Firenze? No grazie Mi pago la scrivania e resto sotto la Torre
Sei mesi fa Bassilichi ha chiuso la sede di Pisa con 57 impiegati In 33 hanno preso in affitto la loro postazione e sono ancora lì
PISA. Vincenzo è un consulente informatico. Lavora come libero professionista e sta sempre davanti al computer. Ma a una cert’ora va in bagno, si toglie i jeans, la camicia e indossa una tuta. Poi nella sala degli eventi – quella dedicata agli incontri istituzionali – tiene un corso di yoga per tutti i lavoratori del palazzo. Anche per Luca Vaglini, 46 anni, dipendente pisano di Bassilichi. Da sei mesi lui e altri 32 colleghi a tempo indeterminato hanno deciso di pagarsi una scrivania per rimanere a lavorare vicino casa. Sì: una scrivania. Con una trattenuta di circa 80 euro in busta paga, che non basterebbero senza il contributo dell’azienda, hanno evitato il trasferimento a Firenze e possono continuare a rispondere alle telefonate e fare assistenza ai clienti direttamente dalla città della Torre. Si chiama co-working e significa spazio di lavoro condiviso.
Siamo a Montacchiello, periferia di Pisa. Nel 1957 la Bassilichi si occupava di calcolatrici e macchine da scrivere. Oggi è un gruppo di 2.165 dipendenti che ha chiuso il 2015 con 270 milioni di ricavi. Sedi principali a Siena e Firenze, ha uffici in tutta Italia e in Serbia. Offre servizi informatici alle banche. Nel 2011, nonostante la crisi, ha rilevato la sede pisana della rivale C-Global. Ma purtroppo un anno fa per contenere i costi ha deciso di chiudere la filiale pisana (aperta al piano terra di un moderno edificio di via Umberto Forti) che all’epoca contava 57 lavoratori. L’unica scelta, per loro, era quella di trasferirsi nella sede di Firenze.
Ma a questo punto è successo l’impensabile. Dopo mesi di trattative e lotte sindacali, tre dipendenti lanciano la proposta. «Lasciateci qui. La sede ce la paghiamo noi». Angela Saponaro, Roberta Genovese e Luca Vaglini, con il supporto dei colleghi, hanno prima conquistato lo scetticismo dei sindacati, poi fatto cambiare idea agli stessi dirigenti dell’azienda guidata da Leonardo Bassilichi. Che ora è il pioniere italiano degli spazi in condivisione: ha trasformato in co-working l’intera unità produttiva di un’impresa, appoggiandosi a Talent Garden, una struttura nata a questo scopo e che proprio a Pisa – in un edificio dell’area industriale della Forti Holding dove lavorano circa 3.000 persone – ha affittato tre piani di un moderno palazzo, lo stesso della “vecchia” Bassilichi. «È vero, ci trattengono una somma in busta paga, ma rispetto all’abbonamento del treno risparmiamo – racconta Vaglini – poi non parliamo della qualità della vita. È migliore, siamo contenti».
Emma Messina, cascinese di 47 anni, è part time. In carriera ha vissuto diversi passaggi di proprietà, ma questo è il cambiamento più grande. «Ho i genitori anziani e tre figli – racconta – lavorando fino alle 20 sarebbe stato impossibile conciliare tutto». Chiara Dolfi abita a Calci, ha 41 anni e un figlio di quattro. «Trasferirmi a Firenze? – dice –. Mi sarei licenziata». E anche Isabella Folegnani, 45enne di Livorno, è felice. «Non me la sarei sentita – racconta – di diventare pendolare all’improvviso». Ventidue dipendenti pisani, comunque, a Firenze ci sono dovuti andare per forza, mentre altri due – che stavano nel co-working – hanno cambiato lavoro.
Proprio martedì scorso a Montacchiello sono stati festeggiati i primi sei mesi dello spazio in condivisione. Prima gli impiegati erano divisi dai muri, oggi sono in una stessa stanza. Insieme stanno bene, c’è affiatamento. E nel tempo libero, dopo il lavoro, salgono al secondo piano per il corso di yoga dell’informatico che – come loro – ha affittato una scrivania.
@taglions
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