Attenzione
Smascherata la rete degli orchi
Un arresto e cinque denunce in Toscana nella maxioperazione tra Italia, Stati Uniti e America Latina
FIRENZE. A scoperchiare l’orrore è stato un giovane livornese. Ha scaricato un file musicale tramite Emule, un programma gratuito di file sharing. Quando lo ha aperto, si è accorto con raccapriccio che non si trattava dell’ultimo successo della sua band preferita ma di un filmato pedopornografico, con un bambino di 10 anni sottoposto a violenze sessuali inenarrabili.
Ed è corso a denunciare tutto alle forze dell’ordine. Così, un anno fa, è nata l’inchiesta della procura di Firenze su un maxi giro di condivisione on line di video pedopornografici che ieri mattina ha portato a 5 arresti in Italia e alla richiesta di rogatorie internazionali negli Stati Uniti e in vari paesi europei e sudamericani. Tra gli arrestati, tutti con precedenti specifici, c’è anche un toscano, un cittadino aretino di 40 anni, disoccupato. In casa gli agenti della polizia postale gli hanno trovato numerosi computer, tutti collegati in rete tra loro, e centinaia di video scaricati dal web. Proprio per questa “ingente quantità” di materiale pedopornografico, è scattata la misura cautelare nei suoi confronti. Gli altri 4 arresti sono avvenuti a Roma, Venezia, Ferrara e Milano. I cinque pedopornografi sono finiti ai domiciliari.
Altre 30 persone sono state denunciate, 44 gli indagati in Italia. Tra i denunciati nell’operazione “Clean Web” - partita appunto da Livorno - ci sono 3 cittadini toscani: un professionista di Arezzo, un bagnino di Massa-Carrara e un operaio di Certaldo (Firenze). Altre 120 persone sono indagate all’estero tra Europa, Stati Uniti e America Latina. Le indagini, coordinate dal pm Andrea Cusani, sono state svolte dal compartimento di polizia postale e delle comunicazioni della Toscana. Decine le perquisizioni effettuate in Toscana, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Puglia e Sicilia. Per circa 10mila video sequestrati ad artigiani, chimici, pensionati, operai, operatori di call center, ristoratori, panettieri, agricoltori, metalmeccanici, litografi, cassieri, portieri d’albergo, informatici, magazzinieri, professionisti. Nei video trovati in loro possesso compaiono addirittura bambini di 5 anni. Ci siamo calati in un mondo oscuro, tenebroso, popolato da personaggi squallidi di ogni estrazione sociale e culturale che hanno commesso un crimine odioso. Crimine che si può combattere efficacemente soltanto con la cooperazione internazionale, con l’aiuto delle autorità giudiziarie estere» ha commentato il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, congratulandosi con questore del capoluogo Alberto Intini per il lavoro svolto dai suoi uomini. Per inabissarsi in questo “mondo tenebroso”, peraltro, la procura si è avvalsa anche di agenti sotto copertura.
Alcuni poliziotti infatti si sono finti pedofili, si sono connessi alla rete del file sharing (eMule, eDonkey e programmi simili) e poi, tramite alcune chiavi di ricerca specifiche, hanno cominciato a mappare la “rete” degli orchi: chi scaricava cosa e con che frequenza.
I download avvenivano quasi sempre nelle ore notturne, da server sparsi in tutto il mondo e assai difficilmente identificabili dai poliziotti del web. Difficile anche capire chi siano i protagonisti dei filmati e dove questi ultimi siano stati girati. A queste domande cercherà comunque di rispondere una seconda tranche d’inchiesta, già iniziata. Intanto le sequenze riguardanti gli abusi sessuali sui minori contenuti nei file sequestrati sono già state caricate sul database dell’Interpol - l’International Child Sexual Exploitation - proprio per tentare di identificare i bambini abusati e i loro spietati aguzzini.
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