Il Tirreno

Toscana

Telefonate moleste, il Pd vuole la legge

di Ilaria Bonuccelli
Telefonate moleste, il Pd vuole la legge

L’impegno del responsabile telecomunicazioni al dibattito sul telemarketing al Senato, stimolato dalla nostra petizione

4 MINUTI DI LETTURA





ROMA. Il governo non si è presentato. I gestori dei servizi, energia, telecomunicazioni (a parte Tim), neppure. Il Parlamento, invece, non è mancato al dibattito sul telemarketing organizzato al Senato dal quotidiano on line Key4biz e stimolato dall’inchiesta del Tirreno contro le telefonate moleste. Una iniziativa illustrata dalla nostra giornalista Ilaria Bonuccelli, fra i relatori del dibattito.

Arriva il senatore Raffaele Ranucci, responsabile Telecomunicazioni del Pd, e promette: «Faremo la legge». Non presto, ma bene. «Riformeremo il Registro delle Opposizioni», l'unico paracadute che oggi in Italia esiste contro le chiamate moleste, per quanto limitato ai numeri fissi, 13 milioni sui 115 milioni assegnati. Non lo dice uno qualunque: lo dice il relatore della legge che proprio ieri è stata discussa in commissione Comunicazioni e Lavori pubblici al Senato.

Il garante della Privacy: è un’emergenza. Ranucci annuncia che in commissione sono state fissate le audizioni proprio nel momento in cui Antonello Soro, presidente dell’Autorità di Garanzia della Privacy, dice quello che la gente sa già: le telefonate commerciali in Italia sono un’emergenza. Costituiscono una violazione del diritto alla riservatezza e sono «a volte insopportabili». Non a caso, in cinque anni (da quando esiste il Registro delle Opposizioni) all’Autorità sono arrivate circa 25mila segnalazioni di comportamenti scorretti, sono stati avviati 13mila provvedimenti e sono state notificate 6mila sanzioni per un valore di circa 7,8 milioni di euro, pari al 10% del contenzioso del Garante. Numeri che da soli denunciano la necessità della riforma che secondo Soro non può che andare in una direzione, considerando il sistema in vigore in Italia, che obbliga gli utenti a dichiararsi contrari a ricevere le telefonate commerciali (opt out). La riforma, secondo il Garante, deve basarsi su alcuni pilastri: il primo è l'apertura del Registro delle Opposizioni a tutti i numeri assegnati (su base volontaria), secondo un’impostazione condivisa dall'avvocato Alessandro Luciano, presidente della Fondazione Bordoni che gestisce il Registro delle Opposizioni, per conto del ministero dello Sviluppo economico. «Non secondari - ricorda Soro - sono la possibilità per gli utenti di revoca (anche parziale) dei consensi pregressi all’utilizzo dei propri dati per fini commerciali, al momento dell'iscrizione nel Registro delle Opposizioni; l’istituzione della responsabilità condivisa tra call center, committenti (i gestori dei servizi che organizzano le campagne promozionali) e magari anche i broker che vendono le liste dei numeri, in caso di violazione dei diritti dei cittadini alla riservatezza». Soro aggiunge la necessità di abbassare i costi di «consultazione» (da parte delle aziende) del Registro delle Opposizioni, di modo che la questione del budget non venga usata come scusa per non effettuare i controlli (ripulire le liste) sui clienti che hanno revocato il consenso (magari dato anche consapevolmente) a essere chiamati.

Superate le 110mila firme. In buona parte, le proposte del Garante sono rilanciate nella petizione del Tirreno che, come ha sottolineato Bonuccelli, vuole essere da stimolo per la riforma legislativa del settore. Una proposta che proprio ieri ha superato il traguardo delle 110mila firme, con un risultato «non così comune da raggiungere» sottolinea la senatrice di CoR (Conservatori e riformisti) Anna Bonfrisco, autrice della proposta di legge in discussione proprio ora al Senato, in commissione Lavori pubblici e Trasporti. Si tratta dell’iniziativa legislativa più avanzata, nata come sviluppo dell'emendamento presentato al ddl Concorrenza ormai sparito dal radar di Palazzo Madama. Non è, comunque, l'unica proposta, anche se vanta l’appoggio (almeno sulla carta) di tutti i gruppi. Di sicuro di M5S, conferma il senatore Gian Luca Castaldi che aveva presentato un emendamento contro il telemarketing selvaggio al ddl Concorrenza. Ma anche del Pd, visto che la senatrice Stefania Pezzopane è la prima firmataria di una proposta di legge che prova a conciliare il lavoro con le esigenze degli utenti. Un obiettivo, per la verità, che al dibattito che si è svolto in Senato si danno tutti gli interlocutori. Pronti a sottoscrivere la Carta Zuccari (dal nome della sala del dibattito) per impegnarsi a modificare la normativa tenendo conto degli interessi di consumatori, aziende e call center (rappresentate da Assocontact e dal suo vicepresidente Paolo Sarzana). Con una consapevolezza: che gli utenti - sottolinea Stefano Quaranta, deputato di Sel, primo firmatario di un ddl alla Camera - si tutelano solo assicurando la qualità del lavoro nel call center. E «il successo del Registro delle Opposizioni, anche aperto ai cellulari se nella legge si prevederà una somma per una campagna informativa sui diritti dei consumatori». La gente, insomma, per una volta al centro. Non per nulla, la senatrice Bonfrisco, vorrebbe trasformare il suo disegno di legge in una proposta di legge di iniziativa popolare. E a ispirarla - riconosce - è stata proprio la campagna del Tirreno. I 110mila abbonati che hanno parlato con la nostra voce. (r.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore