Il Tirreno

Toscana

Il Meyer: «Con il vaccino il piccolo aveva una chance»

Melania Carnevali
Il Meyer: «Con il vaccino il piccolo aveva una chance»

I genitori avevano ricevuto più solleciti dall’Asl di Lucca ma non avevano mai risposto

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FIRENZE. Le domande sono sempre le stesse, le risposte pure. Come la problematizzazione di un ovvio, che non si vuole accettare. Quello che cambia, a volte, è il luogo dove accade il dramma. Ospedale pediatrico Meyer di Firenze (nella foto a dx). Mercoledì sera arriva a sirene spiegate un’ambulanza. Dentro c’è un bimbo di appena 22 mesi colpito da meningite, è in condizioni gravissime. I medici fanno di tutto per salvarlo, ma non c’è già più nulla da fare: il piccolo va ad aggiungersi alla lista dei morti di meningite.

Il giorno dopo la direzione sanitaria convoca una conferenza stampa proprio all’ingresso dell’ospedale. Arrivano giornalisti da un po’ tutta Italia. Telecamere accese, taccuini da riempire. Davanti al cancello di ingresso c’è un maggiolino azzurro con fiorellini che adesso sembrano un po’ meno colorati. Dopo due anni di casi e contagi e anche morti, c’è più ben poco da chiedere.

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«Il bimbo si sarebbe salvato, se fosse stato vaccinato?», iniziano le domande. «Perché questo ceppo è così aggressivo?». «E dica, dottoressa, perché così tanti casi in Toscana?». Francesca Bellini, direttrice sanitaria dell’ospedale pediatrico, fa un sospiro prima di iniziare. «Purtroppo - dice -il bimbo è stato colpito da una forma particolarmente aggressiva. È arrivato in una situazione critica e non abbiamo potuto fare niente».

Il bimbo, conferma lei, non era vaccinato. L’Asl di Lucca, si saprà dopo, aveva, come da routine, inviato ai genitori l’invito attivo poco prima del compimento dei tredicesimo mese. E l’invito attivo altro non è che una lettera in cui l’azienda invita, appunto, i genitori a portare il bimbo a fare la vaccinazione contro il meningococco C (lo stesso vale per le altre patologie).

«Cari genitori - si legge - vi abbiamo riservato un appuntamento per sottoporre vostro/a figlia alle vaccinazioni di infanzia». E poi di seguito le spiegazioni su cosa è questa patologia, cosa è l’altra, perché è importante vaccinare, quali siano le controindicazioni. «Sono inviti standard - spiega Giulia Ceragioli, responsabile dell’assistenza sanitaria di comunità nell’Asl apuana - in cui si cerca anche di mettere a conoscere il genitore del tipo di vaccinazione; purtroppo però stanno aumentando le persone che decidono di non vaccinare i figli». Se poi la famiglia non risponde, l’Asl procede con il sollecito, o con una lettera o con una telefonata: salve, le rinnoviamo l’invito a presentarsi presso una delle nostre strutture per... L’Asl di Lucca, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe inviato più solleciti alla famiglia. Che però non ha mai risposto alla chiamata.

Con il vaccino, secondo la direttrice sanitaria del Meyer, il piccolo avrebbe avuto «più chance» di sopravvivere: «Il vaccino - dice - sarebbe stata l’arma» per combattere quel ceppo così aggressivo. Lo ribadisce anche la professoressa Chiara Azzari, immunologa e coordinatrice scientifica dell’ospedale pediatrico di Firenze. Esce dal cancello poco dopo le 14. Porta ancora il camice bianco e uno stetoscopio rosso attorno al collo. «Il piccolo - spiega - avrebbe potuto fare il vaccino lo scorso anno e a distanza di un anno gli anticorpi sarebbero stati attivi efficaci». Dire che si sarebbe salvato «sicuramente» è un azzardo. Forse ne è convinta anche lei, ma non lo dice. «Non possiamo dire cosa sarebbe successo - continua - , ma possiamo dire che il bimbo (di Cascina di 4 anni, ndr) che è venuto la scorsa settimana con lo stesso ceppo, si è salvato perché era vaccinato». Secondo l’immunologa non esiste un caso toscano. «Qui si sente parlare di più contagi - dice - perché abbiamo una diagnosi più efficace». Un’altra cosa certa è che questo ceppo che si abbatte sulla Toscana (St 11) è uno dei più aggressivi mai incontrati («ed è da tanto che c’è»). Ed è aggressivo perché «il batterio - spiega - contiene proteine che facilitano il profilarsi del batterio nel sangue: questo significa che se entrano 100 batteri, in un’ora sono 1.000». La morte arriva veloce, non ce la fai a fermarla. Sei un bimbo sano e vispo, e poche ore dopo non ci sei più.

 

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