Il Tirreno

Toscana

Scuole freezer, in aula con le coperte

Scuole freezer, in aula con le coperte

Caldaie rotte o infissi fatiscenti e le classi delle superiori “sfiorano” i 13 gradi

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LIVORNO. Scuola chiusa per freddo. Una formula che rischia davvero di essere aggiunta al “chiuso per ferie” in Toscana. Al rientro delle vacanze di Natale, gli studenti della maggior parte delle scuole superiori hanno trovato le loro aule gelide.

Caldaie rotte o perfettamente funzionanti, ma inutili, quando gli infissi sono scadenti o quando le finestre non ci sono e quando le porte a malapena si chiudono. D’altronde questo è lo stato di (cattiva) salute delle scuole superiori toscane, di proprietà delle Province. Queste sono sull’orlo del fallimento e di soldi da spendere, che sia per le scuole o per le strade, ne hanno ben pochi (leggi articolo sopra). La manutenzione non viene fatta e allora succede che gli edifici cadano a pezzi, che tutto cada a pezzi. Caldaie comprese. E a pagare sono gli studenti, costretti a fare lezioni con pile e giacconi.

All’isola d’Elba ieri, gli alunni del liceo classico Cicognini Rodari sono usciti prima, alle 11, perché il termometro aveva toccato i 13 gradi. All’istituto professionale Colombo di Livorno invece gli studenti hanno fatto lezione attaccati ai termosifoni e imbacuccati nelle sciarpe. Altri studenti toscani invece si sono rifiutati di fare lezioni al freddo, come in alcune scuole di Prato. «È una situazione di disagio che con l’ondata di gelo che ha colpito il nostro Paese - scrivono dalla rete degli studenti medi toscana - non favorisce minimamente l’insegnamento e l’apprendimento, considerando che si aggiunge alle già precarie condizioni di edilizia di moltissimi istituti, i quali non sono nuovi a problemi di questo genere. Non è la prima volta infatti che le nostre scuole si dimostrano inadeguate ad accogliere studenti e lavoratori». Le scuole superiori toscane sono circa 300, per un totale di 120mila studenti. La maggior parte di queste non vive di buona salute. Le Province toscane hanno 50 progetti pronti e cantierabili per un totale di 20 milioni di euro. Ma mancano i soldi. «A fronte della mossa del governo che decide di approvare lo School bonus rispondiamo con la convinzione che non sia questa la strada per garantire a tutti gli studenti un diritto allo studio reale», dicono gli studenti che chiedono invece finanziamenti statali e «che questi debbano essere destinati in primo luogo al risanamento delle strutture che ci ospitano; vogliamo garantita la nostra sicurezza».

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