Il Tirreno

Toscana

L'angoscia di scrutare il cielo: anche il meteo fa paura

Fabrizio Brancoli

Il clima è ormai uno dei temi fissi della nostra vita quotidiana e spesso è vissuto come una minaccia

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Nella sala riunoni del Tirreno c’è un’enorme finestra che si affaccia su un viale livornese. È il nostro maxi schermo sulle condizioni del cielo e della terra: per qualche minuto scrutiamo al di là delle vetrate, misuriamo il vento, seguiamo i movimenti delle nuvole e cerchiamo di intuire le temperature. Un collega apre il suo intervento facendo il punto sul meteo della sua città di competenza. Un altro, se sta piovendo, controlla su un monitor la mappa dei fulmini che si stanno abbattendo in Toscana.

Quanti bar, scuole o mezzi pubblici sono uguali al nostro ufficio? Probabilmente molti; forse tutti. Il clima è diventato uno degli assi portanti della nostra quotidianità. Con le tragedie abbiamo cominciato a pensare che la pioggia, il vento, il ghiaccio, il fango ci avrebbero potuto fare male, se non uccidere. Ci siamo sentiti meno sicuri. Si chiama paura, e con la paura, da sempre, ci si può guadagnare. Sono nati mille siti web specializzati; in tv gli spot pubblicitari prima della sigla della rubrica meteo sono vendutissimi.

Che freddo fa oggi? O che caldo. Ha visto che pioggia, signora? Prima era un discorso da ascensore, tanto per non guardarsi con imbarazzo la punta delle scarpe o lo stato delle unghie. Oggi è un’angoscia. E, siccome l’angoscia si condivide, ecco i social, le messaggistiche, le telefonate di allerta preregistrate dal sindaco, i video catastrofici da spedire agli amici. Il meteo non è più conversazione, perché sappiamo che cosa può fare a tutti noi. Forse è una buona cosa, perché possiamo prevenire, non rischiare, prepararci. In ogni caso, ci è entrato dentro.

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