 gennaio nella sala non c’era niente. Ceccardi spiega: «La manifestazione è stata annullata perché l’assessore ha avuto un problema». «Si sono sposate a Pisa? – aggiunge – Contente loro, contenti noi». «Sono felice – dice Michela – ma mi chiedo cosa abbiamo fatto per meritarci un simile trattamento».

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L'INTERVISTA - La promessa d’amore Michela e Debora a Cascina avrebbero potuto scambiarsela solo dietro a una scrivania dell’ufficio anagrafe. Non proprio il massimo per quello che si vorrebbe il giorno più felice della vita. La loro unione civile nella città governata dalla leghista Susanna Ceccardi di fatto non è stata possibile. Ufficialmente per indisponibilità della sala consiliare. Che poi è rimasta vuota.

Senatrice Monica Cirinnà, qual è il suo giudizio?
«Ho ricevuto le foto dell’unione civile a Pisa e in tempo reale quelle della sala comunale di Cascina deserta. Ho avuto la prova provata di quanto sia stato discriminatorio e meschino l’atteggiamento dell’amministrazione».

Come è stato possibile aggirare la legge che porta il suo nome?
«È evidente che a Cascina sono riusciti a usare un escamotage prima dell’entrata in vigore dei decreti attuativi sulle unioni civili che dovrebbero essere pubblicati in Gazzetta ufficiale tra domani e dopodomani (tra lunedì 23 e martedì 24 gennaio, ndr). Sotterfugi squallidi come questo non saranno più possibili. Capisco che le ragazze non abbiano più voluto indugiare, e il mio cuore è con loro. Se avessero aspettato avrebbero vinto una battaglia privata ma anche politica».

Cosa cambia con i decreti definitivi rispetto a oggi?
«Il decreto ponte di Alfano non specificava nulla rispetto al rito. Il primo dei tre decreti Orlando, invece, dà istruzioni ai Comuni su tutto: il sindaco con la fascia, i testimoni, la delega, le sale. Non sarà più possibile per un sindaco nascondersi dicendo: “Beh, ma dove sta scritto?”».

Lei è stata a Cascina dopo l’approvazione della legge, che la sindaca Ceccardi aveva definito “registrucolo degli omosessuali” invocando l’obiezione di coscienza.
«Ricordo una piazza pienissima di persone che volevano vedere riconosciuti dallo Stato i loro diritti. Sanciti da una legge che non toglie nulla a nessuno ma restituisce solo una possibilità a chi finora non l’ha avuta».

Quante Cascina ci sono in Italia?
«Sempre meno. E quasi tutte amministrate dalla Lega o dalla destra. Ma essere un sindaco discriminatore non porta fortuna. Tanti amministratori che all’inizio avevano alzato la voce, ora hanno ridimensionato la loro contrarietà. Anche perché chiunque diventa sindaco deve esserlo di tutti. Può fare cose con maggiore o minore piacere, può delegare, ma mai ostacolare la legge».

Niente più porte in faccia, quindi?
«Quando una legge è chiarita dai decreti, ci si può rivolgere al prefetto per farla rispettare. Non c’è più scampo per gli escamotage e neanche per le balle, come in questo caso».

Intanto i primi due cittadini cascinesi che hanno chiesto al Comune di celebrare la loro unione civile non l’hanno potuto fare.
«È un episodio che segna una comunità. Ed è una macchia sul curriculum di un sindaco. Spero che i cittadini se lo ricordino».

Perché crede che opporsi alle unioni civili sia di destra?
«Pensi a Trump: appena insediato ha colpito la legge sulla sanità e ha detto che non sarà dato seguito né alle norme sul clima né a quelle sull’inclusione dei gay. Sono i primi tre atti di un politico profondamente di destra. Si fa presto ad ascrivere a questa destra – becera, oscurantista e in definitiva fascista – coloro che in Italia militano sotto tante sigle ma sempre a quella parte del pensiero fanno capo. È la destra più retriva a occuparsi con cattiveria di questi temi».

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