Proteste
«Non arrivano vive alla mattina»
Un anno fa Giacomo subì lo stesso furto: «Opera di professionisti»
CREMONA. «Nella notte fra il 18 e il 19 dicembre dell’anno scorso anche a me hanno rubato 200 fra pecore e agnelli. Da quel giorno, un po’ in tutta Italia, i furti sono aumentati. Noi allevatori pensiamo che dietro ci siano delle bande. Pendolari che viaggiano per lo Stivale cercando di portare via i nostri animali. Non so se siano pastori o trasportatori, ma certamente sono persone del mestiere, forse con una base per la macellazione. Penso che le bestie non arrivino vive alla mattina successiva».
Giacomo Carminati, 25 anni, ha deciso di seguire la tradizione di famiglia. Insieme al padre Gian Michele ha un allevamento a Sospiro, in provincia di Cremona. E proprio un anno fa una banda di ladri gli ha portato via 200 fra pecore e agnelli, che non ha più ritrovato. «Credo che ci siano alcune bande che operano a livello nazionale – rivela Carminati – e negli ultimi anni hanno senza dubbio intensificato la loro attività criminale. Sono molto rigorosi. Nel mio caso sapevano benissimo che mio padre sarebbe andato via dall’allevamento alle 22 e che sarei tornato io per un controllo alle 3. Infatti hanno messo a segno il colpo attorno alla mezzanotte, caricando pecore e agnelli su diversi furgoncini».
Ma perché gli animali da pascolo sono così appetibili? L’allevatore ha un’idea diversa da Giuseppe Russo, il collega toscano unito, suo malgrado, da un analogo destino. «Chi è esperto – sottolinea Carminati – in poco tempo riesce a indirizzarli dove vuole. Sono facili da prendere e i cani, quando noi non siamo sul posto, qui in Lombardia dobbiamo tenerli legati. Il valore di una pecora oscilla dai 100 ai 2.000 euro, ma se i malviventi hanno fretta – rivela il 25enne cremonese – macellandole subito si accontentano di 60-80 euro a capo». Gli animali più preziosi – il loro valore è un fatto di genetica – invece vengono venduti. «Bisogna togliere loro le marche auricolari, dei chip da cui si risale all’identità – conclude Carminati – poi il gioco è fatto. Le mie pecore avevano pure un marchio (una C) inciso su un orecchio. Se qualcuna è ancora in vita, penso proprio che sia stato mozzato».
Stefano Taglione
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