Il Tirreno

Toscana

L'auto intelligente che si guida da sé

di Stefano Taglione
L'auto intelligente che si guida da sé

Il mezzo che un giorno non avrà bisogno del conducente ha fatto la sua primissima prova su strada a Livorno, dopo mesi di studio e di preparazione nel porto

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LIVORNO. L’inizio non è stato dei migliori. Il nostro pilota francese, non conoscendo bene le strade di Livorno, prima si è perso fra gli imbarchi delle navi, poi non riusciva a trovare la Fi-Pi-Li (la segnaletica non aiuta) e alla fine ha sbagliato pure l’uscita dell’Aurelia.

Ma sono solo dettagli. Perché ciò che doveva funzionare, in realtà, ha funzionato eccome. E la primissima prova dell’auto del futuro, a cui abbiamo partecipato ieri lungo l’arteria toscana, è andata molto bene. A Livorno, da lunedì scorso, sono riuniti un centinaio fra ingegneri e informatici dei più grandi colossi mondiali del settore, che stanno lavorando insieme per fare test dal vivo e definire uno standard comune sul quale poi, chi produrrà i sistemi per i futuri veicoli a guida automatica, si dovrà per forza basare.

Siemens, Tim e Autostrade per l’Italia. Sono solo una parte delle aziende che si sono date appuntamento alla Stazione crociere, fra codici incomprensibili, cavi in ogni dove e centraline che fra qualche mese troveremo disseminate sulle nostre strade. Le ha volute l’Autorità portuale e il Consorzio nazionale interuniversitario delle telecomunicazioni, che con il sostegno della Regione e dell’Unione europea intende fare della città dei Quattro Mori un laboratorio di connettività globale. Ma il pezzo forte è stato il primo test su strada, giunto al culmine di sei mesi di studio e cinque di preparazione nel laboratorio messo a punto sul porto. Ore 15: Sebastian Mueller, un esperto francese (di Nizza) che lavora per l’Istituto europeo sugli standard per le telecomunicazioni (Etsi) è il nostro pilota. Con lui c’è András Takács, manager di Commsignia, azienda ungherese che produce dispositivi tecnologici per incrementare la sicurezza stradale. L’Audi A3 sulla quale siamo saliti a bordo è dotata proprio degli strumenti realizzati nell’industria di Budapest.

L'auto che un giorno si guiderà da sé, il test sulla Fi-Pi-Li

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Si parte sotto una pioggia battente. Dopo aver perso qualche minuto per cercare di uscire dall’area portuale e per imboccare la Fi-Pi-Li alla Darsena toscana, Sebastian trova l’ingresso della due corsie. Lungo l’arteria ci sono i lavori in corso e il monitor attaccato sotto lo specchietto retrovisore dovrebbe segnalarceli, visto che – attraverso un’infrastruttura di terra – comunica con i sensori di Avr, la società romana (con sedi ad Altopascio, Empoli e Pisa) che gestisce la strada di grande comunicazione.

Dopo un centinaio di metri, infatti, sullo schermo dell’Audi spunta un puntino verde. È un ostacolo e ci stiamo andando addosso. E dopo un po’ sulla mappa compare un avviso di allarme: «Road Works Warning», seguito dalla distanza in metri, che tradotto significa «Attento perché lungo la strada che stai percorrendo sono in corso dei lavori». Pochi secondi dopo, il sistema, indica anche il nuovo limite di velocità, che a causa della presenza degli operai è ridotto a 40 chilometri orari. Le informazioni che vediamo sulla macchina sono le stesse che la sala radio della Firenze - Pisa - Livorno (gestita a Empoli dall’ingegner Lorenzo Maraia) mostra sui pannelli luminosi, sulle app del telefonino e sul proprio sito Internet.

Usciamo a Stagno, la prova è già finita. È stata superata: il veicolo e la strada parlano la stessa lingua. E se solo ci fossero più macchine con gli stessi strumenti tecnologici ogni conducente potrebbe condividere in tempo reale le medesime informazioni. Riuscendo a sapere, ad esempio, che verso San Miniato c’è un incidente e che magari, se il traffico è bloccato, conviene uscire a Santa Croce sull’Arno.

Ieri è stato fatto un grande passo: per ora la presenza dei cantieri è indicata su uno schermo come qualsiasi navigatore segnala gli autovelox fissi, ma l’obiettivo di domani è far sì che la strumentazione di bordo sia collegata alla centralina della vettura e magari, se chi guida va troppo veloce, fare in modo che l’auto freni da sola. Non con la forza del pedale, ma con quella della condivisione dei dati. Perché è dalla condivisione delle informazioni che a Livorno sta nascendo l’auto del futuro. Oggi è guidata da un collaudatore francese che non conosce la città e a volte sbaglia strada, domani forse andrà da sola e sarà precisa come un compasso.

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