Il Tirreno

Toscana

Io, ragazza Erasmus come Valeria e Fabrizia, per il dialogo tra le culture

Anna Bertoncini
Anna Bertoncini (prima da destra) mentre riceve il Premio Valeria Solesin
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Anna Bertoncini (prima da destra) mentre riceve il Premio Valeria Solesin

Attentato terrorista a Berlino: l'intervento di Anna Bertoncini, vincitrice della prima edizione del "Premio Solesin" intitolato alla giovane italiana uccisa al Bataclan.

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Anna Bertoncini è di Ponte a Moriano (Lucca) ma vive a Breslavia, in Polonia, dove svolge il Servizio Volontario Europeo (progetto Erasmus+) presso l'associazione di promozione culturale e sociale Semper Avanti. Ha studiato storia dell'arte all'Università di Pisa presso la facoltà di civiltà e forme del sapere e ha discusso la tesi “Educare al patrimonio in una società multiculturale: problematicità ed esperienze nella scuola e nel museo”, premiata con la 1ª edizione del premio “Valeria Solesin”. Questa la sua testimonianza dopo l'attentato a Berlino in cui è rimasta uccisa un'altra giovane italiana, Fabrizia Di Lorenzo

 

Sono venuta a conoscenza dell’attentato di Berlino la sera stessa di quel fatidico 19 dicembre. Mi trovavo assieme ai miei coinquilini nella cucina del mio appartamento, a Breslavia, dove attualmente vivo e lavoro. Ricordo di aver interrotto la conversazione e di aver comunicato loro la notizia, trasmessami da un amico dall'Italia.

Non ci sono stati commenti o particolari reazioni emotive; quello che è seguito è stato un breve silenzio, in cui ci siamo guardati come a cercare nell'altro la risposta all'ennesimo atto di insensata violenza che andava a macchiare di sangue una delle più importanti capitali europee, da anni simbolo di libertà e di pace.
Da quell'attonito silenzio abbiamo capito che la pensavamo tutti allo stesso modo, cosa non del tutto scontata, considerando che ognuno di noi possiede background culturali e soprattutto sociali diversi: ho letto nei loro occhi la mia stessa tristezza, rabbia e incomprensione per l'odio che questo gesto esprimeva e allo stesso tempo consapevolezza che eventi come questi offrono sempre più occasioni per lo sviluppo di facili razzismi e sentimenti xenofobi.

È stato senza dubbio incoraggiante ritrovare questi pensieri nelle ultime frasi, citazioni, immagini postate su Twitter da Fabrizia Di Lorenzo, la giovane italiana morta nella strage di Berlino: parole contro la discriminazione razziale e sentiti appelli a non confondere il terrorismo con l'immigrazione.

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Da italiana che vive all'estero e che lavora per una organizzazione non governativa - realtà in cui ogni giorno cooperano persone con diverse nazionalità, culture e valori - mi sento vicina a lei e alle sue parole, vicina alle sue idee, ai suoi sogni e alle sue speranze.

A mio avviso è essenziale e necessario che eventi come questo, che sempre più spesso colpiscono i nostri "cervelli in fuga" - come Fabrizia, Valeria Solesin ne è purtroppo un altro esempio - non spaventino i giovani, che stanno pensando di cominciare una nuova vita fuori dall'Italia.

Perché chi va all'estero non esce solo dalla sua "comfort zone", ma si apre alla ricchezza della diversità, allo scambio e al dialogo interculturale. La paura, che questi atti di terrorismo mirano ad alimentare, ostacola lo scambio, il dialogo tra culture; ci blocca in una terra dove il prossimo è guardato con sospetto e diffidenza.
Personalmente non voglio cadere in questa spirale e non voglio cessare di credere nell'interculturalità e nel potenziale educativo che questo concetto comporta.

Per concludere, vorrei partecipare la mia sentita vicinanza alla famiglia di Fabrizia, che sta vivendo questo grande dolore.
 

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di Redazione web