Sicurezza
Renzi apre la Leopolda, via alla volata finale per il Sì
Al centro della convention anche il tema della ricostruzione dopo il terremoto. "Ma anche l'Europa è da ricostruire", chiosa il premier. E ironizza su Salvini che "ce l'ha sempre con l'Ue, meno il 27 del mese quando prende lo stipendio"
FIRENZE. A un mese dal referendum, parte dalla Leopolda la volata per il Sì. Matteo Renzi torna a "casa" per chiamare a raccolta ogni risorsa per la sua partita più difficile. Mentre i vertici Pd provano a tramutare in un Sì il No di Gianni Cuperlo, con un accordo - che dovrebbe essere firmato domani, sabato 5 novembre - su un documento che delinea le future modifiche alla legge elettorale. Ma ormai è ufficiale che l'area della sinistra Pd guidata da Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani voterà No proprio in dissenso sulla legge elettorale: il tempo per le trattative è scaduto ed è chiaro, sostiene Speranza, che "il No è l'unica garanzia per cambiare l'Italicum".
"E adesso il futuro", è il titolo della settima Leopolda. Sul palco due banchi di scuola, una lavagna e libri consunti. Ai muri frasi che parlano di futuro. Ma al centro anche la parola "ricostruzione" e il tema del terremoto, con un gesto concreto come una cena "solidale" a base di amatriciana. Renzi, che in mattinata in Consiglio dei ministri ha varato il secondo decreto sull'emergenza, vuole che quest'anno la Leopolda, che negli anni ha lanciato tante idee ora realizzate o in fase di realizzazione, abbia più che mai l'aspetto di un cantiere aperto per il Paese: "Per chi ha voglia di crederci tutto è possibile. Siamo qui con il sorriso per chi pensa che la politica è proporre e non odiare".
Renzi sul palco. "Domani Brunello Cucinelli presenterà il suo progetto per Norcia - ha detto Renzi dal palco presentando il programma della Leopolda di domani 5 novembre - avremo una testimonianza da Lampedusa del medico di Fuocoammare. Perché uniamo i due temi? S. Benedetto è dedicato al santo patrono dell'Ue, c'è da costruire una chiesa ma anche un'Ue che si gira dall'altra parte quando si parla di immigrazione".
Poi qualche puntura di spillo per scaldare la platea. "Ci attaccano - osserva il premier - dicendo: 'voi governate con Verdini e Alfano'. Invece loro vogliono votare No con Casa Pound e Brunetta e va bene...". Si passa a Salvini. "Salvini è meraviglioso - dice Renzi - perché ce l'ha sempre con l'Europa tranne il 27 del mese quando va a prendere lo stipendio". E infine annuncia scintille per la chiusura di domenica: "Domenica ho da togliermi due o tre sassolini dalle scarpe - dice - C'è un valore grande della Leopolda che chi non è mai venuto non può capire perché parte da un pregiudizio: la cosa fondamentale qui sono le persone che non fanno politica a tempo pieno nella vita, ma che quando tornano alla stazione Leopolda è come se tornassero a casa perché sanno di incrociare occhi amici e abbracciare persone che pensano che la politica non sia andare contro qualcuno".
La nuova Leopolda. Sette anni dopo l'esordio dei 'rottamatori', Sergio Staino, direttore de l'Unità, la racconta così: da un "coacervo strano di giovani incazzati", a un evento di "consolidamento". Sarà "una Leopolda con il governo pancia a terra", secondo Matteo Richetti, che apre la tre giorni cui parteciperanno i ministri, da Padoan a Gentiloni, che coordineranno tavoli di lavoro su diversi temi. Ma un ex consulente del governo, Andrea Guerra, guarda oltre: "Il Sì vincerà e servirà la scossa", con un governo Renzi bis e "una squadra nuova, meritocratica, agile".
Ma prima c'è il referendum: la battaglia nel Pd. Prima, però, la campagna referendaria. Renzi se la deve vedere con un fronte del No composito e agguerrito, tanto che domani potrebbe sfilare nonostante il divieto della Questura il comitato "Firenze dice No", composto da movimenti e studenti.
Sul No da oggi è in via ufficiale anche l'area di sinistra Pd guidata da Roberto Speranza, che a Foggia raduna mille persone per quella che i presenti descrivono come una "anti-Leopolda". C'è anche Michele Emiliano, anche lui critico: "Il 5 dicembre chiunque vinca, la nostra comunità non deve dividersi".
La rottura definitiva si consuma in mattinata, nel corso di una telefonata tra Speranza e Cuperlo, che rappresenta la minoranza Dem nella commissione Pd sulle modifiche all'Italicum. Cuperlo legge a Speranza il documento elaborato, con un'apertura al superamento del ballottaggio, ai collegi uninominali e al premio alla coalizione. Un testo che alcuni parlamentari della minoranza raccontano di aver visto solo in una foto su Whatsapp e che considerano troppo vago, nel contenuto e nella forma: serviva una proposta di legge, dice Speranza, ora "è chiaro che l'unico modo per cambiare veramente l'Italicum è votare No".
Ma Cuperlo vuole ancora provarci e rilancia con la proposta di un emendamento al documento, con l'aggiunta dell'impegno sull'elezione diretta dei futuri senatori. Chiede inoltre che l'impegno alle modifiche sia assunto con un voto della direzione Pd prima del referendum, se non con un testo depositato in commissione entro quel termine. E il dialogo con i vertici Dem prosegue per tutta la giornata. "Siamo in attesa di una risposta dal segretario sulle questioni poste", spiegano fonti vicine a Cuperlo. Ma fonti qualificate della maggioranza Pd spiegano che l'intesa è a un passo e domani Cuperlo firmerà con gli altri quattro componenti della commissione (Guerini, Rosato, Zanda, Orfini) il documento sull'Italicum. Un atto che potrebbe sancire la spaccatura sul referendum della minoranza Pd.
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