Gioco
Vino taroccato, le intercettazioni: "Il Brunello di dov'è?"
Una truffa smascherata grazie a un imprenditore di Prato a cui nel 2015 è stato offerto un prodotto pregiato a prezzo conveniente quale rimanenza di un magazzino a seguito della chiusura di un ristorante.Dalle indagini emerge la totale incompetenza degli indagati in campo enologico
EMPOLI. «È il periodo buono perché mo’ bisogna fare le ceste natalizie». E ancora: «E mo’ vediamo pure la scatola di legno mo’ per Natale». Magari piena di rosso da tavola spacciato per Sassicaia. O per Tignanello. O per Brunello. Falsi, ma buoni per il business sotto l’albero (nel 2015). È il contenuto di una delle telefonate intercettate nell’ambito dell’indagine (con tre arrestati, ora ai domiciliari e altri dieci indagati) sul vino taroccato, coordinata dalla Dda di Firenze, che ha portato il Gruppo tutela della salute di Roma e il Nas fiorentino a scoprire un’organizzazione specializzata – secondo quanto è emerso – nell’acquistare vini di provenienza ignota e di scarsa qualità, che poi veniva adulteraro (con aggiunta di alcol per aumentarne la gradazione) e venduto come prodotto di pregio, con etichette, fascette e imballaggi falsificati, in Italia ma anche all’estero (inviata anche una partita di 18.000 bottiglie in Costa Rica).
Una truffa smascherata grazie... a un imprenditore tessile di Prato. Che nel marzo 2015 si sente offrire da un rappresentante del vino pregiato a prezzo conveniente quale rimanenza di un magazzino a seguito della chiusura di un ristorante. Acquista sei bottiglie di Tignanello a 30 euro ciascuna e altrettante di Sassicaia a 60 euro. Ma qualcosa non gli quadra, anche per le «modalità clandestine di consegna». Così porta le bottiglie a un ristoratore di fiducia a Pistoia. Che le consegna al rappresentante di zona di una ditta di vini che già aveva sporto denuncia per la presenza di bottiglie contraffatte in due enoteche pratesi. Da lì parte l’indagine, che si è conclusa l’altro ieri – dopo un anno e mezzo – con l’arresto del proprietario di fatto di un’azienda agricola (la Nobile Prima di Empoli), Franco Alfani, 57 anni, ragioniere e consulente empolese, Alberto Nicodemo, 57 anni e Armando Buonocore, 61 anni, entrambi della provincia di Salerno. Supportati da una decina di persone. Tra questi c’è anche Antonio Giglioli, 56 anni, residente a Viareggio ma domiciliato a Certaldo, dipendente dell’Asl Toscana Centro a Empoli (nel settore della sicurezza alimentare), che secondo gli inquirenti era «il procacciatore di vino non tracciato prodotto in cantine toscane con cui imbottigliare Doc contraffatto».
Per Giglioli è in arrivo – fa sapere l’Azienda sanitaria – «un provvedimento di sospensione, in attesa delle verifiche del caso». Nella sua abitazione è stato trovato un rotolo di fascette farlocche di Denominazione di origine controllata. Secondo gli inquirenti venivano prodotte (e poi consegnati da Alfani) da Pasquale Cioffoletti, 55 anni, di Battipaglia, tutt’altro che esperto di vini, come emerge dall’intercettazione della telefonata con lo stesso Alfani. Pasquale: «Allora io tengo i bigliettini di quanti numeri devo fare, ma il paese com’è il Chianti? Ora questo non mi ricordo». Alberto: «No! Brunello». Pasquale: «Ah, Brunello? Brune... io tengo tutta la numerazione, tengo tutto però non mi ricordavo il paese». Alberto: «Montalcino, Montalcino, Montalcino». Pasquale: «Ah Montalcino, Brunello di Montalcino».
Chi invece i vini li conosce e bene è Ivan Giorgio Tarzariol, presidente dell’associazione regionale degli enologi: «Questa storia rappresenta un brutto colpo per i produttori, già alle prese con le difficoltà del mercato del Chianti, che fanno sforzi enormi per portare avanti le aziende e poi si ritrovano a fare i conti con queste pessime “pubblicità”, anche all’estero. Il nostro plauso va alle forze dell’ordine, per l’ottimo lavoro e ora mi aspetto condanne esemplari: è importante dare un segnale a chi compie queste truffe». Ma intanto l’avvocato Claudio Selmi di Empoli, legale di Alfani (atteso stamani dall’interrogatorio di garanzia), respinge le accuse: «Il mio assistito ha soltanto compiuto la leggerezza di concedere l’utilizzo della sua cantina agli altri due soggetti. Tuttavia la dimensione di questa vicenda è ben più limitata rispetto a quella che si vuol fare credere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
