La protesta
Province in dissesto Strade abbandonate e a rischio se nevica
Ginanneschi (Upi): «Non abbiamo mezzi, ci saranno problemi» Il caso più clamoroso è la Camporcioni a Chiesina Uzzanese
INVIATA A CHIESINA UZZANESE. Il rumore in sottofondo, a un certo punto, diventa quasi insistente. Tun tututun tututun. Come con un trattore su un’antica mulattiera. Una buca, un’altra buca, un’altra buca ancora. Solo che al posto del mezzo agricolo hai un’auto e quello non è un bosco ma una strada provinciale. È la Camporcioni, sei chilometri di asfalto sbriciolato che da Chiesina Uzzanese portano diritto a Montecatini. La Provincia di Pistoia, i soldi per ripararla, la strada, non li ha. Solo lo scorso anno ha rischiato il default e si è salvata in extremis con lo stanziamento da parte del governo di 4 milioni di euro, come parte di un contributo destinato da Roma agli enti locali più in difficoltà. Ma il manto è talmente distrutto che la Provincia lo scorso anno è stata costretta, onde evitare incidenti o di chiuderla del tutto (è il collegamento principale fra i due comuni pistoiesi) a passare al piano b: abbassare il limite di velocità da 70 chilometri orari a 40. Come fosse un centro abitato.
Ma la Camporcioni è solo una delle numerose strade che non ce la fanno più e vanno avanti a suon di toppe. Dei 9mila chilometri di tratti provinciali in Toscana (1.500 dei quali montani), «l’80% avrebbe bisogno di interventi urgenti», secondo il direttore dell’Upi (Unione province italiane) Toscana, Mauro Ginanneschi. Frane, buche, erba incolta che invade la carreggiata. E l’illuminazione, poi, che non c’è. Tutto questo è all’ordine del giorno nelle strade delle Province.
Ora, immaginate, che su queste strade arrivi anche il ghiaccio o la neve (come d’altronde è stato annunciato dai meteorologi): percorrerle diventerebbe impresa da eroi. Anche perché, se succedesse veramente, «se cioè nevicasse anche nelle strade di pianura - spiega Giannaneschi - non avremmo né i mezzi né le risorse per intervenire ovunque e molte zone rimarrebbero isolate». E a quel punto sarà inutile maledire le Province, perché, nella matrioska delle colpe, stanno in fondo.
Tutto questo invece ha un nome preciso e si chiama “riforma Delrio”, il maldestro tentativo del governo di tagliare le Province senza tagliarle del tutto, in attesa del referendum costituzionale che avrebbe dovuto abolirle (se fosse passato il Sì) e che invece le ha salvate. Gli enti ora sono salvi, ma senza soldi. Sia nel 2015 sia nel 2016 (e succederà anche nel 2017) hanno infatti visto un taglio dei finanziamenti di un miliardo annuo. Adesso incassano qualcosina con le imposte Rc auto, ma troppo poco per tenere su la baracca.
La Regione Toscana ha attuato la Delrio con la legge 22 del 2015 riprendendosi le sue vecchie funzioni (ambiente, agricoltura, turismo) e i dipendenti provinciali così sono passati da 4.300 (contando anche Firenze, che adesso è città metropolitana) a 1.650 (mille sono stati trasferiti in Regione, circa 600 sono andati in pensione e gli altri nei Comuni). Ma in mano alle Province sono rimaste le scuole e le strade. Spese da sostenere senza soldi da spendere.
Secondo il Sose (letteralmente Soluzioni per il sistema economico, è una Spa che si occupa per il ministero di verificare l’efficienza della spesa pubblica), dal 2013 al 2015 in Italia gli investimenti per la sicurezza dei 130mila chilometri di strade provinciali sono crollati da 7.318 euro a 2.170 euro per chilometro. E quest’anno potrebbe andare peggio. Le Province dovrebbero infatti approvare i loro bilanci di previsione entro la fine di marzo. In caso contrario potranno spendere solo in dodicesimi. «Questo vuol dire - spiega il direttore di Upi Toscana - che se la provincia di Pisa aveva la possibilità di spendere dieci milioni, può spendere solo un dodicesimo di quei dieci milioni al mese. Ma nessuna, ad oggi, è in grado di approvare il bilancio».
La situazione è stata aggravata dalla crisi di governo. «Eravamo in attesa - spiega Ginanneschi - di 975 milioni, di cui circa 700 andavano alle Province e i restanti alle aree metropolitane. Ma il decreto del governo è fermo. E senza quello sarà difficile poter approvare i bilanci».
Eppure se arrivassero i soldi, sarebbero già pronti (e cantierabili) 78 progetti, tra tutte le Province toscane, per le strade, per un totale di 50 milioni di euro. Lo stesso vale per le scuole: 50 i progetti cantierabili, per un totale di 20 milioni di euro.
Se questa emergenza non verrà risolta «le ripercussioni sui servizi ai cittadini ci saranno», spiega il direttore dell’Upi. Lo hanno già visto gli studenti delle scuole superiori (leggi articolo sotto) che dopo le vacanze natalizie sono tornati in classe gelide. E il rischio è che i disagi si ritrovino anche fuori dagli istituti. «Abbiamo mezzi spazzaneve vecchi - spiega Ginanneschi - perché ovviamente non abbiamo soldi per comprarne di nuovi. Ma alcuni enti rischiano di non avere nemmeno i soldi per la benzina di quei mezzi».
Le soluzioni auspicabili adesso sono due: «lo sblocco dei finanziamenti», dice Ginanneschi e la modifica della riforma Delrio. Rendere le Province, vere Province.
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