Sicurezza
Una buca sulla pista blocca l’aeroporto «È raro ma succede»
Pisa, la fessura nel calcestruzzo paralizza i voli per un’ora «Si è usurata perché il nastro principale è chiuso per lavori»
PISA. Si fa presto a dire è solo una buca, un dissesto, un lieve avvallamento, l’asfalto appena un po’ sbriciolato. Su una pista di decollo una briciola può uccidere. «Non possono esserci irregolarità. Nessuna. Per questo viene ispezionata e pulita almeno tre volte al giorno», dice Fabiola Cardea, direttrice aeroportuale della Toscana e responsabile Enac di tutti gli scali in regione. In gergo li chiamano Fod (Foreign object damage), danni da oggetti esterni: lembi di gomme, carcasse di animali, pietre.
Sedici anni fa, nel luglio del 2000, un minuscolo pezzettino di metallo lasciato sul nastro grigio del Charles De Gaulle provocò una strage e decretò la fine del Concorde. Il sogno di «arrivare prima di partire» bruciato in un volo di Icaro, il mito dell’aereo supersonico svanito in una scia di fiamme e fumo nero: quel minuscolo detrito fece esplodere una gomma e schizzò su un’ala incendiando un motore. Il mito andò a schiantarsi su un hotel nelle campagne di Parigi due minuti dopo: 113 morti, il Concorde uscì sempre meno dagli hangar per altri tre anni e poi mai più.
Per questo Cardea non riesce a derubricare come “ordinaria amministrazione” «l’ammaloramento» che lunedì sera ha convinto i vertici dell’Ente nazionale dell’aviazione civile a chiudere l’aeroporto di Pisa per un’ora. Stop. Aerei a terra, voli cancellati e quelli ancora in manovra nella troposfera sopra Pisa dirottati. «Non possiamo certo definire una buca come un problema ad alto rischio per la sicurezza – spiega la direttrice – ma non è neppure molto frequente per fortuna. Non ho memoria di eventi simili al Galilei, ma sono cose che purtroppo possono capitare. L’importante è prevenirle». Non è stata la fessura nel terreno, di pochi metri quadrati, a imporre il blocco. «Ma il pericolo che il calcestruzzo della pista si potesse sbriciolare e che i jet dei velivoli poi spargessero detriti sulla pista. Deve essere sempre pulita, il rischio è che il passaggio di un aereo possa sollevare sassi o corpi estranei e infilarli in un motore o nel carrello in fase di atterraggio». Con quali conseguenze, è facile intuirlo.
Ieri Irene Galletti, consigliera regionale del M5S, ha presentato un’interrogazione urgente. «Altro che pista ammalorata – dice la pentastellata – se continuiamo così va in malora tutto l’aeroporto. Lo avevamo detto: la visione fiorentinocentrica rischia di compromettere i risultati dello scalo pisano. Vogliamo sapere di chi sono le responsabilità della mancata manutenzione».
In aeroporto, complice un clima di insofferenza per uno scalo messo sotto scacco per tre giorni dalla nebbia, si era perfino sparsa la voce che quel deteriamento fosse lì da tre giorni. «Impossibile, la pista era stata controllata poche ore prima e non c’era nulla», assicura la responsabile Enac. «Una bufala», liquidano da Toscana Aeroporti, la grande spa della fusione fra Firenze e Pisa.
Eppure la holding capace di macinare nei primi nove mesi di quest’anno un utile di 9 milioni, e a Pisa ormai 5 milioni di passeggeri, ha vacillato per una banale buca, simile a quelle che ci fanno arrabbiare sulla strada. Ma cosa ha scavato un avvallamento sulla pista? È normale che succeda?
Non è un caso che dagli altoparlanti del Galilei lunedì sera non siano stata offerte ai passeggeri in attesa informazioni tecniche di ciò che stava succedendo, ma solo un generico annuncio di ritardi. «Sarebbe servito soltanto a creare allarme e panico», spiegano da Toscana Aeroporti. «Sono molte le ragioni che possono aver creato quel dissesto, dagli sbalzi di temperatura all’usura – dice Cardea – Certo ha influito il fatto che al Galilei da settimane venga usata soltanto la pista secondaria, quella danneggiata. Sono 2.800 metri di solito destinati alle operazioni di rullaggio. Questo perché sono in corso sulla pista principale gli ultimi lavori di adeguamento che consentiranno allo scalo di ottenere le certificazioni necessarie per passare dalla categoria I alla II».
Cioè per volare anche con la nebbia. E pure senza buche. Almeno per un po’, dato che i 3.000 metri del nastro di decollo principale sono in asfalto nuovissimo.
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