Il dolore
L’avvocata scomparsa tra i “veleni”
Lei è sparita, per i parenti è una “sceneggiata” Alla base lo scontro per una eredità contesa
CARRARA. Eleonora Vita, una avvocata di 38 anni di Carrara, con i lunghi capelli castani e il fisico esile da modella, due settimane fa è uscita di casa per andare in chiesa, alla messa domenicale delle sei del pomeriggio. Ha indossato i jeans, i biker sportivi e il cappottino scuro. Ha salutato la mamma Morena ed è salita sulla sua Panda nera. Doveva essere a casa per cena. A casa Eleonora Vita non è ancora tornata, dopo quindici giorni. Il suo nome è stato inserito nel database delle persone scomparse.
In questi casi, oltre alle indagini serrate, entra in scena la tv. La madre di Eleonora si è rivolta alla trasmissione “Chi l’ha visto”: ha rivolto due appelli alla figlia facendo emergere anche una vicenda familiare delicata e complessa legata a un testamento contestato e a una cospicua eredità. Una vicenda legale che va avanti da dieci anni e che si intreccia a doppio filo a quella della scomparsa della avvocata e sulla quale i parenti coinvolti (zio e cugini) hanno fatto sentire la loro voce, parlando di una “farsa” orchestrata da Eleonora e dalla madre per riaccendere i riflettori sulla vicenda giudiziaria. Perché il tribunale (l’ultima sentenza è dell’agosto scorso in sede civile a Lucca) fino ad oggi non ha dato ragione all’avvocata e le accuse di falso rivolte allo zio, Pierluigi Chiappetta, sono state definite infondate. La sentenza è stata appellata ma Eleonora l’ha vissuta come una sconfitta, come l’ultima di quella che la madre ha definito una “persecuzione giudiziaria”.
Le lettere di Eleonora. Una lettera scritta a mano, lasciata sulla scrivania, in mezzo ai santini e alle tante immagini religiose. E un altro biglietto, trovato dalla madre in mezzo alla Bibbia. Nella prima lettera Eleonora Vita mette per iscritto la sua esasperazione: «Non ce la faccio più. Ritengo che il mestiere di avvocato per il quale sono abilitata e per il quale ho tanto studiato in questi anni e che ho rivestito di grande idealità sia inutile». Così ha scritto la giovane legale, accennando alla delicata vicenda giudiziaria, che la vede coinvolta in quanto potenziale erede di un ingente patrimonio, appartenuto a un’anziana parente, Bernardina Fornaciari, scomparsa una decina di anni fa in Versilia.
L’altro biglietto e la pista spagnola. C’è poi un altro biglietto. Quello che Morena Vita ha trovato in mezzo alla Bibbia della figlia. Una annotazione di posti, città e tappe per il cammino di Santiago. Un biglietto che ha fatto pensare a una pista spagnola per la fuga di Eleonora. Una delle piste battute, insieme a quelle della fuga, volontaria in convento, che fino ad oggi non ha dato alcun esito.
La fuga in treno e le telecamere rotte. Nel mezzo di quello che sembra un vero e proprio giallo, del quale a distanza di quindici giorni non si è ancora arrivati a capo, si colloca l’inefficienza dei mezzi tecnologici che dovrebbero aiutare gli inquirenti nelle indagini. A sei giorni dalla scomparsa, il 12 novembre, l’auto della avvocata è stata ritrovata regolarmente parcheggiata a Massa, in zona stazione. Il giorno dopo i cani molecolari dell’unità cinofila fiorentina, hanno fiutato tracce di Eleonora Vita sul binario due della stazione di Massa centro. I carabinieri si aspettavano un grosso aiuto dalle immagini delle telecamere, quelle del Comune di Massa e quelle della stazione. Ebbene entrambe si sono rivelate guaste: nessun apporto alle indagini, come si era sperato in un primo momento. Non è stato possibile vedere, attraverso le registrazioni, su quale treno sia salita Eleonora. E, soprattutto, se era da sola sul binario 2, dove i cani hanno fiutato la sua ultima traccia.
Il testamento conteso. Un patrimonio di 900mila euro. Due case in Versilia, gioielli e pellicce. Questa l’eredità lasciata, nel 2005, dalla anziana prozia Bernardina Fornaciari. Un’eredità da cui Eleonora è stata esclusa: il nipote Pierluigi Chiappetta, fratello del padre dell’avvocata, è diventato infatti erede universale.
Secondo la legale carrarese la firma della prozia sarebbe stata falsificata, rispetto a un primo documento che vedeva la ripartizione del patrimonio suddivisa per tre, in parti uguali, fra Eleonora e i figli dello zio Pierluigi. Da qui nasce la lunga battaglia legale che vede come ultimo (per il momento) atto la sentenza del tribunale civile di Lucca. Che , rispetto alle accuse di falso, dichiara che “il fatto non sussiste”. E condanna Eleonora al pagamento delle spese legali e del consulente del tribunale.
Le accuse dei parenti. «È tutta una farsa. Eleonora è nascosta da qualche amica. Ha fatto tutta questa scena per riportare l’attenzione su una vicenda giudiziaria su cui si sono già espressi i tribunali». Parole pesanti. Sono quelle dei parenti che sono stati tirati in ballo e hanno fatto sentire la loro voce. Prima, in tv a Chi l’ha visto, ha parlato Pierluigi Chiappetta, lo zio di Eleonora. Poi, in una intervista sul nostro giornale, la cugina della avvocata scomparsa Sabrina Chiappetta. «La zia Bernardina dal testamento aveva escluso Eleonora perché si era cambiata il cognome e non andava mai a trovarla - racconta Sabrina - È stato mio padre a a convincerla a lasciarle 150mila euro: quei soldi Eleonora li ha usati contro di noi, per farci causa».
E sulle accuse di falso Sabrina risponde così: «I nostri periti calligrafici hanno valutato le firme temporalmente più vicine all’epoca in cui è stato scritto il testamento. E quella apposta sul testamento si è rivelata autentica, anche per i giudici».
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