Il Tirreno

Toscana

Meningite C, l’infettivologo: "Il ceppo toscano è aggressivo e in troppi non si sono ancora vaccinati"

di Ilaria Bonuccelli
Il primario Menichetti
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Il primario Menichetti

Il primario di Pisa, professor Menichetti, invita a farsi somministrare l’antidoto: "La storia di Bebe Vio dovrebbe essere un esempio per tutti"

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PISA. Ci sono meno portatori sani di quello che ci si aspetterebbe in Toscana, visti i contagi: 34 dall’inizio dell’anno. E 72 dal 2015. Pare che i portatori sani siano 250 invece di mille ogni caso di meningite. Ma il vero mistero non è questo. La vera domanda senza risposta è «perché ci sia ancora una ragazza di 20 anni non vaccinata», si interroga il professor Francesco Menichetti, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’azienda ospedaliera universitaria di Pisa.

1) VACCINAZIONE IGNORATA

Non bastano i 5 morti di quest’anno, tutti per meningite di ceppo C e i 7 dell’anno scorso (solo 1 per ceppo B). Non bastano i 56 casi di meningite causati dal ceppo C. Non basta neppure il fatto che in Toscana la malattia si «presenti con una forma particolarmente aggressiva», il sottotipo St11, di cui non si riesce a individuare l’origine. «Non riusciamo a convincere la popolazione a vaccinarsi. Neppure i ragazzi. Eppure la meningite che si presenta in Toscana è quella più virulenta. La maggior parte dei casi, infatti - sottolinea il professor Menichetti - sono di sepsi da meningocco. Sono la forma dalla quale è riuscita a sopravvivere Bebe Vio, la campionessa paraolimpica di scherma, ma con l’amputazione degli arti».

2) ATTENTI ALLA SEPSI

La sepsi meningococcica, che è anche la forma che ha colpito la ragazza di Cecina, ricoverata a Livorno, è più pericolosa della meningite da meningococco C - spiega Menichetti - perché «determina l’infezione diffusa del sangue», con la necrosi dei tessuti che può portare all’amputazione e nei casi più gravi alla morte. «Se per la meningite il tasso di mortalità si aggira attorno al 10%, per la sepsi meningococcica - ammette l’infettivologo - può arrivare al 40%. Nella situazione che si è creata in Toscana, la maggior parte dei contagi di tipo C sono stati casi di sepsi».

3) LA STRANA GEOGRAFIA

Ma quello che può apparire ancora più insolito è la circolazione del batterio, sia del C (che in Toscana risulta il più attivo) che del B o degli altri (X, Y o A) che causano l’infezione. I i contagi sono più frequenti in quella che la Sanità regionale ha definito «la valle dell’Arno», i territori tra Firenze, Empoli (le zone più colpite), Pistoia e Prato. Si tratta, a bene vedere, delle zone più densamente abitatea. Al contrario sulla costa i casi sono meno. E addirittura, a Livorno, si ha ora il primo caso di contagio in due anni, anche se c’è una teoria secondo la quale il ceppo C virulento potrebbe essere attraccato proprio qui, in porto.

4) POCHI PORTATORI SANI

«In realtà - obietta il professor Menichetti - questo meningococco da gruppo sembrerebbe non circolare in modo così diffuso, stando agli studi condotti dall’Ars, l’Agenzia regionale di Sanità. Anche se i risultati non sono ancora ufficiali, parrebbe, infatti, che non ci siano neppure 1000 portatori sani per caso. La media sarebbe di 250, ma anche se fosse di 500, la diffusione si spiega con la virulenza del batterio». Infatti, se si ha un caso ogni 250 portatori sani - portatori che hanno il batterio in gola - la trasmissione (per via area in luoghi chiusi) può «essere facilitata se il tipo di batterio è più virulento. E, purtroppo, l’immunità di “gregge” - l’effetto preventivo sulla popolazione della campagna vaccinale - si inizierà a vedere con l’aumento dei vaccinati».

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5) IL VACCINO VALE 5 ANNI

Secondo alcuni specialisti, non è escluso che la campagna di vaccinazione possa mostrare i suoi effetti «riducendo il numero dei portatori sani». Del resto, i pazienti che si sottopongono al test volontario sulla meningite (per verificare se siano portatori o meno) sono quelli che si presentano per sottoporsi alla vaccinazione. «Non ci meravigliamo che con la stagione fredda - specifica il professor Menichetti - aumentino i contagi. Neppure se aumentano fra le persone vaccinate. Intanto è ormai noto a tutti che nei luoghi chiusi, dove si condividono gli spazi per ore, il contagio è facilitato. Riguardo all’efficacia della vaccinazione, abbiamo verificato che dopo cinque anni, c’è necessità di un rinnovo. Questo è il vero piano B, per adolescenti che siano stati vaccinati da bambini e giovani adulti».

6) RIVACCINARE

La rivaccinazione, dunque. Questa la proposta di Menichetti che affida, comunque, alla «Regione e ai suoi esperti il compito di individuare la popolazione target da sottoporre alla protezione bis. Esiste una task force per la meningite: prenda una decisione, prima che abbia il sopravvento la sfiducia nella vaccinazione. Questo è il vero pericolo. La nostra sfida è che questo non avvenga. I vaccini salvano la vita. E noi ci dobbiamo domandare perché una ragazza di 20 anni si ammala, perché non si è protetta, nonostante la sua Regione le offra il vaccino gratis contro la meningite. Eppure la storia di Bebe Vio dovrebbe essere di esempio a tutti».

I NUMERI IN TOSCANA

  • Dall'inizio del 2015 ad oggi, in Toscana sono 56 i casi di meningite da meningococco C: 31 nel 2015, 25 nel 2016.
  • Nel 2015, i casi di meningite notificati sono stati complessivamente 38: 31 da meningococco C, 6 B, 1 W, 1 non noto.
  • Nel 2016, ad oggi i casi notificati sono 34: 25 di ceppo C, 6 B, 1 W, 1 X, 1 non tipizzabile.
  • Nel 2015 sono decedute 7 persone: 6 che avevano contratto il ceppo C e 1 per il ceppo B.
  • Nel 2016 sono decedute 5 persone, tutte per il ceppo C.

"Dall'inizio della campagna vaccinale straordinaria (fine aprile 2015) al 31 ottobre 2016 - spiega la Regione -  sono state somministrate in totale 717.457 vaccinazioni: 194.958 nella fascia di età 11-20 anni; 326.643 nella fascia 20-45; 195.856 dai 45 anni in su. Al 31 ottobre, risulta che abbia aderito il 77% dei pediatri di famiglia e l'85% dei medici di medicina generale. Per quanto riguarda i nuovi nati (che non rientrano nella campagna straordinaria di vaccinazione), a 24 mesi di età (quindi nati nel 2013) risulta una copertura del 91%"

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