Gioco
Scala, 14 minuti di applausi per il "miracolo" Madama Butterfly
ll maestro Riccardo Chailly ha aperto la stagione del teatro milanese proponendo la partitura fischiata a Milano nel 1904. Riscuote un successo così grande da far diventare un hastag di lirica “MadamaButterfly” il trend topic di Twitter
MILANO. Quindici minuti di applausi. Malgrado lo zio ubriacone, la sua canzone ridicola nel primo atto. La morte di Cio cio san diluita, alcuni temi un po’ “appannati”, non ancora perfetti. Puccini, però, alla fine ha avuto ragione. “Avrò la mia rivincita” scrive il 18 febbraio 1904, devastato dai fischi della prima della Scala. Il suo unico debutto a Milano da vivo. Ci tornò sono con Turandot nel 1926, esattamente 90 anni fa. Il 25 aprile. Ce lo portò Toscanini che, dopo il suicidio di Liù, si girò verso il pubblico per avvertire: “Qui è morto Puccini”. Forse a sfidare la platea di fischiare di nuovo il Maestro, se avessero avuto il coraggio.
Non successe. Come non è successo per questa prima mondiale che inaugura la nuova stagione scaligera 2016-2017. Merito di Riccardo Chailly, in buona parte. Il direttore compie il gesto magico: muove la bacchetta nell’aria e dalla prima nota si avverte che l’opera sarà vibrante. Un battito d’ali costante, forsennato, poetico e drammatico. Acerbo, perfino. Secondo la partitura pensata e composta da Giacomo Puccini per La Scala all’inizio Novecento. In quella versione, a Milano andò in cartellone solo una sera: poi, i fischi (orchestrati) la fecero scappare. Aprirono un solco fra Puccini e la città, sempre più vicina a Verdi, per quella sorta di partigianeria che ha sempre caratterizzato l’Italia, anche nella musica. A volte (spesso) senza perché.
Chailly, però, non si è lasciato scoraggiare dal fiasco. Recupera la partitura rimessa insieme dal Maestro Julian Smith e la ripropone, non senza temerarietà. Alcune parti dell’opera sono meno fluide. La drammaticità stemperata. La qualità del “legno” – della materia prima – però c’è tutta. Aveva ragione Puccini a scriverlo già il giorno dopo agli amici di Lucca. Aveva ragione Giovanni Pascoli, il poeta e l’amico, a difendere la “farfallina” del compositore: volerà ancora e volerà alta. Gli promise, poche settimane dopo il fiasco scaligero. Ebbe ragione: Puccini dovette aspettare solo fino al 28 maggio 1904 per trionfare a Brescia. Togliendo qualche cosa e aggiungendo “Addio fiorito asil”. Ha dovuto aspettare fino al 2016, però, per aver ragione, con la sua versione originale, dei “briachi d’odio” milanesi che lo fischiarono al debutto. Ma tutto arriva, per chi sa aspettare. Perfino un successo così grande da far diventare un hastag di lirica “MadamaButterfly” il trend topic di Twitter. Questo non è una rivincita, caro Puccini. Questo è un miracolo.
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