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Telefonate moleste

Telefonate moleste, il Garante sanziona i big telefonici

di Ilaria Bonuccelli
Telefonate moleste, il Garante sanziona i big telefonici

L’annuncio di Soro in audizione al Senato: «Accertati rilevanti comportamenti illeciti»

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ROMA. Dritto al punto, Antonello Soro. «Di recente abbiamo accertato rilevanti comportamenti illeciti da parte di primarie società di telefonia». Non solo Tim, già censurata. E nei confronti di tutte «sono stati emessi importanti provvedimenti sanzionatori, oltre rilevanti provvedimenti di blocco dell’attività di telemarketing». È prima mattina. Non sono ancora le 9. In audizione al Senato, in commissione Comunicazioni, il Garante della Privacy spiega come proteggere i cittadini dalle chiamate commerciali moleste. Perché è chiaro che il fenomeno sia in aumento. Lo sintetizzano i numeri: oltre 25mila segnalazioni in 5 anni, 6mila contestazioni e multe per 7,8 milioni, il 10% del valore complessivo notificato dall’Autorità nel quinquennio. Per questo - riassume Soro - a tutti i numeri, fissi e mobili, deve essere consentita l’iscrizione nel Registro delle Opposizioni, l’unico scudo in Italia contro il telemarketing selvaggio. In più si deve istituire una multa specifica per chi chiama con numeri anonimi per proporti offerte commerciali.

LA BATTAGLIA. Il piano del Garante della Privacy coincide con la campagna de Il Tirreno, sintetizzata nella petizione che chiede al Parlamento di modificare la legge sul telemarketing. Oggi la petizione è quasi a 112.000 firme e le proposte di legge per riformare il Registro delle Opposizioni - della senatrice riformista Anna Bonfrisco e della senatrice Pd Manuela Granaiola - sono in discussione al Senato, in commissione. Dove il Garante espone come difendere oltre 117 milioni di utenze telefoniche.

PRATICHE SCORRETTE. Il problema lamentato dagli abbonati è che ricevono chiamate commerciali senza consenso, dopo averlo revocato. O, peggio ancora, dopo aver chiesto di revocarlo, senza esserci riusciti. «L’estrema difficoltà per i cittadini a esercitare in modo effettivo il diritto di opposizione, anche e soprattutto, per la diffusa illecita pratica di oscuramento del numero chiamante» sta alla base di tutto, denuncia Soro.

ISCRIZIONE ALLARGATA. Ampliare l’iscrizione al Registro delle Opposizioni di tutti i numeri di telefono e non solo di quelli pubblicati negli elenchi potenzierebbe la tutela dal telemarketing selvaggio.

REVOCA DEL CONSENSO. Un’ulteriore tutela - prosegue il Garante - sarebbe garantita dalla previsione che «l’iscrizione al Registro comporti la cancellazione automatica di tutti i consensi dati in precedenza dall’interessato per le telefonate commerciali». La revoca potrebbe essere totale oppure, a scelta, anche selettiva «se riferita solo ad alcuni operatori». Le imprese in questione compenserebbero lo svantaggio di non poter più chiamare i clienti «con un’efficacia maggiore di ogni singola telefonata, avendo la certezza di rivolgersi solo a utenti davvero disponibili all’uso del proprio numero a fini commerciali».

REGISTRO MENO CARO. Inoltre, per agevolare le imprese, il Garante suggerisce al legislatore di intervenire sui costi di gestione del Registro delle opposizione. Oggi, infatti, ogni società che voglia confrontare le proprie liste con il Registro, per essere certa di chiamare solo utenti consenzienti, paga una tariffa in base al pacchetto di numeri da controllare: 3.600 euro (ogni 15 giorni) per 300mila utenze; 9.200 euro per 1 milione di numeri e così via.

Suggerisce Soro: «Bisognerebbe individuare, nell’ambito delle modifiche da apportare al regolamento del Registro, forme tecniche con “software data matching” (programmi di incrocio dati) di nuova generazione per abbassare il costo della consultazione preliminare delle imprese e farla diventare un’operazione estremamente conveniente». In altre parole, se il Registro diventa più «agile e meno costoso», gli operatori non avranno più scuse per non controllare le liste che usano o forniscono ai call center per le chiamate.

BASTA SCARICABARILE. Questo porta a un altro passo: la “responsabilità solidale” condivisa fra call center e chi organizza le campagne promozionali. Finora, i gestori dei servizi - luce, gas, telefoni e qualunque altro prodotto o contratto da vendere - ha scaricato il problema delle chiamate moleste sui call center «ai quali - segnala il Garante - viene lasciata una grande autonomia nella gestione dei dati (e cioè dei numeri di telefono e relativo consenso all’utilizzo, ndr). Infatti i committenti delle campagne promozionali, in sede di accertamento, dichiarano al Garante di non essere in grado di identificare chi, agendo per conto loro, ha effettuato i contatti indesiderati». Così - ammette il Garante - i committenti «riconducono l’illecito a un evento fortuito».

NO CALL CENTER AL MASSIMO RIBASSO. Invece per Soro c’è una responsabilità condivisa fra chi chiama e chi chiede di chiamare, se l’utente non vuole. E l’utente deve potersi rivalere.Nelle proposte di legge in discussione in commissione c’è una norma che va in questa direzione «ma richiede una più chiara e precisa formulazione», sottolinea il Garante. Istituendo, appunto, la responsabilità solidare «verrebbe favorito un circolo virtuoso nella selezione dei call center, scoraggiando l’affidamento sulla sola base del costo (e del massimo ribasso), privilegiando la qualità del servizio».

NUMERI OSCURATI. Qualità del servizio significa anche stop alle telefonate “anonime”. Il Garante chiede di prevedere una sanzione specifica per chi oscura il numero usato per le chiamate commerciali. Già oggi le chiamate anonime vengono sanzionate (all’interno delle norme per le pratiche scorrette). C’è pure una procedura per rintracciare chi effettua chiamate anonime: se l’abbonato “molestato” fornisce orario e numero su cui ha ricevuto la chiamata, il Garante (con la collaborazione dei gestori telefonici) risale a chi telefona. «Sarebbe, però, opportuno - conclude Soro - intervenire sull’apparato sanzionatorio prevedendo una multa specifica per chi oscura il numero chiamante nell’ambito delle attività di telemarketing». E per completare il quadro, servirebbero «aumenti di pena nel caso di recidiva».

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