In Toscana scatta la caccia alla volpe: per la Regione sono troppe
Via a un piano triennale di abbattimenti, ma per i cacciatori i canidi non sono «prede appetibili». Gli animalisti annunciano un'iniziativa di protesta
Giacomino e la “sua” volpina potrebbero non fare più merenda insieme. La Regione, per contenere una specie animale considerata nociva e in sovrannumero, ha varato un piano di contenimento che consente ai cacciatori di uccidere fino a 4.000 prede l’anno in tutta la Toscana fino al 2018. Così il bambino di Marina di Carrara – divenuto celebre la settimana scorsa per l’appuntamento quotidiano nei boschi della Lunigiana – potrebbe rimanere senza la sua amichetta.
Una decisione che ha scatenato le proteste degli animalisti, in particolare dell’Enpa. L’associazione per contrastare il provvedimento adottato dalla giunta lo scorso 17 ottobre è pronta a partire con la campagna di sensibilizzazione “Salva la volpe”. Ma a sorpresa sono anche alcuni cacciatori a storcere il naso. Le doppiette, infatti, chiedono una ricompensa per incentivarne le uccisioni, visto che i canidi non vengono considerati «convenienti dal punto di vista culinario». «Uccidere una volpe? Quando mi apposto nei boschi ne vedo tante – spiega Carlo Alberto De Montis, un selecontrollore (cacciatore autorizzato per operare anche nelle aree non vocate alla caccia) di Pistoia – ma perché devo ucciderla? Non è commestibile. Poi, sentendo lo sparo, le vere prede fuggono. Potrei farlo se la Regione mi regalasse delle cartucce per ogni animale ucciso». Una ricompensa secondo lui diffusa in altri paesi d’Europa. «È un predatore che uccide fagiani o leprotti – continua il cacciatore – e altrove per fortuna c’è chi lo ha capito».
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L’idea della ricompensa viene però considerata inefficace da Micaela Bortolotti, cinghialaia originaria dell’Alto Adige e presidente della commissione Caccia di selezione per l’Ambito territoriale di caccia di Lucca. «Circa 20 anni fa chi portava la zampa destra della volpe uccisa riceveva dalla Provincia 50.000 lire – racconta la consigliera dell’Atc - e anticamente nei piccoli borghi i cacciatori venivano premiati dai contadini per ogni animale ucciso, perché indirettamente salvavano le galline dei loro pollai. Oggi la tradizione è scomparsa e non saprei cosa fare. I soldi li stanzierei diversamente, per le scuole o la sanità. In Toscana i problemi sono ben altri ».
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Oggi, in effetti, la cultura è cambiata. Le volpi – molto amate nell’immaginario collettivo – per la Regione sono diventate un problema serio a livello di ecosistema. E i cacciatori di una volta, con i cani al seguito, sono una rarità. «È plausibile che in Toscana – si legge in una relazione allegata alla delibera di giunta – vi sia una densità da uno a quattro capi per ettaro, per una popolazione nel periodo autunnale di 30mila - 40mila volpi. Il prelievo attuale, fra caccia e attività di controllo, è inferiore ai 2mila capi l’anno». Poco, secondo l’ente pubblico, che ha autorizzato quattro tipi di attività venatoria: all’aperto con i fucili, di notte con le armi e il faro, la cattura mediante trappole e la più violenta, definita spesso crudele, denominata “alla tana”, con i cani che fiutano la preda e si introducono nei rifugi scavati sotto terra uccidendo anche i neonati. «È un predatore nocivo – sottolinea l’assessore regionale alla caccia, Marco Remaschi – che si ciba di specie commestibili. Confido nei cacciatori, sappiamo che hanno interesse. Abbiamo agito dopo l’ok dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale». Il presidente regionale di Arcicaccia, Fabio Lupi, è soddisfatto. «Non c’è più una tradizione venatoria – afferma – e lo scarso interesse culinario non aiuta. Ma c’è bisogno di praticarla per la biodiversità: proviamoci».
Gli ambientalisti invece protestano. Fulco Pratesi, fondatore e presidente onorario del Wwf Italia, critica la delibera. «Le volpi non sono dannose – afferma il popolare giornalista – e non sono mai troppe. Di loro c’è sempre bisogno». Mentre la presidente nazionale di Enpa, l’ex deputata de L’Ulivo Carla Rocchi, spara a zero sulla giunta Rossi. «In sovrannumero in Toscana non ci sono le volpi – afferma – ma i politici, i burocrati, i cacciatori e gli interessi economici. È un’iniziativa vergognosa che in inverno combatteremo con la campagna di sensibilizzazione “Salva la volpe”. Sono ciechi – conclude Rocchi – e le loro stime non siano attendibili, a meno che i funzionari non siano andati a controllare nei boschi di propria iniziativa».
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