Il Tirreno

Toscana

Indimenticabile "Amici miei", il primo raduno dei fan della "supercazzola"

Alessandro Guarducci
Adolfo Celi, Duilio Del Prete, Gastone Moschin, Philippe Noiret e Ugo Tognazzi in una scena di "Amici miei"
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Adolfo Celi, Duilio Del Prete, Gastone Moschin, Philippe Noiret e Ugo Tognazzi in una scena di "Amici miei"

Ritrovo a Firenze a Piazzale Michelangelo, poi un tour (magari anche "scorretto") nei luoghi che rievocano le scene più famose del film

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“Tarapìa tapiòco! Come se fosse Antani,  prematurata la supercazzola con scappellamento a destra, o scherziamo?” No carissimo Conte Mascetti, stavolta nessuno scherzo. E’ tutto vero: questo pomeriggio ci ritroveremo a Firenze per il primo raduno dei fan dal titolo “Amici miei – Alluvionati dentro”, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione.  Il ritrovo è fissato al piazzale Michelangelo da dove partirà il  tour che passerà – tra l’altro - dallo storico Bar Necchi (per una bella clacsonata), dalla stazione di Santa Maria Novella (i passeggeri affacciati ai finestrini del treno sono avvisati ) e da  piazza Santo Spirito (dove daremo un’altra volta l'addio al Perozzi).

E parleremo di lei (Ugo Tognazzi), del professor Sassaroli (Adolfo Celi), del Melandri (Gastone Moschin), del Perozzi appunto (Philipe Noiret), del Necchi (Duilio del Prete e poi Renzo Montagnani) e ancora del Righi, della "cippa lippa", di "chi ha visto la Madonna" e dei marsigliesi. Probabilmente pioverà, forse farà un po’ freddo, ma chissenefrega: è una zingarata. E poi, le “villeggianti di Gavinana" stavano con le scarpe da ginnastica in mezzo metro di neve… Dovremmo essere in tanti (la pagina facebook «Conte Raffaello `Lello´ Mascetti», che conta oltre 80mila like e che ha organizzato l'evento, ha già raccolto oltre tremilia adesioni)  e probabilmente ci sarà una preponderanza di uomini sulla cinquantina e passa di età (ma non solo loro).

Eh, sì, perché “Amici miei” - firmato dal grande Mario Monicelli - non è solo un film che ha segnato un'intera generazione, non è solo un grande classico della commedia all’Italiana, non è solo un inno alla goliardia e al divertimento ma è anche e soprattutto la rappresentazione dolce-amara del desiderio di non voler crescere, di cercare una via di fuga dalla realtà, di scacciare la paura della vecchiaia. Per questo non passa mai di moda, fa breccia anche tra i più giovani e si torna a rivederlo continuamente.

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Ma, va detto, è anche un film decisamente maschilista (o anti-femminista, se lo caliamo nella sua epoca) e soprattutto politicamente scorretto come solo noi toscani, con quelle battutacce cattive, sappiamo esserlo. “Ragazzi, come si sta bene tra noi, tra uomini! Ma perché non siamo nati tutti finocchi?” dice il Melandri stringendosi agli amici dopo una delusione sentimentale. “E se una donna va dallo psicanalista, vuol dire che gli manca qualcosa, nella vita. E cosa manca a una donna nella vita novantanove volte su cento?" Domanda retoricamente il Perozzi ai compagni di avventura. Frasi del genere oggi sarebbero improponibili. E un film del genere non può più essere fatto. E' un film unico e irripetibile (“Cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione")  che merita di essere ricordato in una Italia in cui si ride sempre meno ma dove le supercazzole sono sempre di moda.    

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