Sicurezza
Stalking e minacce, revoca immediata del porto d’armi
Per lo stop basta la firma del questore o del prefetto A Lucca provvedimento già applicato in diversi casi
LUCCA. È una firma che può salvare una vita. A volte (spesso) quella di una donna che ha subito minacce. Ad apporla deve essere il questore o - a seconda dei casi - il prefetto, e ha come effetto il divieto di detenere armi. E queste firme sono più frequenti di quanto si pensi. Lo conferma anche il questore di Lucca Alessandro Giuliano: «Ne abbiamo avuti diversi, uno anche recentemente. Procediamo a un vaglio molto attento ogni volta che ci giunge notizia di un comportamento che fa venire meno i requisiti soggettivi per detenere un’arma».
Il provvedimento del questore vale per le armi utilizzate per caccia e sport. La prefettura è competente per la detenzione in generale e per il porto d’arma per difesa personale. Lo scopo è lo stesso: captare i segnali di pericolo ed evitare il peggio. I provvedimenti possono essere impugnati davanti al Tar. Negli ultimi giorni, i giudici di Firenze ne hanno confermati due adottati fra 2010 e 2011 dall’allora questore di Lucca Francesco Nicola Santoro. Il primo episodio - che risale al 2011 - scaturisce da un esposto della moglie e della figlia dell’uomo che al compagno della figlia della moglie avrebbe detto che «se la situazione non fosse ritornata alla normalità era disposto anche ad uccidere». Di più, alla moglie avrebbe detto anche «ti ammazzo tua figlia così anche te provi cosa vuol dire perdere un figlio». Infine, avrebbe strattonato la donna, causandole una distorsione a una spalla. I giudici hanno ritenuto questi episodi sufficienti a giustificare la revoca del porto d’armi, anche se poi la moglie aveva rimesso la querela e cercato di minimizzare i fatti: decisiva è stata la decisione della figlia della moglie di non ritirare il proprio esposto e del suo compagno di confermare la testimonianza di quanto avvenuto.
Simile il secondo episodio, così come simile è il punto di arrivo, cioè la revoca del permesso di detenzione delle armi. Anche in questo caso a dare il via a tutto era stata la denuncia della ex convivente per le «minacce, pressioni psicologiche e lesioni personali refertate» subite dall’ex compagno. Una situazione di forte conflittualità, confermata anche dai figli della donna, che ha spinto il questore a firmare il provvedimento e i giudici del Tar, in una sentenza pubblicata pochi giorni fa, a confermarla.
C’è poi un terzo caso, dove la revoca della detenzione di un fucile è arrivato perché il proprietario, un cacciatore, aveva partecipato a una battuta fuori dal calendario venatorio. Un comportamento che aveva portato a una condanna penale e alla conseguente revoca del permesso di detenzione. Le parole d’ordine della questura in questi casi sono valutazione e rapidità. «Dobbiamo vagliare - spiega il questore Giuliano - i requisiti soggettivi di chi possiede un’arma. Se questa persona viene arrestata, gliela togliamo immediatamente. Ma poi agiamo anche in presenza di denunce, come può essere per i casi di stalking. È essenziale agire subito. Poi viene incardinato il procedimento amministrativo nei confronti del quale è sempre possibile fare ricorso».
Chi ha avuto la revoca del porto d’armi può chiedere una revisione del provvedimento. Che viene, anche questa, valutata attentamente. Ma è molto difficile, soprattutto in caso di un reato accertato, che possa ritornare a maneggiare una pistola o un fucile.
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