Il Tirreno

Toscana

Luminarie al risparmio, il Natale brilla meno

di Rino Bucci
Luminarie al risparmio, il Natale brilla meno

C’è chi le accende con una settimana di ritardo per risparmiare, chi installa solo lampadine a led o chi vi rinuncia perché i bilanci non consentono trasgressioni e addio tradizione

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C’è chi le accende con una settimana di ritardo per risparmiare, chi installa solo lampadine a led o chi vi rinuncia perché i bilanci non consentono trasgressioni e addio tradizione. Non c’è Natale senza luce ma se è vero che luminarie e lucine colorate fanno atmosfera e alleggeriscono la coscienza sul portafogli va anche detto che si stanno trasformando in un lusso sacrificabile all’altare del risparmio. L’installazione è a carico dei commercianti che da sempre contano sull’aiuto economico del Comune (bolletta della luce e parte dei costi) per regalare a residenti e visitatori uno spettacolo quantomeno decente. Non fosse che sia gli enti pubblici che gli esercenti da tempo trovano difficoltà a far quadrare i conti e tendono sempre più a tirare la cinghia. Ecco spiegato perché in questo dicembre, le città della Toscana si accendono a macchia di leopardo.

IL FAI-DA-TE A ROSIGNANO. In molti casi rischiano proprio di non accendersi o di farlo in modo flebile. È il caso di Rosignano dove la crisi si è mangiata l’energia che avrebbe dovuto bagnare di luce vie e piazze anche perché il Comune ha deciso di riversare i pochi soldi a disposizione su altri capitoli di bilancio. Così, le associazioni dei commercianti, lungo sei frazioni, hanno ripiegato sul fai-da-te (vedi gli addobbi delle vetrine a Castiglioncello o presepe vivente a Rosignano Marittimo) e lanciato una proposta per il 2017: un contributo volontario dei cittadini per sostenere i costi. Magari bella come quella della vicina Cecina dove – da delibera – il Comune ha dimezzato il contributo nel giro di tre anni (dai 20mila euro del 2012 ai 10mila del 2015) ma il tessuto economico e lo sforzo dei commercianti (circa 100 euro a testa) ha salvato renne e atmosfera.

"NON TUTTI PAGANO". Eppure anche nei centri dove il contributo pubblico è cresciuto non sempre si trova la quadra. «Questo, come l’anno scorso – spiega Claudio Chimenti, presidente del Centro commerciale naturale di Montecatini – il Comune ha fatto la sua parte destinando 50mila euro alle attività natalizie che comprendono anche la quota per le luci a led. L’intero impianto è costato 95mila euro». Circa la metà della spesa grava sulle tasche degli esercenti. «Ai negozianti abbiamo chiesto 120 euro – continua Chimenti – la quota comprende “il rischio”», la percentuale in più da versare per coprire chi non accetta di pagare. «Capita che ci siano negozianti che non aderiscono e allora si va col buonsenso: se su dieci attività in una strada due non pagano, la luminaria si fa. Quando ci si avvicina alla metà si rinuncia. Servirebbe un metodo scientifico, una tassa sulla luce che costringesse alla spesa ma è un sogno».

PIOMBINO A MACCHIA.E anche quando tra le attività si riesce al fare il pieno dei consensi c’è da stare sul “chi va là”. Come a Piombino, dove la scorsa settimana un guasto ha lasciato al buio corso Italia e il vicesindaco Stefano Ferrini si è lamentato con la ditta vincitrice dell’appalto spiegando che «mancava ancora almeno un terzo» della luminaria, a fronte di una spesa da 30mila euro (17mila euro dai commercianti). Che è una bella cifra ma si allontana anni luce dalle Cities of blinding lights, per dirla con gli U2: Forte dei Marmi e Pietrasanta dove i faretti sono costati 50mila e 87mila euro. Le due cittadine della Versilia sono impegnate anche in una competizione natalizia a colpi di parcheggi gratuiti, presepi, mostre d’arte, enogastronomia e concerti.

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"MEGLIO LA SOLIDARIETÀ". E se all’Elba tengono alla tradizione, come a San Piero, dove alcuni residenti hanno pianificato un blitz notturno per spostare l’albero di natale da piazza della Fonte alla storica piazza della Chiesa, c’è anche chi alla tradizione ha preferito la solidarietà. Così, a Cantagallo, nel Pratese, le 2.500 euro accantonate per le iniziative natalizie si sono trasformate in buoni da distribuire alle famiglie in difficoltà spendibili negli esercizi commerciali.

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