La manifestazione
Premio “Ghinetti” il giornalismo vicino alla sua gente
Il vincitore Mario Giordano: «Raccontiamo il Palazzo, ma da fuori» Melania Carnevali scelta per una serie di reportage dal Kurdistan
SAN MINIATO. Si può partire da posizioni distanti e divergenti ma essere mossi da un unico sentimento: la ricerca della verità. È il messaggio che, nell’ambito della 23ª edizione del premio Roberto Ghinetti, ospiti e premiati hanno consegnato alla folta e giovanissima platea.
La cerimonia si è svolta quest’anno in una sede inedita: la Sala delle Sette virtù. Un oratorio Loretino i cui affreschi, alle pareti e alle volte, sono capaci di togliere il fiato, per la loro bellezza. La sala era gremita da studenti di due classi quinte dell’istituto Cattaneo. Il premio è stato assegnato al direttore del Tg4 Mario Giordano e alla giovane cronista del Tirreno, Melania Carnevali. A fare gli onori di casa il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini, il vicepresidente dell’Associazione Stampa di Firenze Carlo Gattai e il direttore de Il Tirreno, Luigi Vicinanza. «Per raccontare la verità occorre essere nel presente ma sapere anche che questa è il risultato di una serie di eventi del passato», ha sottolineato Vicinanza. Che ha aggiunto: «Aspetto importante è la militanza. Cosa significa? Andare fuori, incontrare la gente, farsi raccontare storie e problemi. Lo facciamo con una iniziativa che si chiama Caffè Tirreno, già avviata a Livorno e, da lunedì anche a Pisa». Di militanza ha parlato Melania Carnevali: «Quando ho iniziato questa professione, ho cercato di non perdere di vista i miei principi. E con questi avrei voluto cambiare il mondo». A lei il premio è andato per una serie di reportage - diventati anche film - realizzati nel Bakur, nel Kurdistan turco.
Mario Giordano ha raccontato con grande ironia la sua esperienza all’inizio della carriera ed ha anticipato anche che oltre a una seconda puntata del libro col quale smaschera le pensioni d’oro degli italiani, ne scriverà presto uno sugli strafalcioni dei giornalisti. «Perché - ha detto – la cialtronaggine è uno degli ostacoli principali per far bene il nostro mestiere». A lui il premio in ricordo di Roberto Ghinetti - scomparso nel 1993, a soli 32 anni, per una malattia, mentre era un praticante al Tirreno - è stato assegnato per il suo percorso professionale («Troppa faziosità nel giornalismo italiano? Più che altro ci sono troppe persone più vicine ai palazzi che al pubblico» è uno dei suoi pensieri). Per diverse trasmissioni innovative (Dal Grillo parlante a Lucignolo) e per lo sguardo al futuro che dà al mestiere di giornalista («Ogni progetto editoriale deve nascere multimediale»). Presente anche Sandra Ghinetti, sorella di Roberto.
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