Il Tirreno

Toscana

Banca e Coop spariscono, il paese chiude - Video

di Alfredo Faetti
Il borgo antico di Gavorrano
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Il borgo antico di Gavorrano

Gavorrano rischia di perdere tutti i servizi comprese le Poste a Ravi. Comune mobilitato

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GAVORRANO (Grosseto). Nel cuore del paese c’è un antico palazzo con una targa all’ingresso. «Dentro queste mura - si legge - trascorse gli ultimi anni della propria vita Pia dei Tolomei, immortalata da Dante Alighieri». È la Pia del Purgatorio che «Siena mi fè, disfecemi Maremma». Come dice la gente in piazza: «Le cronache di Gavorrano le trovi già nella Divina Commedia». Dai piedi del palazzo si vede chiaramente l’insegna rosso sgargiante InCoop, punto vendita di Unicoop Tirreno, compresa nella lista nera delle chiusure del nuovo piano industriale.

Una volta svoltato l’angolo, poi, troviamo la filiale del Monte dei Paschi di Siena, a rischio anch’essa: la banca era già intenzionata a chiuderla il prossimo 31 gennaio, ma le pressioni del Comune e dei cittadini (raccolti in una petizione) hanno fatto sospendere per ora questo provvedimento. Quattro chilometri più in là, infine, nella frazione di Ravi, l’ufficio postale è costantemente sul filo del rasoio: sono anni che Poste Italiane vuole tirar giù la saracinesca una volta per tutte e se ancora non c’è riuscita è solo grazie alla valanga di ricorsi al Tar coordinata dall’Anci, a cui si è affiancata anche l’amministrazione gavorranese.

«Con queste chiusure i paesi muoiono - dice la sindaca Elisabetta Iacomelli -. I Comuni possono fare la loro parte ma hanno un potere limitato: se non c’è la sensibilità dei privati e delle altre istituzioni la strada è segnata». Al tempo delle miniere, oltre agli abitanti, Gavorrano ospitava centinaia di lavoratori della Montecatini. Oggi invece i residenti cono circa settecento (soprattutto anziani) e la gente ha voltato lo sguardo verso il turismo e la qualità, gettando le basi per un borgo confortevole e pittoresco. La tipica immagine del paese toscano. La comunità è solida, tanto che in alcune frazioni sono ancora presenti realtà medioevali come la società del Mutuo Soccorso.

Una storia secolare che oggi scricchiola di fronte alla crisi delle grandi realtà finanziarie, chiamate a far quadrare i conti dei propri bilanci. E nei piccoli paesi, le sedi non producono grandi numeri. Un esempio è il punto vendita di Unicoop Tirreno, subito inserito tra i negozi da chiudere all’interno del piano industriale stilato dal management di Vignale Riotorto, che mira alla chiusura di tredici negozi e a circa 700 esuberi per tornare a far utili dal 2019, dopo aver perso qualcosa come cento milioni negli ultimi sei anni. «I dirigenti hanno fatto sparire i soldi per anni e ora le conseguenze le paghiamo noi» dice un pensionato nel bar della piazza.

A dieci metri di distanza sta per iniziare un confronto tra i tre dipendenti del punto vendita e le sigle sindacali, proprio per fare il punto della situazione alla luce delle novità. «La preoccupazione è rivolta ai lavoratori, nessuno escluso, ma anche al tessuto sociale del paese, alle prese con molti problemi» spiega al termine Alessandro Stacchini della Filcams Cgil. «Se non ci saranno novità dall'azienda si andrà verso degli scioperi, anche a Gavorrano» annuncia Antonietta Ricciuto della Uil Tucs. La sindaca ha già iniziato a discutere con le parti, ma intanto è in cerca di un piano B, visto che a parte l’InCoop non ci sono altri negozi alimentari in paese. «Se alla fine il negozio verrà chiuso - dice Iacomelli - ci auguriamo di trovare un altro privato che voglia rilevare l’attività, dando l’opportunità di nuovi posti di lavoro».

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Sono giorni frenetici per la sindaca, chiamata a combattere anche con Mps. La banca senese infatti a dicembre ha fatto sapere che avrebbe chiuso la sua filiale il 31 gennaio, lasciando sguarnito il borgo di sportello bancomat e di qualsiasi istituto di credito. L’operazione però è stata sospesa: una petizione dei cittadini, che ha raccolto qualche centinaio di firme, e le pressioni del Comune, hanno congelato questa chiusura, che comunque rimane tutt’altro che scongiurata. «La banca ha un piano di ristrutturazione che prevede 26mila esuberi e a qualcuno dovrà pur toccare» ha fatto intendere il responsabile provinciale Mps all’amministrazione. Il punto infatti è proprio questo: né il negozio Coop né la filiale Mps registrano numeri abbastanza significativi per poter uscire dai programmi di taglio dei rispettivi management.

L'esatto contrario di quanto avviene nella frazione di Bagno di Gavorrano, a valle rispetto al borgo, un tempo semplice stazione e oggi divenuto il vero centro urbano del comune con circa 3mila abitanti, dove infatti si stanno spostando tutti i servizi. «Ma se ragioniamo così i paesi sono spacciati - continua Iacomelli - La banca e il supermercato non riforniscono soltanto i residenti, ma anche il territorio circostante: i cittadini vengono in paese per svolgere delle commissioni e sanno che possono far riferimento a questi servizi». Una battaglia del tutto simile a quella combattuta nella vicina Ravi, un paese che al tempo delle miniere contava quasi ottocento abitanti contro i duecento attuali.

Qua la lotta, che ha coinvolto anche senatori come Alessia Petraglia (Sel) ha riguardato l’ufficio postale, fino al 2015 compreso tra quelli da chiudere. Il Comune allora si è accodato ai ricorsi al Tar promossi dall’Anci in tutta la Toscana e alla fine si è visto dar ragione dal giudice. Ma anche su questo ufficio, il rischio chiusura è costante. «Porteremo avanti la stessa battaglia fatta con Poste anche con Coop e Mps - conclude la sindaca -. Ma i Comuni possono fare poco in questi casi. Se non c’è sensibilità dall’alto, i paesi, privati dei servizi essenziali, non possono andare avanti».

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