Finanza
Poste amare tra proteste e concorrenza spietata
FIRENZE. Una volta si diceva che il postino suona sempre due volte. Il portalettere faceva sempre quel giro: le stesse strade, lo stesso paese, lo stesso quartiere. E finiva che diventava come l’amico...
FIRENZE. Una volta si diceva che il postino suona sempre due volte. Il portalettere faceva sempre quel giro: le stesse strade, lo stesso paese, lo stesso quartiere. E finiva che diventava come l’amico di famiglia. Ora i tempi sono cambiati. Il postino corre molto di più, passa anche di pomeriggio, veste un pettorino diverso e non ha mai la stessa faccia. Sono le poste private, corrieri spedizionieri che fanno a gara per portare i pacchi a colpi di codici di avviamento postale.
I privati alla conquista dei pacchi. Con la liberalizzazione dei servizi del 2011 stanno completamente cambiando il mercato del recapito postale e hanno ampiamente preso piede nella spedizione dei pacchi: l'88 per cento del mercato è in mano loro. In Toscana i postini privati suonano quasi sempre al nome di Nexive, il primo operatore privato delle poste in Italia con la sede centrale a Milano, e Speedy, l'azienda fiorentina che prima lavorara per Nexive e ora si è messa in proprio, sottraendo fette di mercato alla vecchia casa madre in Toscana. E a Poste Italiane cosa è rimasto se i pacchi non ce l'hanno più? Il quasi monopolio del recapito delle lettere (solo il 10% è in mano ai privati), ma con la posta elettronica il cartaceo è in gran parte superato, di vecchie lettere se ne spediscono sempre di meno, e i lavoratori di Poste sono in difficoltà tanto da chiedere un ritorno dell'azienda al recapito dei pacchi. Sono le liberalizzazioni ad aver reso il mercato postale molto fluido, col pubblico e il privato che si contendono le spedizioni. Una direzione contestata ieri in una manifestazione di piazza a Firenze.
La protesta dei lavoratori di poste italiane. Il segretario regionale di Slc Cgil Graziano Benedetti non ci crede allo scontro tra poste private e poste pubbliche. Il suo obiettivo è dare ai postini privati gli stessi diritti di quelli di Poste. Ma la manifestazione di ieri davanti alla sede centrale di Poste Italiane in via Pellicceria aveva tutta l'aria di uno scontro in atto. Un migliaio di persone arrivate da Toscana e Umbria. Oltre il 70% di adesioni, più della metà degli uffici postali chiusi con servizi ridotti e code in quelli rimasti aperti. Un bilancio toscano di successo quello fatto dai sindacati nel giorno dello sciopero nazionale di Poste italiane per la manifestazione regionale indetta da Slp-Cisl, Slc-Cgil, Failp, Sailp e Ugl. La mobilitazione era «contro la completa privatizzazione e la riorganizzazione del servizio di Poste che mette a rischio oltre mille posti di lavoro in Toscana e peggiora la qualità del servizio all'utenza», si legge in una nota congiunta dei sindacati. Fa paura la decisione del governo di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e del conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del Ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane.
«Una privatizzazione di fatto», denuncia Benedetti che mette in fila tutte le cose che, a suo parere, non vanno in Poste Italiane: «Il recapito della posta a giorni alterni a Prato e Arezzo sta creando grossi disservizi (in alcuni casi la posta viene consegnata una volta a settimana), ma il piano di Poste non è cambiato: entro fine 2017 sarà esteso a tutta la regione. La carenza di personale impedisce di raggiungere gli standard di qualità concordati con le istituzioni. Ci sono code agli sportelli per carenza di impiegati. I portalettere si spostano con mezzi precari. E sono a rischio 1000 posti di lavoro: 620 lavoratori dei centri meccanizzati di Pisa (200) e Sesto Fiorentino (420), altri 400 dei portalettere».
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