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Meningite in Toscana, gli esperti: "Il 70% dei malati risulta fumatore"

di Ilaria Bonuccelli
Meningite in Toscana, gli esperti: "Il 70% dei malati risulta fumatore"

Dopo i nuovi casi, la Regione pensa a campagne mirate per la vaccinazione. L'indagine dall'Agenzia regionale della sanità: "C'è un portare sano ignoto comune ai pazienti"

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FIRENZE. Tra le strategie per combattere la meningite in Toscana, la Regione pensa anche a precise campagne da portare avanti nei locali e i tra i fumatori. Grande attenzione anche ai bambini.

IL 9% DEI NUOVI NATI NON VACCINATO

Cinque bambini contagiati da settembre dal meningococco C. Quattro vaccinati, uno no. Aveva 22 mesi ed è morto. In Toscana, risultano almeno 5-6000 bambini non vaccinati nei primi 24 mesi di vita: il 9% non è protetto contro il meningococco C. «Fino a quando restano sparsi per la Toscana, non ci sono problemi. Ma se per caso, più bambini non vaccinati si trovassero insieme, l’effetto protezione che si ha con la vaccinazione di massa (il cosiddetto “effetto gregge”) rischierebbe seriamente di essere compromesso», avverte Fabio Voller, coordinatore dell’osservatorio di epidemiologia dell’Ars, l’Agenzia regionale di Sanità della Toscana.

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In Toscana, infatti - rileva uno studio di Ars - oggi si calcola ), a 24 mesi di età (quindi nati nel 2013) « una copertura del 91% per i nuovi nati (e cioè per i nati dal 2013)». Considerando una natalità decrescente, intorno ai 27000 neonati l’anno, il calcolo del 9% dà 2.430 bimbi non vaccinati per ogni annata recente. E forse sarà un caso (ma magari no), i bambini che si sono ammalati da settembre a oggi, hanno tutti fra i 4 e i 9 anni. Sono tutti nati prima del 2013. Prima delle campagne di riflusso anti-vaccinazione. Anzi, proprio grazie al vaccino - dicono i medici - hanno evitato «conseguenze gravi, probabilmente», visto l’aggressi vità del ceppo C di meningococco che circola in Toscana. In realtà, fra c’è pure una bimba di 11 anni che ha contratto una meningite da pneumococco e risulta non vaccinata. Ma alla fine se l’è cavata. Come la maggior parte dei pazienti in Toscana «grazie alla rapida diagnosi della malattia». Un elemento comune alla maggior parte dei pazienti contagiati.

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COMUNE IL CEPPO C AGGRESSIVO

Più complicato, invece - ammette Voller - è trovare «elementi clinici comuni ai pazienti deceduti». Il denominatore per 6 persone su 7, dal bambino di 22 mesi al pensionato di 75 anni, è il ceppo St11 del meningococco C, particolarmente aggressivo. In alcuni casi ha consumato il paziente dopo giorni, in alcuni casi - nel bambino, per una donna 45enne residente a Firenze - ha avuto un decorso fulminante. L’esito, però, è stato lo stesso.

Solo una paziente (un’insegnante 64enne di Viareggio) è deceduta in seguito a una meningite da pneumococco, dopo un mese circa di ricovero.

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IN COMUNE UN PORTATORE SANO IGNOTO

L’indagine dell’Ars, tuttavia - evidenzia Voller - ha portato a due risultati importanti, che verranno sfruttati per le prossime campagne di prevenzione. Il primo, intanto: tutti i pazienti contagiati (escluso il bambino di Lucca che non rientra nella ricerca) risultano avere in contatto «almeno una persona. Attraverso le interviste effettuate sia ai pazienti, sia ai loro parenti o amici più stretti - spiega Voller - siamo riusciti a ricostruire una rete di relazioni che porta a una conclusione: pur non conoscendosi fra di loro, i pazienti hanno un “elemento” in comune. Una persona comune con la quale sono entrati in contatto». Questo “contatto” comune almeno fra due pazienti potrebbe essere ipoteticamente il portatore sano che ha diffuso la malattia.

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VACCINAZIONE MIRATA NEI LOCALI

«In base a questo ragionamento - prosegue Voller - andremo a cercare queste “cerchie” di persone e le inviteremo a vaccinarsi se già non lo avessero fatto. È una base solida dalla quale partire per una prevenzione mirata, pur non sapendo quanti “gradi di separazione” ci sono, in media, fra una persona che ha contratto la malattia e l’ipotetico portatore sano in comune che generalmente si trova in locali pubblici, pub, discoteche».

CAMPAGNE PER I FUMATORI

L’altra azione mirata riguarderà i fumatori. L’elemento comune alla maggioranza dei pazienti, infatti, è il fumo. «Il 70% di chi ha contratto la meningite in Toscana è risultato fumatore». Ora escludendo i bambini, si capisce che la platea dei pazienti «a rischio» è alta. «Il calcolo - semplifica Voller - è presto fatto: in generale il 20% della popolazione fuma. Se prendiamo in considerazione la fascia inferiore ai 40 anni, la percentuale dei fumatori è di oltre il 30%. Di conseguenza, se 1su 3 fuma e abbiamo fra i pazienti con la meningite il 70% di fumatori, si deve concludere che chi fuma ha un rischio di due volte e mezzo più alto dei non fumatori di restare contagiato». Da qui la decisione di organizzare «campagne attive di prevenzione», inviti specifici a vaccinarsi. «Non possiamo obbligare nessuno, ma cercheremo di coinvolgere tutti a proteggere se stessi e gli altri».

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