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Scuole a pezzi in Toscana, il caos dei finanziamenti - Video

di Melania Carnevali
Scuole a pezzi in Toscana, il caos dei finanziamenti - Video

Lavori pagati a metà dal governo o Comuni che non presentano progetti. Un istituto su tre è in pessimo stato. A Pistoia sono il 77%. Viaggio nella media Ferrari a Massa, tra calcinacci e zone inagibili. L'assessore regionale Grieco: "I soldi ci sono, ma bisogna sfruttarli"

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MASSA. Oltre la ringhiera sgangherata e mezza arrugginita, un nastro rosso e bianco penzola appeso tra un albero e il muro portante. Lì sopra sta per staccarsi un pezzo di intonaco. Un po’ è già a terra, sbriciolato. Dentro, la scuola è piena di bimbi, ma fuori non vola una mosca. Che strano, pensi, sembra un luogo abbandonato. E quella crepa, che parte dall’alto e scende giù come un fulmine, poi, sembra una minaccia. È la scuola media Paolo Ferrari, a Marina di Massa, solo una delle tante scuole toscane malmesse. Il 32% delle scuole, secondo il dossier sull’edilizia scolastica appena pubblicato da Legambiente, avrebbero bisogno di interventi di manutenzione urgente. Una percentuale che sale al 77% a Pistoia. Eppure di cantieri in giro se ne vedono pochi.

Il caos dei finanziamenti. I finanziamenti per l’edilizia scolastica sono avvolti nel caos totale. Partiamo da un dato: circa il 75% degli edifici sono di proprietà comunale, il 9% delle Province e il resto private. Ogni ente dovrebbe provvedere a sè per la manutenzione della struttura. E non è facile con le casse ridotte all’osso. Le Province non esistono praticamente più. I Comuni sì, ma boccheggiano. Il premier Renzi dalla Leopolda 7 ha invitato i sindaci a fregarsene del patto di stabilità, se vogliono spendere nelle scuole. Ma non è proprio tutto così semplice. «Il saldo di competenza (che sarebbe il vecchio patto di stabilità, ndr) - dice il sindaco di Massa, Alessandro Volpi - permette di spendere risorse nella misura in cui hai risorse e se hai possibilità di finanziamento. Se non le hai, anche in termini di trasferimento, è difficili spenderli». Da chi potrebbero arrivare questi soldi? Dalle banche, con i rubinetti chiusi. O dallo Stato. Questo qualcosa ha fatto, aprendo bandi su bandi per l’erogazione di finanziamenti (mutui bei, scuole belle, scuole sicure...). Però c’è un però. Anzitutto manca un piano, i finanziamenti arrivano a singhiozzo. «È inutile - dice Volpi - che mettano i soldi per l’analisi diagnostica dei solai se poi non mi danno i soldi per metterli in sicurezza. Ci vuole un piano nazionale sull’edilizia scolastica». E poi gli stessi Comuni, spesso, non riescono a presentare progetti per ricevere i finanziamenti. «I soldi ci sono, dipende molto dalla capacità degli enti di reperire fondi», commenta l’assessora regionale all’Istruzione, Cristina Grieco, all’uscita dal consiglio regionale (la Regione non ha competenza in materia di edilizia scolastica, ma ogni anno stanzia 3 milioni di euro per le emergenze). A parte i fisiologici tempi di realizzazione degli interventi, dice Legambiente, c’è una «diffusa difficoltà da parte degli enti locali nel partecipare ai bandi, e poi nella capacità di progettare e realizzare gli interventi». Lo conferma pure il presidente regionale dell’Anci, Matteo Biffoni. Il “suo” comune, Prato, è tra i più virtuosi secondo la graduatoria stilata da Legambiente sui Comuni che hanno investito nelle scuole «ma capisco - dice - che la difficoltà possa essere negli uffici tecnici, nella capacità di progettare e ricercare fondi».

VIDEO Scuola, gli ultimi danneggiamenti in Toscana

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Scuole vecchie e a rischio. Nel marasma dei finanziamenti, intanto, le scuole invecchiano. E si sbriciolano come biscotti. «Poco tempo fa hanno dovuto chiudere anche la palestra perché si era allagata per la pioggia. Ma fortunatamente l’hanno riaperta subito», dice Stefano Bianchi, papà di un bimbo di seconda media alla Ferrari a Massa. Lo aspetta davanti alla ringhiera ricoperta di erbacce. Accanto a lui c’è un’altra mamma, Barbara Lazzini. «Mia figlia - dice - mi ha detto che nella segreteria è caduto un pezzo di intonaco e che nell’aula c’è un crepa che fa il giro della lavagna». Due classi, fino a qualche giorno fa, non avevo nemmeno la porta. Le altre l’hanno sempre avuta, ma ad alcune manca la maniglia. Sulle pareti verdi dei corridoi scorre una striscia di buchi come colpi di mortaio. Le tapparelle di alcune aule sono state abbassate e non si tirano più su. «Preoccupata? - dice una nonna, Riccarda Vita - No, l’altra scuola era peggio. Molto più vecchia: erano i genitori a fare i lavori di ristrutturazione».

Dei 582 edifici scolastici pubblici in Toscana solo l’8,8% è stato costruito dopo il 1991. La maggior parte delle scuole pubblica (il 46,5%) è stata infatti costruita tra 1941, in piena guerra mondiale, e il 1974, prima ancora che venisse introdotta una normativa antisismica. Un’altra buona fetta di scuole è stata edificata tra il 1975 e il 1990 (il 28,8%), ma un’altra buona fetta addirittura prima del 1940, ben il 16%. A Massa, ad esempio, la scuola comunale più giovane è dei primi anni Ottanta.

Le indagini diagnostiche dei solai - nonostante ci siano finanziamenti statali ad hoc per farle - sono state eseguite sul 13% circa delle scuole ma poi la messa in sicurezza solo sul nemmeno 2% perché, come detto, per quello i finanziamenti non ci sono. «Abbiamo sollecitato più volte per far arrivare anche la seconda tranche», fa sapere l’assessora Grieco. Ma per ora nulla.

Fosse solo questo. Nonostante il 45,2% delle scuole toscane si trovi in zone a rischio sismico e il 12,7% idrogeologico, solo il 10,8% delle scuole è stato costruito secondo criteri antisismici e solo sul 45,2% è stata eseguita la verifica di vulnerabilità sismica (le più virtuose Firenze e Prato). E ancora: le scuole toscane con collaudo statico sono solo il 28,7% e con l’idoneità statica il 42%.

Scuole e inquinamento. La sicurezza non è solo nel calcestruzzo. Il dossier di Legambiente ha analizzato anche i fattori ambientali. Per questione amianto, ad esempio, tutti i Comuni hanno effettuato monitoraggi e hanno segnalato la presenza di eternit nell’1,7% degli edifici. Solo lo 0,4% delle scuole ha però visto azioni di bonifica negli ultimi due anni. Più attente le amministrazioni toscane (11,1%), rispetto alla media nazionale, alla questione radon. Dai monitoraggi svolti infatti non risultano casi certificati o sospetti.

Le soluzioni. Un buon punto di partenza, secondo Legambiente, per risolvere il problema delle scuole a pezzi, sarebbe quello di completare l’anagrafe dell’edilizia scolastica. Capire i problemi, per risolverli. Poi, appunto, «ridurre e semplificare le linee di finanziamento per la riqualificazione edilizia». Pochi finanziamenti, insomma, ma chiari.

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