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Toscana

Bimbo dimenticato sullo scuolabus

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Bimbo dimenticato sullo scuolabus

A 3 anni per sette ore nel mezzo chiuso in deposito a M onticiano, nel Senese

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Otto ore imprigionato su uno scuolabus, da solo con i suoi tre anni, senza possibilità di uscire o di chiedere aiuto. Un incubo che ha coinvolto un bambino di Monticiano, rimasto a bordo del pullmino quando tutti i compagni sono scesi alla fermata della scuola materna, senza che l’autista se ne accorgesse.

«Una vicenda incredibile» dicono in questo borgo del Senese dove tutti, in un modo o nell’altro, ne sono rimasti colpiti. Ha colpito la famiglia del piccolo, ovviamente, così come lo stesso conducente, sollevato dal suo incarico dalla cooperativa sociale che gestisce il servizio per il Comune. Ma ha riguardato anche i carabinieri e la Procura di Siena, impegnate con un’indagine d’ufficio per abbandono di minore. E ha colpito la sindaca Sandra Becucci, che ha chiesto la testa dell’uomo al volante dello scuolabus. «È stata una scelta sofferta ma necessaria» ammette la prima cittadina. «Monticiano è piccolo e gli equilibri sono molto delicati, ma finché resterò sindaco - avverte - non voglio più vedere quell’uomo su uno scuolabus».

La brutta storia di Monticiano inizia sotto la pioggia di un venerdì. È l’11 novembre scorso e alcuni genitori decidono di portare il figlio alla scuola materna con la propria auto, mentre altri si affidano allo scuolabus. Sale a bordo anche un piccolo di tre anni, che prende posto su un sedile delle ultime file insieme agli altri compagni. Ma a differenza loro, lui non scende alla fermata della materna: resta seduto sul pullmino, forse perché si è addormentato (il racconto che fornirà successivamente è quello confuso di un bambino spaventato). Fatto sta che l’autista, una volta scesi i ragazzi alla materna, non si accorge del passeggero ancora a bordo e prende la strada per il deposito, costituito da un ampio parcheggio all’aperto non distante dalla scuola. Sono le 8,30 e continua a piovere. Lo scuolabus diventa una prigione da cui il piccolo non può uscire. La madre gli ha preparato il pranzo e lo ha sistemato per bene nello zainetto, ma lui non lo apre nemmeno. Intorno alle 16,30, infine, lo stesso conducente della cooperativa torna nel deposito per rimettersi al volante in vista dell’uscita dalla materna e solo a questo punto si rende conto di cos’è accaduto, trovando il bambino solo e impaurito. È proprio lui a riportare il piccolo dalla madre, che inizialmente non crederà al racconto del figlio nonostante continui a ripetere tra le lacrime di essere «rimasto tutto il giorno sul pullmino». «Credevo fosse una favola» ha spiegato la donna, che ha iniziato a insospettirsi dal pianto continuo del figlio; allora ha chiamato la scuola e quando la maestra le ha confermato che il bambino «era assente» anche lei si è messa a piangere. «È un fatto grave» tira corto Becucci, che non appena avvertita dell’incredibile vicenda ha scritto alla cooperativa chiedendo la sospensione dell’autista. «Ha dimostrato di non essere in grado di fare da controllore ai bambini» dice la sindaca. La cooperativa obbedisce, ma sospende il dipendente solo temporaneamente, mentre Becucci vuole una presa di posizione molto più severa: così scrive altre due lettere alla cooperativa e alla fine l’uomo viene sollevato completamente dall'incarico. Le ricadute però non finiscono qui: se da una parte la famiglia - almeno per il momento - ha deciso di non sporgere denuncia, dall’altra i carabinieri stanno procedendo d’ufficio nei confronti dell’autista per abbandono di minore. Ma la storia ha lasciato dei segni anche sul piccolo protagonista, che sì sta bene, ma ora non vuole più lo scuolabus. «Non mi piace più» dice alla mamma. E come dargli torto.

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