Sammuri, presidente dell’Arcipelago: «Agire con rapidità»
PORTOFERRAIO. «Quello delle microplastiche è un problema a livello mondiale che dobbiamo affrontare alla fonte». Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano conosce...
PORTOFERRAIO. «Quello delle microplastiche è un problema a livello mondiale che dobbiamo affrontare alla fonte».
Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano conosce bene quanto sta accadendo nei nostri mari, invasi della plastica.
Purtroppo è presente anche in quello dell'arcipelago Toscana in pieno Santuario de Cetacei, come ha evidenziato l'allarme lanciato da Legambiente dopo la pubblicazione dei dati di uno studio del Cnr. Le quantità di plastica che sono state riscontrate soprattutto nel tratto di mare a nord-ovest dell’isola d'Elba non provengono dal nostri territorio ma arrivano dal continente.
«Ormai sono presenti in tutti i mari - conferma Sammuri - e a seconda delle correnti si concentrano in alcune parti anche se la produzione non è locale. Una situazione che desta preoccupazione e che va gestita - prosegue - a livello complessivo per limitare che la plastica venga gettata in mare. Altrimenti bisogna intervenire con operazioni di recupero che, però, sono piuttosto costose. Sicuramente è necessario monitorare ed agire tempestivamente perché è una situazione allarmante».
La concentrazione rilevata tra la Toscana e la Corsica è di 10 chilogrammi di microplastiche per km quadrato ed interessa il santuario dei mammiferi marini, che di fatto non ha un ente gestore che possa intervenire direttamente.
«È un accordo tra tre stati - ricorda Sammuri - ma non ha un vero e proprio progetto gestionale e questo limita le azioni. Anche su questo problema».
Anche il Parco ha dei limiti perché non ha competenze a mare che permettano di procedere con azioni incisive sul problema. «Con un’area protetta il nostro ruolo potrebbe essere più forte per quanto riguarda il monitoraggio e le azioni da fare per rimuovere il problema».
Le microplastiche sono quei piccolissimi frammenti di plastica inferiori ai due millimetri che non si vedono, ma ci sono. «Il mare le nasconde ma ci sono - termina Sammuri - ed hanno effetto anche sull’alimentazione perché si innesca un processo a catena. Vengono ingerite dai pesci che poi arrivano sulle nostre tavole. Non si parla quindi solo di tutela ambientale ma anche di salute umana. Bisogna agire alla fonte e riuscire ad evitare che questi materiali si diffondano nei nostri mari».
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