Il Tirreno

Toscana

Il metalmeccanico: «Meglio licenziato che pagato a voucher»

di Melania Carnevali
Renzo Puntelli
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Renzo Puntelli

Massa: il gran rifiuto di Renzo, operaio, 54 anni .«Non è dignitoso essere trattato senza ferie, malattie, diritti»

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MASSA. O i voucher o il licenziamento. Non aveva altre opzioni Renzo Puntelli, operaio metalmeccanico di Massa, quando il suo datore di lavoro gli spiegò (ormai due anni fa) che la ditta era in crisi e che il vecchio modello contrattuale non era più sostenibile. «Un giorno mi ha preso da parte e mi ha detto: guarda, qui l'unico modo in cui puoi continuare a lavorare è con i voucher, altrimenti finisce qui». E lui, a 54 anni e a pochi anni dalla pensione, ha scelto la seconda: il licenziamento, la disoccupazione. «Dopo 40 anni di lavoro non lo vedevo dignitoso essere pagato con i buoni, senza ferie, malattie, diritti. Anche perché, per fare un anno di contributi, con i voucher, avrei dovuto lavorare dieci anni», racconta al Tirreno.

Cresciuto a pane e sindacato, Puntelli è un uomo di lotta. Ha sempre militato tra le file Cgil e adesso è nel direttivo della Fiom di Massa-Carrara. Una vita tra i ferri e le fabbriche. Lavorava per un ditta apuana leader nel settore nella lavorazione dei rottami in ferro, che poi è stata travolta dalla crisi. Quando fu messo in cassa integrazione qualche anno fa, digerì il boccone sperando solo di arrivare alla pensione. Che era lì, a un passo. Poi, nei primi mesi del 2014, finiti gli ammortizzatori sociali, si parlò di cassa integrazione in deroga. «E quello - ricorda lui - significava essere pagato a sei sette mesi dalla prestazione». Non lo poteva accettare lui, padre di famiglia, prima, e operaio sindacalista poi. E si impuntò. Si piazzò dentro la fabbrica e iniziò uno sciopero della fame insieme a altre quattro tute blu. Rimase una settimana senza cibo. Poi la protesta rientrò perché la Regione stanziò dei finanziamenti.

E il tempo passò. Poi di nuovo una crisi. «Un giorno - racconta Puntelli - il mio datore di lavoro mi disse se volevo continuare a lavorare a voucher, che non c'era alternativa. Piuttosto il licenziamento, dissi io». E così è stato. Ha preferito la disoccupazione. «Chiariamoci - dice - se i voucher fossero utilizzati in modo corretto va bene. Penso alle vendemmie, alle ripetizioni. Sono davvero lavori occasionali e quello può essere davvero un modo di regolarizzare il nero. Ma che senso ha usarli nell'industria o nell'edilizia se sono tutto fuorché occasionali? È evidente che non farebbe altro che rendere più precario un lavoro. Non volevo. Non volevo cadere in questo circolo infernale di lavoro precario e magari in nero».

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In Toscana, secondo un dossier della Filcams Cgil - e come raccontato dal Tirreno - l'uso di voucher in Toscana è aumentato in maniera esponenziale invadendo anche settori come l'edilizia. Nell'ultimo anno ha avuto una crescita esponenziale maggiore rispetto alla media nazionale - è salita del 78%, 12 punti percentuali in più rispetto alla media italiana - e una buona fetta la prendono poi l'edilizia e l'industria, quel settore fino ad oggi considerato un rifugio economico. Solo il 2,1% dei voucher venduti nel 2015 infatti sono stati impiegati nell'agricoltura - il settore per cui erano stati concepiti in origine - il 16,5% nel turismo, il 14,8% nel commercio, l'11,2% nei servizi. E ancora: il 4,6% nei lavori domestici, il 3,6% nel giardinaggio e pulizia, il 3,5% nelle manifestazioni sportive. E infine il 43,6% in «altre attività», di cui la maggior parte - si legge nel dossier - proprio nell'edilizia.

Il Tirreno - grazie alle testimonianze di alcuni operai - aveva raccontato come questi buoni, spesso, siano solo un modo di nascondere l'illegalità. Ma i lavoratori non possono fare altro che accettare. La paura (giustificata) di non trovare un altro lavoro inibisce tutto. Anche la voglia di provarci.

Renzo Puntelli invece non si è fatto fermare. Si è fatto licenziare, poi ha iniziato a cercare lavoro. «Ho mandato curriculum ovunque - racconta - e fatto tantissimi colloqui». Adesso, dopo un anno di disoccupazione, ha trovato lavoro in una ditta di pulizia e disinquinamento all'interno della Nuovo Pignone di Avenza. E così, questa è la speranza, arriverà alla pensione.

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