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IL SOCCORSO AL TEMPO Dei social network

Gli incendi si spengono su Facebook

Gli incendi si spengono su Facebook

I vigili del fuoco: «Monitoriamo la rete in cerca di richieste di aiuto»

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FIRENZE. Vorrebbero addirittura anticipare le chiamate al 115. Così se un fiume esonda - come accaduto nei giorni scorsi proprio in Toscana - riescono a saperlo quasi in tempo reale, prima delle richieste di soccorso. I vigili del fuoco stanno diventando sempre più tecnologici e social. A fin di bene, naturalmente. Una scelta figlia del cambiamento dei tempi, visto che al giorno d’oggi può capitare che le persone prima pubblichino un filmato su Facebook, poi facciano scattare l’allarme.

Non è un caso che al Viminale gli informatici del Corpo nazionale abbiano messo a punto un motore di ricerca che spulcia la creatura di Mark Zuckerberg e - come se ci fosse un incendio, che magari c’è davvero - dà l’allarme appena trova qualcosa. Si attiva quando viene caricato un video di un’inondazione o magari se semplicemente qualcuno chiede aiuto. È la sirena dell’emergenza social. Che però, nella vita di tutti i giorni, è emergenza vera. «Durante gli attentati di Parigi le richieste di soccorso arrivavano prima da Facebook, poi via telefono - afferma Maurizio Maleci, portavoce della direzione toscana dei vigili del fuoco - così ci siamo attivati. Il sistema funziona e durante il sisma del Centro Italia ci siamo resi conto che le cose anche qui funzionano così. Le informazioni via Internet ci sono giunte pochi istanti dopo quelle diramate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e dalle nostre squadre territoriali»

Trasformarsi in vigili del fuoco social, quindi, non è stata una scelta, ma un obbligo. «In futuro - sottolinea Maleci - vorremmo utilizzare il nostro account Twitter per informare la popolazione, per esempio, su dove non andare in caso di incendio. Se accanto a una strada ci sono delle fiamme, è giusto che i cittadini lo sappiano subito». Un altro strumento utilizzato con frequenza dai pompieri è Whatsapp. La popolarissima chat di messaggistica istantanea - che ha ormai soppiantato i vecchi sms - serve sia per le comunicazioni interne, sia per quelle esterne. I giornalisti, ad esempio, in Toscana ricevono le informazioni proprio così. «Abbiamo due chat - sottolinea Maleci - e la stessa applicazione la usiamo per parlare fra di noi, grazie a diversi gruppi creati ad hoc».

Non tutto però viene trasmesso attraverso le app. Le “mitologiche” linee satellitari riservate, in stile 007, esistono ancora. «Ciò che diamo ai social network diventa di loro proprietà - continua Maleci - quindi dobbiamo per forza disporre di valide e sicure alternative. Per comunicare fra la sala operativa e le unità usiamo la radio e gli sms. Abbiamo una macchinetta che quando c’è un’emergenza invia subito messaggi a tutti i colleghi. È veloce».

Anche la macchina della protezione civile ha preso spunto. Il Lamma Toscana – il consorzio fra la Regione e il Cnr specializzato in meteorologia e climatologia – ha un canale Twitter per comunicare con la popolazione. C’è un hashtag di riferimento ed è #allertameteoTos. È una parola che, cercata sull’apposita maschera di ricerca, mostra una lista di messaggi a tema. Il Lamma, fra l’altro, sta a monte di tutta la macchina operativa: dai loro modelli il Centro funzionale di monitoraggio della Regione (che ha sede a Pisa) fa una previsione sulla quantità d’acqua che può depositarsi al suolo, poi Riccardo Gaddi – il responsabile del settore idrologico – firma l’allerta meteo e la gira a Regione, Province, Comuni e prefetture. È da questo momento che partono le eventuali misure di allerta coordinate dagli enti locali: chiamate registrate a casa, chiusura di sottopassi o invii di sms. «Decidono i Comuni – spiega Gaddi – poi, se i loro volontari o mezzi non sono sufficienti, noi diamo una mano. Al momento noi non abbiamo un canale Twitter ufficiale». Ma non è detto che prima o poi non ne facciano uno anche loro. (s.t.)

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